EUROPA / La Bulgaria non ha ancora toccato il fondo

intervista a Mariya Ivancheva, da “LeftEast”, 20 ottobre 2014

In un’intervista la ricercatrice Mariya Ivancheva spiega le dinamiche che hanno portato ai risultati delle recenti elezioni parlamentari in Bulgaria, analizzando i problemi che la sinistra radicale bulgara si trova ad affrontare e l’ascesa nel paese delle forze di estrema destra.

Intervista a cura di Ioanna Drosou per il giornale greco Epohi – la versione originale in greco può essere letta qui. “Crisi Globale” pubblica qui una versione ridotta dell’intervista, il cui testo integrale in inglese può essere letto qui.

[Il 5 ottobre in Bulgaria si sono tenute le elezioni parlamentari anticipate, dopo che a fine luglio il governo Oresharski, guidato dai socialisti del BSP, aveva dato le dimissioni in un clima caotico, conseguente tra le altre cose al fallimento di fatto a giugno di una delle maggiori banche del paese, un evento che aveva fatto tremare l’intero sistema finanziario bulgaro. Il voto ha visto un netto successo di GERB, il partito di destra già al governo fino all’inizio del 2013 guidato dal carismatico Boyko Borisov (ha ottenuto circa il 32%), seguito dai socialisti e dal partito della minoranza turca (DPS) ciascuno con circa il 15%. Inaspettatamente tuttavia sono riuscite a superare la soglia del 4% numerose forze politiche, tra le quali due partiti di estrema destra. Questa frammentazione del parlamento sta rendendo particolarmente difficile le trattative per la formazione di un esecutivo. Nel momento in cui scriviamo due sembrano essere le opzioni più probabili: una coalizione tra GERB, i liberali di destra del Blocco Riformista e il partito di estrema destra Fronte Patriottico, da una parte, e dall’altra la formazione di una grande coalizione che comprenda sia GERB che il BSP. Da notare che l’affluenza alle urne è stata la più bassa dal 1990, pari ad appena il 48%. Crisi Globale nel 2013 ha dedicato all’ondata di mobilitazioni che ha preceduto gli ultimi sviluppi due articoli: “La Bulgaria scende in piazza” e “Bulgaria: scendono in campo gli studenti”. Ricordiamo inoltre l’inchiesta sulle forze di sinistra e antiautoritarie in Bulgaria che abbiamo realizzato insieme al sito Bulgaria-Italia: http://www.bulgaria-italia.com/bg/news/subject.asp?id=InchiestaSx2014 – c.g.]

