LIBRO / Discorrendo di imperialismo

di Ilario Salucci

Il nuovo libro di Ilario Salucci: “Dove sta andando il mondo? Ho cercato di analizzare come hanno risposto Marx ed Engels e i teorici marxisti dell’Internazionale socialista e operaia, prima del 1914, alla domanda di dove stava andando il mondo in cui stavano vivendo; i secondi hanno definito il loro periodo quello dell’ “imperialismo”, e sotto questo titolo hanno formulato la loro risposta. Ho analizzato come negli ultimi vent’anni i teorici marxisti dell’ “imperialismo” odierno hanno risposto in relazione al mondo in cui noi adesso viviamo. Ne ho tratto alcune conclusioni. Pur con vistosi limiti mi sono azzardato a dare una risposta. Non penso di essermi scostato molto da quella vera”

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ABSTRACT DEI CAPITOLI:

Il dibattito marxista classico sull’imperialismo, 1898-1916 (1). Una cronaca.

Dove anziché compulsare in modo talmudico il libretto di Lenin del 1916 si cerca di ricreare una “aria del tempo” così diversa dalla nostra, con gli scambi vividi e vivaci tra le tante personalità dell’epoca, da Kautsky all’operaio Bebel, il grande “capo” della classe operaia tedesca, dalla Luxemburg a Radek, da Hilferding a Turati, da Bauer al vecchio Liebknecht, da Parvus a Mehring, e infine a Lenin. I temi, gli argomenti, i fraintendimenti, i contrasti, gli scontri, sono passati in rassegna su quel qualcosa che era cambiato a partire dalla metà dell’890, e che tutti chiamavano “imperialismo”, e che nella vita quotidiana era “spirito di violenza e di volgarità”. Incontreremo parole dimenticate come “marinismo” e “batosta sintetica”, e temi commoventi, come l’ “etica del proletariato”. Analisi, ma non solo: strategie di lotta e prese di posizione sugli avvenimenti correnti, e su una “guerra generale” che tutti sentivano incombente. Il capitolo si chiude con l’angoscia e l’orrore della Grande guerra ormai in corso.

Il dibattito marxista classico sull’imperialismo, 1898-1916 (2). Un bilancio.

Dopo alcune sagge parole di cautela, del vecchio Engels e del giovane Trotsky, si individuano i limiti (molti) delle analisi economiche di allora grazie a quello che si sa oggi, l’utilità fondamentale dell’ “astrazione” imperialismo e il nucleo analitico ancora valido che risuona vagamente familiare alle nostre orecchie, e che parla forse del nostro destino. Si passa poi al tema della guerra e della lotta per la pace. Si scopre che il “bolscevico Kautsky” parlava bene, e che il “rinnegato Kautsky” non aveva poi tutti i torti, mentre il vecchio Bebel faceva (in segreto) cose insospettabili. In generale scopriremo che la “politica estera del proletariato” è cosa ben diversa dall’ “internazionalismo”, e che se non si riesce a fare la prima è sempre meglio attenersi almeno al secondo, e che se non ci si attiene neppure al secondo allora è un bel problema. Il capitolo si chiude con i socialisti balcanici (e su alcuni problemi storici imbarazzanti), e su come l’ironia della storia abbia giocato a loro favore. In generale nel capitolo ci sono diversi contenuti indecenti.

Marx ed Engels (1). Il mercato mondiale.

