FOCUS UCRAINA / I battaglioni della discordia

di Vladimir Dergachev e Anatoliy Azarenko, da “Gazeta.ru”, 11 novembre 2014

Mentre a Kiev i futuri destini dei battaglioni di volontari sono oggetto di una battaglia politica tra il Blocco Petro Poroshenko e il Fronte Popolare, nelle “repubbliche popolari” sembra essere stata avviata una pulizia nei confronti dei comandanti troppo autonomi, come Igor Bezler, scomparso dalla circolazione. Il tutto sta avvendo nel momento in cui l’Ucraina non ha ancora un governo, per la formazione del quale sono in corso trattative molto difficili, e mentre si registra un nuovo afflusso di truppe russe nel Donbass, al quale fa da contrappeso una concentrazione di truppe ucraine.

[L’articolo di Gazeta.ru che riportiamo qui sotto traccia una panoramica degli ultimi sviluppi relativi ai battaglioni sia a Kiev che nel Donbass. Ai suoi contenuti va aggiunto per completezza che il 31 a capo della polizia della regione di Kiev è stato nominato l’ex comandante del battaglione Vadim Troyan, membro dell’organizzazione razzista e neonazista Patrioti dell’Ucraina e ora in quota al Fronte Popolare del premier Yatsenyuk. Sul fronte delle “repubbliche”, prima della scomparsa del noto comandante Bezler (si veda sotto) sono stati registrati aperti scontri a fuoco tra uomini del suo battaglione e le forze del battaglione Oplot, da cui proviene l’attuale “presidente” Aleksandr Zakharchenko. Numerose fonti, sia ucraine che russe, affermano che Bezler era pronto a un compromesso con Kiev che garantisse la permanenza in Ucraina dei territori occupati dai separatisti – a.f.]

Il ministro della difesa ucraino Stefan Poltorak ha dichiarato che i battaglioni di volontari che prendono parte alla operazione antiterroristica di Kiev entreranno a fare parte dei reparti permanenti delle forze armate ucraine. Secondo le parole del ministro i volontari hanno svolto un ruolo significativo nell’operazione antiterrorista, ma ora le autorità vogliono sottoporli a un maggiore controllo al fine di “pianificare in modo più ordinato le loro attività”.

battaglioni

Attualmente tutti i battaglioni di volontari sono sottoposti alla direzione del Ministero degli interni, che è diretto da Arsen Avakov, membro del partito Fronte Popolare guidato dal premier Arseniy Yatsenyuk. Petro Poroshenko vorrebbe prendere interamente nelle proprie mani la catena di comando reale e sottrarre ad Avakov il controllo sulle migliaia di volontari armati, affermano fonti del Fronte Popolare interpellate da “Gazeta.ru”. Avakov non è d’accordo con la decisione dell’amministrazione del presidente di porre sotto la propria tutela i battaglioni di volontari. In precedenza aveva dichiarato che i combattenti di tali battaglioni devono essere integrati con un contratto di lavoro all’interno del Ministero degli interni in quanto “autentici patrioti”.

Nel frattempo, alcuni giorni fa il procuratore di Kiev, Sergey Yuldashev, ha espresso alcune lamentele riguardo ai volontari. Secondo le sue parole, i membri dei battaglioni di volontari costituiscono una seria minaccia, perché arrivano a Kiev armati e si muovono per la città “armati fino ai denti”. Yuldashev ha invitato le autorità a “fare cessare l’anarchia per le strade di Kiev”, impedendo in particolare che vi sia una diffusione delle armi al di fuori della “zona in cui si svolgono operazioni di combattimento”. Inoltre Yuldashev è preoccupato per le attività del noto battaglione di volontari Aydar [di cui Amnesty International in un recente rapporto ha denunciato i crimini – N.d.T.]. “Ritengo questo battaglione una minaccia interna. Si tratta di un soggetto assolutamente incontrollabile. Potrebbero addirittura giungere a fare un colpo di stato militare”, ha detto il procuratore in capo di Kiev. “Tutte le persone che vengono dalla zona dell’operazione antiterroristica portando con sé armi sono criminali”, ha sottolineato. Il procuratore ha addirittura citato delle statistiche: il numero dei procedimenti penali per traffico illegale di armi è aumentato di 2,5 volte e solo a Kiev dall’inizio dell’anno sono stati registrati 30 episodi “gravi e particolarmente gradi” che hanno coinvolto ex combattenti. [Secondo quanto scrive il quotidiano “Kommersant”, membri del battaglione Aydar hanno risposto al procuratore con un’esplicita minaccia: “la attende la stessa fine che hanno fatto i rappresentanti del precedente regime – un biglieto di sola andata per Rostov sul Don (un riferimento a Yanukovich, scappato in Russia). Come già il suo predecessore, l’ex procuratore Viktor Pshonka, anche lei non potrà più passeggiare tranquillamente per le strade della capitale” – N.d.T.]

