TEMI GLOBALI /L’eterno ritorno della crisi mondiale (Parte 1)

di Andrea Ferrario

Nonostante i tentativi di esorcizzarlo con enormi iniezioni di liquidità lo spettro della crisi mondiale continua a riemergere. In questa prima parte del nostro panorama della situazione economica a inizio 2016 affrontiamo il caos mondiale, la crisi cinese, la parabola discendente degli altri paesi emergenti e la stagnazione del Giappone. Leggi il resto dell’articolo

MEDIO ORIENTE-AFRICA / Sudafrica: il 2014 sarà l’anno di una svolta radicale?

di Andrea Ferrario

A un anno e mezzo dal massacro di Marikana dell’agosto 2012, in cui 34 lavoratori vennero uccisi a sangue freddo dalla polizia, la situazione in Sudafrica torna a radicalizzarsi, il potere assoluto dell’ANC vacilla e si aprono nuove prospettive per una lotta popolare di massa e radicale organizzata intorno ai sindacati più a sinistra.

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ASIA / Sud-Est Asiatico: lotte per i salari e instabilità politica

In alcuni paesi del Sud-Est Asiatico sono riprese con energia le lotte dei lavoratori per l’aumento dei salari. Le mobilitazioni avvengono in un contesto particolarmente difficile e instabile per i paesi emergenti, la cui crescita è in rallentamento e che sono fortemente esposti al rischio finanziario di una riduzione del quantitative easing della Fed americana. Inoltre, anche la Cina, alla quale questi paesi sono strettamente legati nell’ambito delle catene di fornitura asiatiche e mondiali, sta rallentando la propria crescita e registrando anch’essa aumenti dei salari dei lavoratori, nel momento in cui il paese sta attraversando una delicata fase politica. Leggi il resto dell’articolo

TEMI GLOBALI / Danzando sull’orlo dell’abisso: 3) I paesi emergenti nella tempesta – Cina: eccesso di debito – Conclusioni

I paesi emergenti nella tempesta

Con il terremoto provocato a livello mondiale dall’annuncio della Fed di una possibile riduzione del Quantitative Easing è emerso con piena chiarezza il rischio di una pesante crisi nei cosiddetti paesi emergenti, che negli ultimi anni erano stati considerati da molti come il futuro motore della crescita mondiale. La loro crescita, come osserva il già citato Satyajit Das su Economonitor, “era stata trainata dal basso livello di sviluppo economico iniziale, dalla forza lavoro inutilizzata, dalla manodopera a basso costo, da una struttura dei costi molto contenuta (grazie ai livelli minimi di regolamentazione e alla mancanza di controlli ambientali) e, in alcuni casi, dalla grande disponibilità di materie prime, da un alto livello dei risparmi a livello nazionale e da trend demografici favorevoli”.

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