bg elezioni

Quali sono i tuoi commenti sulle elezioni in Bulgaria?
I risultati delle elezioni non sono stati per nessuno una sorpresa rilevante. Come alcuni commentatori politici, ivi inclusa la sottoscritta, avevano previsto già nel febbraio 2013, quando Boyko Borisov e il governo guidato da GERB hanno dato le dimissioni, la decisione di dimettersi era mirata a garantire loro un ritorno al potere. Le dimissioni si sono verificate dopo giorni di violente proteste causate da un aumento dei prezzi dell’elettricità, sfociate nell’autoimmolazione di sette bulgari nell’inverno del 2013 (numero che a oggi è quasi raddoppiato) e in un numero molto più alto di vittime causato dal livello di indebitamento e dalla disperazione tra settori sempre più ampi della popolazione. In quell’occasione Borisov ha salvato la sua carriera politica. Non voleva proporre riforme impopolari presso la classe capitalista locale e transnazionale, che beneficiava dell’aumento delle tariffe dell’elettricità, ma non voleva nemmeno pagare il prezzo di una perdita di popolarità tra la gente. Il governo che è salito al potere dopo le sue dimissioni ha dovuto pagare il prezzo delle riforme neoliberali di Borisov e dei precedenti governi, che aveva privatizzato industrie, servizi e terreni agricoli, tagliando la spesa sociale al fine di dare l’impressione di una crescita economica, spingendo così oltre un milione di bulgari a emigrare per trovare un lavoro in Europa e oltre. Il governo del Partito Socialista Bulgaro (BSP), guidato da Plamen Oresharski, veniva considerato da alcuni come un’opportunità per il BSP di ritornare ai suoi principi socialdemocratici. Tuttavia, con la stessa scelta di un liberale esperto di finanza come Plamen Oresharski per guidare l’esecutivo, il BSP ha dimostrato ancora una volta di essere un partito che non è nemmeno moderatamente socialdemocratico. Le sue concessioni alle imprese e alcune nomine controverse erano già state a dir poco sfacciate durante il governo della “coalizione a tre” guidato dal BSP e da Sergey Stanishev (2005-2009). Sono state riproposte nuovamente nelle prime settimane del governo Oresharski, causando una grande ondata di proteste che, pur essendo proseguite per un anno e avendo raggiunto il loro culmine quando 50.000 persone sono scese nelle strade di Sofia, hanno continuato a essere guidate dai liberali della capitale, relativamente benestanti e orientati a destra, che sono tornati ai vecchi slogan degli anni novanta per il diritto, l’ordine e un capitalismo di mercato. La loro voce non ha avuto un’eco significativa tra il resto della popolazione, per la quale la priorità impellente continuava a essere quella della sopravvivenza quotidiana nel contesto di una drastica recessione, una priorità alla quale né i partiti esistenti, né gli attori politici extraparlamentari che hanno preso parte alle proteste hanno risposto. Pertanto, non sono stati i mesi di proteste a porre fine al governo Oresharski, ma i risultati delle elezioni europee di maggio [che hanno visto una sconfitta del BSP] […]

E i partiti di sinistra? Abbiamo visto che il Partito Comunista è entrato in coalizione con il Partito Socialista (BSP). Perché? E cosa ci puoi dire di Bulgarskata Levica (Sinistra Bulgara [che fa parte di Sinistra Europea – N.d.T.])? Le idee della sinistra stanno conquistando la fiducia di un numero sempre maggiore di persone in Europa. I bulgari continuano a essere scettici nei confronti della sinistra a causa dell’esperienza dei decenni precedenti? Qual è il ruolo dei movimenti sociali?