Il direttore del Centro per le Ricerche Politiche Applicate “Penta”, Vladimir Fesenko, ha un’opinione analoga a quella di Yuldashev. Secondo le sue parole, alcuni battaglioni ancora attivi agiscono come bande fuori controllo e se questa anarchia dovesse aumentare, “si potrebbe arrivare a situazioni di conflitto e di destabilizzazione della situazione socio-politica nel paese”. Inoltre l’esperto afferma che per ora si è assistito solo a “episodi isolati” di mancato rispetto delle leggi da parte dei volontari, ma che le autorità “farebbero meglio a combattere questa malattia prima che degeneri”. Dei battaglioni che “stanno sfuggendo al controllo” ha parlato recentemente anche il nuovo governatore della regione di Donetsk, Aleksandr Kikhtenko. “So per esperienza quali problemi stanno causando nelle regioni di Donetsk e Lugansk reparti di volontari che ormai, purtroppo, sono sfuggiti al controllo. Si tratta di un problema reale che deve essere affrontato. Attualmente è in corso un’operazione per fare rimettere in riga queste persone e mettere loro le manette”, ha detto il funzionario. E in effetti stanno sempre più aumentando gli scandali di cui sono protagonisti i volontari che tornano dalla zona dell’operazione antiterroristica.

La settimana scorsa nel distretto di Kiev-Svyatoshinsk, sul territorio dell’azienda privata Sovremennye Tekhnologii”, due gruppi contrapposti si sono scontrati con colpi di armi da fuoco e lancio di molotov. Il consigliere del Ministero degli interni Anton Gerashchenko ha riferito che 42 partecipanti agli scontri sono stati arrestati. E’ emerso che le persone confrontatesi sui fronti opposti degli scontri si definiscono rispettivamente “attivisti di Maidan”, da una parte, e combattenti dell’operazione antiterroristica, dall’altra. Questi ultimi hanno cercato di organizzare un raid per prendere il possesso dell’azienda, il cui proprietario aveva assunto degli “attivisti di Maidan” come vigilantes. Ci sono stati anche casi di intromissione nel processo elettorale da parte di combattenti volontari. Per esempio il battaglione Donbass-1 ha ostacolato lo spoglio delle schede nel seggio n. 59 a Bolshaya Novoselka, nella regione di Donetsk. I combattenti si sono recati nei pressi dell’edificio del comitato di distretto armati di lanciarazzi e granate. Domenica scorsa cinque combattenti del battaglione Aydar si sono recati presso la fabbrica di alluminio di Zaporizhia, a quanto affermanoper impedire che l’impresa venisse saccheggiata, mentre alcuni giorni fa combattenti del battaglione Azov sono entrati negli uffici della Mariupolteplosetey per insediarvi il nuovo direttore dell’azienda, che in precedenza era stato scacciato dagli stessi dipendenti. Un paio di giorni fa, inoltre, combattenti dell’Aydar hanno fatto irruzione sulla piattaforma di atterraggio degli elicotteri lungo la Parkovaya Doroga a Kiev. Hanno motivato la loro azione affermando che “l’area deve essere restituita allo stato”. Il comandante del battaglione Donbass, Semen Semenchenko, ha affermato recentemente nella sua pagina facebook che i combattenti del suo battaglione circolano per Kiev per impedire violazioni del codice stradale e la sosta vietata.