Dove si rigetta, prove alla mano, che Marx ed Engels non c’entrano niente con un mondo dove non vi sono barriere al movimento internazionale dei capitali, parlando del giusto modo di allevare i propri figli, di smartphone, di prestazioni ospedaliere e di attrezzature tipografiche. Si affronta en passant il problema delle imposte dirette, e si spiega perché se andiamo in vacanza in Tunisia ce la spassiamo con i bassi prezzi che lì troviamo. Si scoprirà che Marx la pensava diversamente dai suoi seguaci sugli effetti del colonialismo, che per lui “nazionale” e “internazionale” non potevano essere separati, e che i paesi più ricchi sfruttano sempre quelli più poveri, anche quando questi ultimi se ne avvantaggiano. Si spiega la triste situazione in cui versa il Bangladesh e si cita il sistema produttivo nazista tra il 1941 e il 1944. Il capitolo si chiude con le reti di truffe finanziarie e con le cospirazioni internazionali degli uomini di Stato. In generale nel capitolo ci sono diverse osservazioni teoriche.

Marx ed Engels (2). La formazione dell’Europa borghese.

In cui si spiega perché molti marxisti si trovano a disagio con Marx (e con Engels). Il capitolo sviluppa la storia di classe di sei paesi europei dal XVI al XIX secolo, e dei loro rapporti reciproci, si risolvono un bel po’ di enigmi storici, e si scoprono le svolte epocali che hanno ritmato la storia europea. In tutto questo non mancano storie di spionaggio con signore avvenenti, l’ascesa al potere di personaggi mediocri e grotteschi, e sovrani che erano tetri miscugli di sergenti istruttori, burocrati e maestri di scuola. Si denuncia la superstiziosa venerazione dello Stato e viene fatta chiarezza sulla vera o presunta Sonderweg tedesca che avrebbe portato al nazismo. Si spiega perché nel 1848 l’odio per i russi era la prima passione rivoluzionaria dei tedeschi. Si scopre che l’eloquio di Marx ed Engels era particolarmente chiaro, diretto, sfrontato e colorito – erano tipi veramente simpatici. Il capitolo si chiude con una dichiarazione di ammirazione sconfinata per i contadini turchi. In generale il capitolo ha un contenuto didattico.

Marx ed Engels (3). Il sistema di Stati europeo.

Dove si rende conto dell’analisi di Marx ed Engels del “sistema di Stati” che resse le relazioni tra le potenze europee dalla seconda metà del ‘700 al 1914, si spiega cosa intendessero per tale “sistema”, come sia sorto e perché, come abbia funzionato nel corso della sua più che secolare esistenza, e come fosse destinato alla distruzione in una guerra generale. Nel corso del capitolo si differenzieranno interessi sostanziali e prudenziali, e si scoprirà un Marx che di fronte a una possibile guerra tra Francia e Inghilterra definisce “un particolare del tutto secondario” scegliere tra l’uno o l’altro contendente, mentre si darà il dovuto, enorme rilievo, alla prospettiva di una rivoluzione in Russia. In questo quadro si spiegheranno il colonialismo, le origini della Grande guerra, e il significato profondo del termine “imperialismo”. Il capitolo si chiude con alcune considerazioni su guerra e rivoluzione, e viene citata una poesia di Brecht. In generale il capitolo è una corsa verso l’abisso, con tanti dolorosi rimpianti e altrettante doverose prese d’atto.

L’imperialismo oggi: dibattiti e problemi

Grazie agli elementi fondamentali derivanti dall’analisi sviluppata nei precedenti cinque capitoli, e dopo aver richiamato la “svolta epocale” avvenuta alla fine degli anni ‘940, viene proposto uno “schema di lettura” degli avvenimenti odierni, sia economici che politici, e il relatore si azzarderà a individuare alcune tendenze all’opera, con i loro probabili esiti futuri. Svolgendo questi ragionamenti verrà intrecciato un confronto con chi si è occupato di “imperialismo” in questi ultimi vent’anni a livello internazionale, e verrà fatto un parallelo tra l’epoca attuale e quella dell’ “imperialismo classico”. Il capitolo si chiude rivelando un suo limite essenziale: il fatto che “imperialismo oggi” non è solo un problema analitico, ma anche strategico, relativo al “che fare”. Vasto nuovo campo di investigazione, che meriterebbe uno sviluppo almeno pari a quello fin qui effettuato.

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