La sinistra è uscita dalla crisi politica e dalla recessione economica più debole che forte. Ma a tale proposito vanno specificati alcuni aspetti: la crisi economica del 2008 non ha avuto un impatto così profondo e immediato sulla Bulgaria, dove l’asserita crescita economica e la diminuzione del debito pubblico si erano verificati già in precedenza mediante politiche di austerità e una diminuzione della spesa pubblica, una deregulation finanziaria, la creazione di un currency board e i prestiti delle istituzioni finanziarie internazionali, le privatizzazioni e uno smantellamento radicale dell’industria, nonché una liberalizzazione delle politiche agricole. A partire dal 2008 però si sono fatti sentire gli effetti di un calo del Pil pro capite e della crescita della disoccupazione, anche se tali effetti non hanno portato all’emersione di un’alternativa di sinistra di entità rilevante. La debolezza della sinistra in Bulgaria è dovuta a una combinazione di fattori: il discredito del vecchio partito socialista/socialdemocratico BSP a causa dell’applicazione di politiche neoliberali, nonché della sua posizione subordinata alla vecchia nomenklatura e alle nuove élite imprenditoriali, l’adozione da parte dell’estrema destra di una retorica neoliberale populista e la difficoltà aggiuntiva di articolare idee di sinistra in un contesto estremamente anticomunista. Il BSP ha conservato l’etichetta di forza di “sinistra”, facendone il proprio marchio. Il Partito Comunista Bulgaro esiste da tempo ed è stato in opposizione al BSP, ma con una retorica cripto-nostalgica, dagli inquietanti toni nazionalisti e profondamente acritica riguardo al socialismo di stato, nonché collegamenti poco chiari con l’ex nomenklatura socialista a livello nazionale e internazionale e poco da offrire, a parte ciò, in termini di alternative politiche ed economiche. Nel 2009, verso la fine dell’ultimo mandato del BSP nell’ambito di un governo di coalizione, questa finzione è terminata. E’ più o meno allora che è stato creato il partito Sinistra Bulgara. Quest’ultimo, però, nonostante sia membro della Sinistra Europea e abbia formulato svariate dichiarazioni di carattere progressista, è in larga parte tornato alla retorica della sinistra criptica, con programmi economici irrealisti e irrealizzabili più adatti al contesto della Germania che a quello bulgaro, e una ridondante retorica da Guerra Fredda a sostegno di sistemi capitalisti di stato come la Russia di Putin. Non essendo stata in grado di ottenere alcuna rilevanza in un periodo di intense proteste su temi sociali, Sinistra Bulgara è rimasta molto in secondo piano nelle mobilitazioni più recenti. Nonostante abbia ottenuto quasi lo 0,5% nelle elezioni europee di maggio, una divisione apertasi all’interno del partito e la decisione di candidarsi al voto parlamentare insieme a una forza dei primi anni della transizione come il Partito Verde non hanno apportato alcun beneficio. Il risultato combinato di Sinistra Bulgara e dei Verdi è stato dello 0,2%, di gran lunga inferiore ai risultati conseguiti singolarmente da ciascuno dei due partiti alle Europee e un chiaro segno che il partito Sinistra Bulgara si trova in uno stato di profonda crisi e deve ripensare la propria strategia. Oltre a Sinistra Bulgara, alla fine del mandato del BSP nel 2009 ci sono stati altri dissidenti che hanno cominciato ad abbandonare i socialisti, articolando alternative in termini di pressione da parte della società civile, o con campagne monotematiche sul fracking, i diritti sindacali, la TTIP ecc. Il movimento anarchico ha anch’esso registrato una ripresa ed è diventato più visibile all’inizio degli anni duemila, sebbene sia ancora marginale e diviso rispetto ad aspetti come la strategia da seguire o l’adozione dell’etichetta “di sinistra”. L’accesso della Bulgaria all’Ue, che ha consentito mobilità e offerto l’opportunità di studiare all’estero, ha generato anch’esso una serie di nuove iniziative e articolazioni a sinistra. Queste iniziative, create spesso da studenti di scienze sociali e studi umanistici che hanno cominciato ad articolare una revisione critica da sinistra del passato socialista e una critica del capitalismo presente, sono diventate sempre più visibili come alternativa al BSP, ma principalmente negli ambienti accademici e liberal. […] [Il BSP è stato aiutato, nel suo tentativo di salvare la faccia a sinistra,] anche da una serie di intellettuali con radici nell’ex nomenklatura che si sono candidati alle elezioni, o si sono limitati a prendere parte alla campagna elettorale, affermando che il BSP – uno dei partiti oligarchici più neoliberali d’Europa – rappresentava un’alternativa “anti-neoliberale” o “anticapitalista”. Questo ritorno di persone che venivano considerate voci della nuova sinistra nell’orbita del BSP, e l’esigenza delle formazioni della nuova sinistra di prendere posizione rispetto alle proteste apertamente anticomuniste (anche se tecnicamente anti-BSP) dell’estate del 2013, hanno nei fatti frammentato e inasprito il dialogo a sinistra. Ci sono altri movimenti sociali in Bulgaria ai quali la sinistra ha trovato difficoltà a rivolgersi: il movimento verde o i gruppi che sono diventati attivi nelle proteste contro le tariffe dell’elettricità hanno il più delle volte scelto altri schieramenti. Spesso hanno fatto propri valori anticomunisti e favorevoli al mercato anche se in modo eclettico e intrinsecamente contradditorio, mischiati, in alcune frazioni più marginali, con teorie della cospirazione e tendenze criptofasciste difficili da digerire per la nuova sinistra. In questi giorni sta prendendo forma un’iniziativa contro TTIP/CETA/TISA guidata dalla nuova sinistra. Metterà nuovamente a prova la misura in cui la sinistra può sottrarsi alla pesante ombra del BSP e dare vita a una voce egemonica distinta all’interno di una pletora di movimenti dalle ideologie eclettiche.

In Europa assistiamo a un’ascesa del neofascismo. E’ un fenomeno evidente anche in Bulgaria?