L’ex vicecomandante del battaglione Azov, Igor Mosiychuk [membro del gruppo neonazista SNA – N.d.T.] ammette che una parte notevole dei combattenti sta abbandonando il fronte, senza però affrettarsi a restituire le armi alle autorità. “Sono già più del venti per cento”, ha detto Mosiychuk al giornale “Vesti”. Il consigliere del Ministero degli interni Anton Gerashchenko ritiene però che il problema dei battaglioni di volontari venga fortemente esagerato. Secondo lui spesso persone ignote si presentano come membri dei battaglioni di volontari, ma in realtà non è chiaro chi ci sia dietro di loro. “Ci sono molti particolare non chiari, nei social network circolano reciproche accuse e informazioni false”, conclude. Della stessa opinione è un altro membro della squadra di Yatsenyuk-Turchinov [i due leader del Fronte Popolare – N.d.T.], il capo della SBU (servizi di sicurezza ucraini) Valentin Nalivaychenko. Secondo il suo consigliere Markiyan Lubkivskiy “non esiste una minaccia evidente da parte dei battaglioni di volontari, sono comandati da persone dignitose”. Le diverse opinioni riguardo ai destini dei battaglioni possono anche sfociare in accese polemiche. Secondo dati citati dalla rivista “Zerkalo Nedeli”, che fa riferimento a proprie fonti all’interno dell’amministrazione presidenziale, in occasione dell’ultima riunione del SNBO (Consiglio di Sicurezza) il presidente Poroshenko e il ministro degli interni sono apertamente entrati in conflitto riguardo al ruolo dei battaglioni e ai loro futuri destini. Secondo Poroshenko i battaglioni costituiscono una minaccia per lo stato, mentre Avakov propone di aumentare ulteriormente il loro ruolo. I destini dei reparti di volontari sono diventati evidentemente moneta di scambio in una lotta per il potere all’interno dell’élite locale. E per ora nessuno si azzarda a prevedere come andrà a finire.

miliziani

Comandanti autonomi
Nel frattempo processi di natura e origini analoghe, anche se differenti per alcuni importanti dettagli, sono in corso anche nell’Ucraina orientale, nei territori che si trovano sotto il controllo delle autoproclamate repubbliche popolari. La settimana scorsa l’ex consigliere del Ministero della difesa ucraino Aleksandr Danilyuk ha dichiarato che i servizi segreti russi hanno liquidato il leader della enclave di Gorlovka e Makeevka, Igor Bezler detto “Bes” (il Demonio). Il portavoce del Consiglio supremo dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (RPD), Boris Litvinov, ha successivamente detto a “Gazeta.ru” che Bezler è vivo e si trova “per consultazioni” in Crimea, da dove tornerà presto nella RPD. Accompagnati da analoghe voci sulla morte o sul ferimento, oppure con spiegazioni che parlavano di “consultazioni”, avevano abbandonato il Donbass per trasferirsi “a riposto” in Russia l’ex comandante militare in capo Igor Strelkov e l’ex premier della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL), Valeriy Bolotov. Una fonte di “Gazeta.ru” vicina a chi a Mosca protegge le repubbliche afferma che Bezler non sarà l’ultimo leader dei separatisti filorussi che verrà richiamato a Mosca “per consultazioni”. “Hanno svolto il loro compito. Così come in passato gli abbiamo conferito un mandato, adesso glielo ritiriamo – senza Mosca non sono in grado di disporre di risorse o di avere una base di popolarità. Adesso le repubbliche non hanno più bisogno di loro e vengono richiamati in Russia ‘per consultazioni’. La loro missione è stata messa in atto in larga parte con nostre risorse”, sottolinea la fonte. “Hanno troppe ambizioni, si espongono troppo ai media, non sono adatti alla creazione di un’efficace gerarchia militare e a ricoprire alte cariche”, afferma la fonte senza precisare con esattezza i motivi.

Questa parole vengono confermate dall’ultima riunione del Comitato per il sostegno pubblico all’Ucraina sud-orientale presso il Consiglio della Federazione Russa, i cui membri hanno invitato a non utilizzare più il termine “milizie”. Ora la RPD e la RPL daranno vita a un esercito strutturato, integrando tutti i capi locali nella verticale del potere. La nostra fonte comunque afferma che a Mosca gli ex leader non devono sottoporsi ad alcuna privazione: “Ho incontrato recentemente [l’ex premier della RPL] Bolotov ai grandi magazzini GUM insieme alla famiglia, era felice!”. Un’altra fonte, una figura autorevole tra i separatisti ucraini, ha detto a “Gazeta.ru” che Mosca teme la comparsa nel Donbass di “piccoli Yanukovich con territori di loro esclusiva competenza”, vale a dire che teme una decentralizzazione della RPD e della RPL e una sua disgregazione in piccoli “feudi”. Se questa fonte ha ragione, presto potrebbe essere richiamato “per consultazioni”, ad esempio, anche l’ataman Nikolay Kozitsyn, che di fatto ha creato ad Antratsit e dintorni una “Repubblica Cosacca” con un proprio ordinamento che si sottrae al controllo di Lugansk.

