FOCUS UCRAINA / La Marcia Russa segue gli umori di Putin

di Vladislav Maltsev, da “Slon”, 31 ottobre 2014

Quest’anno la Marcia Russa del 4 novembre, tradizionale evento annuale dell’estrema destra, si svolge senza eccessi e nella periferia di Mosca, dopo che Putin è passato a una nuova tattica nella gestione dell’ultranazionalismo. La Marcia, nata come risposta da destra alla “rivoluzione arancione” del 2004, continua a essere una variante della linea del Cremlino riguardo all’Ucraina.

[La “Marcia Russa” è un evento che l’estrema destra organizza ogni anno il 4 novembre, giorno dell’Unità nazionale. La marcia si tiene non solo in Russia, ma anche in altri luoghi del cosiddetto “mondo russo”: l’anno scorso per esempio si è tenuta anche a Donetsk e ha visto la partecipazione di quelli che oggi sono i leader dei separatisti. Quest’anno però l’organizzazione della marcia a Mosca è stata particolarmente travagliata e alla fine le autorità hanno concesso l’autorizzazione solo ad alcuni gruppi a loro più fedeli, relegando allo stesso tempo il percorso del corteo in periferia. Gli estremisti di destra hanno energicamente protestato, facendo tra l’altro notare che alla Marcia per la pace organizzata dall’opposizione liberale il 21 settembre era stato invece consentito di percorrere le vie del centro. E’ un segno di come il Cremlino in questo momento stia cercando di arginare il fenomeno degli ultranazionalisti di destra, dopo averlo utilizzato negli ultimi mesi a sostegno delle proprie politiche riguardo all’Ucraina. Nel complesso non condividiamo la tesi dell’autore dell’articolo che riportiamo qui sotto, secondo cui quella di quest’anno potrebbe essere l’ultima Marcia Russa, visto che già in passato il regime di Putin ha alternato momenti in cui poneva limiti alla propria “manodopera” neofascista o addirittura la reprimeva ad altri in cui tornava ad alimentarla e utilizzarla attivamente. L’articolo tuttavia fornisce molte informazioni preziose e soprattutto traccia la genesi della Marcia Russa, sottolineando i suoi nessi, sia in passato che oggi, con l’Ucraina. Sempre sulla Marcia Russa è possibile leggere un altro valido articolo in inglese: “Nationalism in action: the Russian March”. Nel frattempo sono usciti alcuni dati che confermano la gravissima entità della violenza di estrema destra in Russia. Secondo quanto ha rilevato il centro Sova, nei primi nove mesi di quest’anno gli estremi di destra hanno ucciso nel paese almeno 19 persone e ne hanno ferite 93. Aggressioni con vittime si sono verificate in 24 regioni del paese. Nell’intero 2013 i morti sono stati 20 e i feriti 173, mentre nel 2012 le cifre erano state rispettivamente di 18 e 171 – a.f.]

marcia russa mosca 2013
Se bisogna credere alle parole di alcuni politici russi di estrema destra Mosca è scampata per un soffio a una replica del Maidan ucraino sul suo territorio. Migliaia di nazionalisti infuriati sarebbero stati pronti a scendere in centro aprendosi la strada fino al Cremlino. Il loro fine sarebbe stato quello di impedire alle autorità russe di estrometterli definitivamente dalla vita politica e di impedire allo stato di acquisire il monopolio sul brand del nazionalismo russo.

Perché i “Russi” sono scontenti
“Sono costretto a constatare che in Russia per i nazionalisti non ci sono più praticamente spazi di azione”, ha dichiarato con toni tragici il copresidente del movimento “I russi”, Dmitriy Demushkin il 29 ottobre. A prima vista sembra solo una dichiarazione ad effetto – i nazionalisti quest’anno hanno nuovamente ottenuto dal comune di Mosca, come in passato, l’autorizzazione per organizzare una manifestazione di alcune decine di migliaia di persone nei quartieri di Lyublino e di Shtukino. In realtà hanno motivi concreti per temere per il proprio futuro.

E’ vero che il comune ha approvato la richiesta di tenere una manifestazione nel quartiere di Lyublino, solo che per la prima volta in tutti i questi anni l’autorizzazione non è stata data al movimento di Demushkin, bensì al suo concorrente di lunga data Vladimir Kralin (detto Tor). Tra i nazionalisti Tor ha da lungo tempo la reputazione di una persona vicina al Cremlino. Quest’anno ha dato il proprio sostegno all’annessione della Crimea alla Russia e ai miliziani di Donetsk, e il suo Partito Nazional-Democratico (NDP) marcerà nella manifestazione sventolando bandiere della Novorossiya. Le loro posizioni sono ben diverse da quelle dei “Russi”, molti dei cui dirigenti hanno dato apertamente il proprio sostegno a Kiev nell’ambito del conflitto nel Donbass e hanno addirittura partecipato con un proprio spezzone nazionalista alla Marcia per la Pace del 21 settembre.