Il fenomeno è molto evidente in Bulgaria e lo è stato fin dal 2005, quando Ataka, partito di estrema destra nazionalista, anti-rom/antiturco/antisemita e omofobo è entrato in parlamento. Da allora l’estrema destra si è quadruplicata, nel suo ambito sono nati nuovi soggetti, come il Fronte Nazionale di Liberazione della Bulgaria (NFSB) e la Vmro, nonché una forza apertamente neonazista, propugnatrice della superiorità della razza bianca e che include skinhead come il Partito Nazionalista Bulgaro. Quest’ultimo non è riuscito a ottenere un sostegno elettorale, ma è difficile che lo stesso varrà in futuro. Quello che è estremamente allarmante riguardo all’estrema destra in Bulgaria è una combinazione di due fattori. Da una parte, sebbene sia chiaro che tali forze emergono in periodi di crisi e si presentano come alternative allo status quo, è evidente anche che hanno stretti collegamenti con gli attori partitici tradizionali e godono di un notevole sostegno economico. Un caso esemplare: il quorum in parlamento di cui ha goduto il governo di minoranza formato da BSP e DPS [nel 2013] e guidato da Oresharski è stato garantito dalla presenza dell’unico voto decisivo, quello di Volen Siderov, leader di Ataka. Unendo le sue forze con quelle di un partito che si asserisce di sinistra come il BSP e quello che ha il sostegno della minoranza etnica turca, alla quale una forza di estrema destra antiturca come Ataka è così avversa, Siderov è apparso all’epoca come una figura tragica che stava commettendo un suicidio politico. Tuttavia ha chiaramente beneficiato di questo accordo: è stato in grado di condurre una campagna elettorale milionaria con enormi cartelloni che riproducevano il suo volto e un nuovo canale televisivo trasmesso in tutto il paese. Il suo partito è riuscito a entrare in Parlamento nonostante la concorrenza del Fronte Patriottico (coalizione tra NFSB e Vmro), portando il risultato combinato dell’estrema destra oltre il 13%. Si tratta di una cosa particolarmente preoccupante, considerato in particolare che l’estrema destra è riuscita ad articolare con successo una retorica che assomiglia lontanamente a quella del populismo di sinistra dell’America Latina. Rivendica il bene comune, servizi, posti di lavoro e dignità simbolica per i bulgari etnicamente puri, presentando come dei flagelli le minoranze etniche, nonché i flussi transnazionali di capitali e persone. Se analizzata a fondo, naturalmente, l’alternativa proposta dall’estrema destra non risulta progressista – né nelle libertà politiche per le minoranze, né economicamente, visto che la nazionalizzazione rivendicata per le grandi industrie sembra limitarsi a suggerire un modello di sviluppo capitalista statale. Tuttavia, combinata con una retorica di vittimizzazione dei bulgari che fa riferimento al loro passato di colonia ottomana, e agli umori anti-immigranti, antiturchi e antirom, questa retorica si rivolge con successo ai lavoratori poveri e ai disoccupati di nazionalità bulgara. Quindi l’estrema destra si è rivelata molto più abile – e finanziariamente forte – nell’organizzare campagne nelle piccole città della Bulgaria e nei quartieri poveri delle grandi città, dove risiede larga parte dell’elettorato emarginato dalle riforme neoliberali. Rivolgersi a questo elettorato e conquistare un’egemonia sulla base del discorso di una solidarietà di classe tra tutti i gruppi marginalizzati in Bulgaria è quello che i movimenti sociali e una potenziale alternativa di sinistra devono fare al fine di combattere le crescenti tensioni interetniche. E nell’attuale composizione del Parlamento, nella quale i partiti di estrema destra con ogni probabilità otterranno notevoli concessioni come taciti sostenitori di un governo di minoranza di GERB, questo compito si fa sempre più urgente e irrinunciabile per i movimenti sociali e la piccola sinistra della Bulgaria.

Mariya Ivancheva è ricercatrice presso la School of Social Justice, University College Dublin, e fa parte del comitato editoriale di LeftEast.

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