L’attività di molti comandanti nei territori da loro controllati solleva effettivamente molte perplessità, se non direttamente un aperto sdegno. Ne è un esempio il “tribunale popolare” organizzato da Aleksey Mozgovoy, il cui video è stato diffuso in internet in modo dimostrativo. E alla vigilia delle elezioni nella RPL (si tratta di un fatto che i media hanno trascurato) uno dei reparti ha addirittura mandato un carro armato contro la Commissione Elettorale Centrale dell’autoproclamata repubblica in risposta al rifiuto di registrare un suo candidato. Solo all’ultimo momento si è evitata una guerra aperta. E’ interessante a proposito notare che a un corrispondente di “Gazeta.ru” attivisti locali hanno raccontato di interventi attivi messi in atto in questi territori da collaboratori del Comitato di Indagine della Federazione Russa per mettere sotto controllo i comandanti sul campo. Non siamo però riusciti a ottenere conferme ufficiali di queste informazioni.

Il coordinatore per gli aiuti non umanitari della RPD, Aleksandr Zhuchkovskiy, ritiene che i comandanti locali indipendenti siano il principale grattacapo per tutte le parti del conflitto: Mosca, Kiev e le autorità delle repubbliche popolari. E questo indipendentemente dal fatto che, secondo lui, una parte (Mosca) stia cercando di indirizzare il conflitto in un canale pacifico, un’altra (l’Ucraina) stia cercando di mantenerlo tra alti e bassi, e la terza e quarta parte (le repubbliche del Donbass) stiano cercando di tenere i piedi in due scarpe, dando da una parte l’impressione di essere pronti a trattative pacifiche per soddisfare Mosca e dall’altra continuando la guerra, come vuole la maggior parte dei miliziani. “In questa situazione ogni forza armata indipendente costituisce un forte ostacolo. Un esempio perfetto di questa situazione è quello di Mozgovoy. Sono molti quelli che vogliono buttarlo fuori dal Donbass, sia nello stesso Donbass sia a Mosca. Conosco molti comandanti ostinati che non vogliono essere una moneta di scambio in questi giochi politici. La questione non è solo quella delle loro ambizioni, quanto piuttosto la loro adesione all’idea di una ‘guerra fino alla vittoria finale’ ”, afferma Zhuchkovskiy. “Alcuni comandanti sono effettivamente stati abbondantemente ‘foraggiati’ e si tratta di uno strumento molto fine di controllo e di influenza. Ma questo non vuole dire che i comandanti siano in tutto e per tutto debitori alla Federazione Russa per la posizione che occupano e l’autorità che esercitano. Non sono loro che vanno dai militari e dai politici russi a chiedere aiuto, ma è la Federazione Russa che va da loro con ‘funzioni di controllo’ (a causa della loro popolarità e, di conseguenza, della loro autonomia)”.

Il vicedirettore del Centro per le Tecnologie Politiche, Aleksey Makarkin, è d’accordo con il fatto che l’estromissione di volontari dal Donbass sia legata al problema delle “iniziative private” non controllabili. Per esempio, i comandanti della guardia nazionale ucraina hanno minacciato più di una volta di marciare su Kiev, se le autorità non avessero messo in atto riforme in campo militare. Sull’altro fronte, nel Donbass molti comandanti locali sembrano completamente indipendenti da Donetsk e Lugansk. Mozgovoy ha addirittura organizzato uno scandaloso tribunale popolare, le cui riprese ha provocatoriamente pubblicato in internet. “Inoltre, in precedenza l’Ucraina non disponeva di un esercito in grado di agire, e ha fatto ricorso al rinforzo dei reparti volontari, mentre anche a Donetsk e Lugansk affluivano in massa volontari. Ora il conflitto sta passando nella sfera dei rapporti tra stati. L’Ucraina ha messo insieme un esercito in grado di agire, si può discutere della sua efficacia, ma è evidente che l’Ucraina adesso dispone di un esercito. Dall’altra parte, nelle autoproclamate repubbliche il ruolo della Russia si è rafforzato dopo che a luglio e agosto è diventato evidente che le strutture locali non erano in grado di mantenere l’indipendenza”, osserva Makarkin. Il politologo inoltre aggiunge che per molto tempo è prevalsa l’opinione secondo cui con la dipartita dei comandanti e dei volontari non controllabili le tensioni sarebbero calate. Ma in realtà è presto per attendersi un’attenuazione del conflitto: “In Russia e in Ucraina non vi è un chiaro consenso riguardo alle condizioni della pace, i contatti tra le due parti sono incerti ed è in corso una continua messa alla prova del reciproco grado di flessibilità. Quindi non è assolutamente sicuro che l’uscita di scena dei volontari porterà a un’attenuazione del conflitto”.

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