Il 15 ottobre le forze di sicurezza hanno fermato l’altro copresidente dei “Russi”, Aleksandr Potkin (detto Belov), il più importante dei due. Alle prime accuse di carattere economico mosse nei suoi confronti si sono aggiunte altre accuse basate sulla legge contro l’estremismo, che prevede pene fino a cinque anni di carcere. Successivamente sono stati arrestati altri militanti di medio livello del movimento. Il comune di Mosca ha rifiutato di accordare ai “Russi” il permesso per la marcia del 4 novembre, cosa che li ha fatti letteralmente imbestialire. “Stiamo prendendo in esame la possibilità di organizzare un concentramento nel centro di Mosca nel caso in cui le autorità dovessero vietare la Marcia Russa”, ha dichiarato Demushkin il 27 ottobre. Il giorno successivo ha minacciato per il 4 novembre di portare i manifestanti nella via Tverskaya, cioè nelle immediate vicinanze del Cremlino. Solo che il comune è stato irremovibile e si è limitato a proporre a Demushkin di unirsi alla marcia di un leader come Tor, ben più fedele al Cremlino.

Le guardie del Cremlino
Qui vale la pena di fermarci e di ricordare la storia in gran parte dimenticata di come sia nata in Russia la tradizione della marcia del 4 novembre. La sua nascita è legata all’Ucraina tanto quanto lo è quello che appare come il suo incombente funerale. Dopo la vittoria del primo Maidan [cioè la “rivoluzione arancione” del 2004 – N.d.T.] al Cremlino hanno cominciato seriamente a preoccuparsi e hanno deciso di dare vita a progetti patriottici che riempissero le strade, come per esempio il movimento nazionalista filoputiniano “Nashi” (“I nostri”) e l’Unione Eurasiatica della Gioventù di Aleksandr Dugin. I tifosi di calcio di destra hanno cominciato a devastare le sedi dei nazional-bolscevichi di Eduard Limonov, che allora svolgevano il ruolo di avanguardia dell’opposizione al regime. Oggetto delle aggressioni erano regolarmente anche rappresentanti di altri gruppi di sinistra. Il potere ha puntato tutto su un nazionalismo governabile, di cui è un esempio lo svolgimento il 27 agosto 2005 a Kuzminky del festival “Gloria alla Russia!”. Il nome di questo evento ripete alla lettera il saluto che si scambiano i combattenti del gruppo neonazista Unione Nazionale Russa (RNE), anche se il festival si è svolto sotto l’egida del partito “Russia Unita”.

Di questa fetta governabile dei nazionalisti faceva parte anche un gruppo allora giovane e poco noto come il Movimento Contro l’Immigrazione Illegale (DPNI) guidato da Aleksandr Potkin. Il 22 novembre 2006 in occasione di un dibattito Potkin ha ammesso: “L’anno scorso il DPNI è stato in grado di esistere grazie ai finanziamenti del movimento ‘Nashi’. Siamo stati contattati da quest’ultimo, i cui esponenti ci hanno detto: ‘Sentite, ci hanno dato il compito di organizzare delle milizie popolari (per la lotta contro i migranti – N.d.A.), ci date una mano?’. Gli abbiamo risposto di sì. Ci hanno messo a disposizione una sala per allenarci, hanno incaricato alcuni noti nazionalisti di tenerci delle lezioni, ci hanno messo a disposizione telefoni e computer, e hanno corrisposto uno stipendio ad alcuni di noi”. E così è stata proprio la ricorrenza del 4 novembre 2005 quella scelta per diventare una dimostrazione di forza degli ultrapatrioti che si contrapponevano alla minaccia “arancione”. [E’ importante qui notare che il movimento neofascista “Repubblica di Donetsk” è stato fondato nel Donbass proprio in quell’anno e in quell’occasione dagli stessi estremisti che oggi guidano la “Repubblica Popolare di Donetsk”, in collaborazione con il movimento neonazista russo “Russkiy Obraz”, di cui qui sotto, che allora collaborava con le autorità russe – N.d.T.]. Solo che dopo che dietro al leader del DPNI quel giorno hanno marciato svariate migliaia di nerboruti giovani che scandivano slogan della destra radicale, Potkin ha deciso di rompere con il Cremlino e di cominciare a giocare il proprio gioco. Il potere ha cercato per lungo tempo di trovare tra i nazionalisti soggetti “giusti” disponibili a opporsi al DPNI. Per esempio il 4 novembre hanno dato a “Russkiy Obraz” (“Immagine Russa”) l’autorizzazione a organizzare la marcia del 4 novembre, mentre Potkin e Demushkin si sono visti opporre un rifiuto. Solo che i nazionalisti, così come con stupefacente rapidità sono pronti a dividersi, sono altrettanto veloci a fare la pace. Già nel 2010 DPNI e “Russkiy Obraz” organizzavano insieme la Marcia Russa, riuscendo così a fare un salto di qualità e ampliare la propria base.

русский марш 2013

Nel 2011 però il movimento filoputiniano “Nashi” aveva annunciato una marcia che faceva da concorrenza a quella degli altri estremisti, e a partire da quell’anno la pazienza del Cremlino è definitivamente terminata. Nel giro di pochi giorni il comune di Mosca ha dato il permesso di organizzare la marcia del 4 novembre dalla stazione della metropolitana “Pushkinskaya” lungo la via Tverskaya fino alla piazza Teatralnaya a un corteo di centomila persone, guidato da rappresentanti di “Russia Unita” e dell’ONF [Fronte Popolare Panrusso, organizzazione patriottica voluta da Putin – N.d.T.]. Gli organizzatori della marcia hanno dichiarato in quell’occasione di essere pronti a proporre alla società un nuovo modello per costruire una nazione russe unificata.

Putin, il principale nazionalista
Le cause del tramonto delle Marce Russe vanno individuate nel cambiamento globale delle politiche del Cremlino. “Secondo le informazioni di cui dispongo, la decisione di dare una doccia fredda agli estremisti di destra è stata adottata a livello del Consiglio di Sicurezza”, dice il noto rappresentante del movimento antifascista Maksim Solopov, che oggi lavora come giornalista di RBC Daily. “In quella sede è stato chiarito che parole come ‘nazionalisti’, ‘estrema destra’, ‘nazisti’, ‘fanatici’, ‘Maidan’, ‘Pravy Sektor’, ‘banderisti’ costituiscono ormai un ostacolo. Le Marce Russe non fanno altro che esporre al rischio che si ripeta qui da noi uno scenario ucraino”.

Tutto questo viene confermato dal netto rafforzamento, a partire da metà ottobre, della retorica di Vladimir Putin sul pericolo rappresentato dal nazionalismo. Il 15 ottobre (nello stesso giorno in cui è stato arrestato Potkin) in occasione di un incontro con attivisti di ONF il presidente ha detto che “stiamo assistendo a un grande rumoreggiare del nazionalismo” e che ciò “non finirà bene, come di regola”. “Se con il termine nazionalismo si intende l’intolleranza nei confronti di altre persone e lo sciovinismo, si tratta di qualcosa che avrà effetti distruttivi per il nostro paese”, ha detto tornando su questo tema il 24 ottobre durante il forum Valday. “E’ una strada che porta all’autodistruzione. La Russia (cioè Putin stesso – N.d.A.) farà tutto il possibile affinché ciò non accada”.

Putin ha affermato inoltre che un nazionalismo etnico di questo tipo è negativo, sottolineando però che c’è anche un nazionalismo “buono”. Ed è in questo senso che il presidente ha detto ai presenti: “Il più grande nazionalista della Russia sono io”. Viene subito in mente la nota frase scritta da Puškin in una lettera a Chaadaev: “il governo è pur sempre l’unico europeo in Russia”. Oggi il potere è non solo il principale, ma anche l’unico nazionalista. Il giorno dopo il forum Valday a Yaroslav il Consiglio per le delibere relative ai rapporti tra diverse nazionalità presso il Presidente ha approvato alcune iniziative a sostegno del popolo russo e della cultura russa. In questo modo si cerca evidentemente di togliere terreno sotto i piedi dei nazionalisti, che per lungo tempo si sono presentati alla società come gli unici “tutori della Russia”. Oggi anche questa tutela è diventata di competenza esclusiva del “principale nazionalista” del paese. E quelli che per anni hanno marciato il 4 novembre per le strade non fanno altro che rafforzare questa sua posizione.

(traduzione dal russo di Andrea Ferrario; titolo di “Crisi Globale”)

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