FOCUS UCRAINA / La sinistra ucraina divisa tra Maidan e Antimaidan

di Aleksandr Volodarskiy, da “Russkaya Planeta”, 10 luglio 2014

Le profonde divisioni tra i vari soggetti della politica ucraina hanno colpito anche la sinistra radicale. La spaccatura, che trova le sue radici in una differente interpretazione dell’esperienza sovietica, è emersa in tutta la sua portata con Maidan e l’Antimaidan sfociato nella creazione delle “repubbliche popolari” nel Donbass. Oggi un’unità a sinistra, sullo sfondo della sanguinosa guerra, appare impossibile.

Maidan ha completamente sconvolto i rapporti di forza precedenti nella vita politica dell’Ucraina. Molti attori di primo piano sono usciti di scena, mentre altri che sulla scacchiera politica avevano il ruolo di pedina sono diventati Regine. Partiti che in precedenza erano outsider, come il “Blocco Oleg Lyashko” [nel frattempo diventato Partito Radicale – N.d.T.] e “Solidarietà” [nel frattempo rinominato “Blocco Petro Poroshenko – N.d.T.] attualmente sono in testa ai sondaggi. E’ diminuita l’influenza del “Blocco Yuliya Timoshenko”, che nei fatti aveva conquistato il potere dopo Maidan, ma lo ha perso con lo svolgimento delle elezioni presidenziali. Il partito “Svoboda” ha perso la sua immagine di soggetto più radicale nella politica parlamentare e alle elezioni anticipate non avrà più la possibilità di ripetere il successo del 2012, quando ha ottenuto oltre il 10%. Il Partito delle Regioni si è disgregato cadendo in coma e i suoi membri ora sostengono attivamente il movimento separatista nell’Ucraina sud-orientale, oppure cercano di liberarsi del proprio passato entrando a fare parte di forze politiche non altrettanto discreditate. Vitaliy Klichko, che sembrava il più probabile candidato alla carica di presidente oggi è sindaco di Kiev e difficilmente riuscirà a salire oltre a questo livello.

Le fratture non hanno riguardato solo le principali forze politiche, ma anche quelle marginali riguardo alle quali le grandi masse hanno poche informazioni. Tuttavia non bisogna sottovalutare queste forze marginali ed è necessario considerarle con attenzione. Il Pravy Sektor, pur non avendo ottenuto un ampio sostegno nella società (il suo rating è pari a circa l’1%) è diventato un importante fenomeno mediatico e ha svolto il ruolo di catalizzatore durante il periodo della transizione di Maidan dalla fase pacifica a quella degli scontri di strada. Il nocciolo di questo movimento è costituito da organizzazioni di estrema destra che, rispetto a una forza molto più di successo come Svoboda, sembravano piccole sette quasi dimenticate e destinate a una morte politica. Analogamente, le organizzazioni di estrema destra e monarchiche filorusse dell’Ucraina Orientale, che erano note solo a una stretta cerchia di persone, sono diventate un fattore rilevante, e si potrebbe dire addirittura un fattore chiave, nella formazione del movimento separatista. La piccola organizzazione Repubblica di Donetsk, che esisteva dalla metà degli anni duemila più che altro nello spazio virtuale, oggi assiste a una vasta incarnazione delle sue fantasie. Pertanto, anche sette politiche non rilevanti composte da alcune centinaia, se non addirittura solo alcune decine, di militanti, in alcune situazioni riescono a trascinare le masse e ad alterare completamente la situazione politica.

Anche le organizzazioni dell’estrema sinistra ucraina hanno risentito fortemente degli eventi più recenti. Oggi svolgono un ruolo secondario ed è difficile sentire la loro voce sullo sfondo di un mainstream prevalentemente di destra, ma in presenza di un’ulteriore crescita delle tensioni sociali nella società gli umori di sinistra potrebbero riuscire a diluire o addirittura a mettere in un angolo quelli nazionalisti nelle future azioni di protesta. Se le forze di destra filorusse e filoucraine si sono del tutto logicamente ritrovate ai lati opposti della barricata sulla base delle loro preferenze nazionali e linguistiche, a sinistra i processi sono stati più complessi. La linea di divisione principale deriva dalla posizione relativa all’Urss, che da astratta questione storica e teorica si è trasformata in un tema attuale e di scottante attualità.

maidan stelle rosse

Il Maidan rosso e il Maidan nero
Opposizione di Sinistra, un gruppo che riunisce socialdemocratici e trockisti, ha preso parte fin dai primi giorni negli eventi di Maidan a Kiev. Sono scesi in piazza con slogan euro-socialisti sventolando una bandiera rossa con le stelle dell’Ue. Sono stati presenti a Maidan anche gli anarchici: la più attiva è stata l’organizzazione eco-anarchica Terra Libera, insieme a molti attivisti al di fuori di ogni organizzazione, ad artisti di sinistra dell’unione Khudrad e al sindacato degli studenti Azione Diretta. A causa dei simboli che utilizzavano, tra di loro e quello che allora era il non ancora noto Pravy Sektor ci sono state delle scaramucce. Gli attivisti di sinistra di svariati gruppi sono comunque riusciti ad affermare la loro presenza se non in piazza nella stessa Maidan almeno negli edifici occupati: funzionava una cineteca creata da studenti di sinistra, venivano tenute lezioni e addirittura presentazioni della stampa di sinistra. Non si può affermare che a Kiev questi militanti siano diventati parte a pieno titolo del movimento conservando completamente la loro soggettività politica, ma dire che “la sinistra a Maidan non c’era” o che ne è stata “completamente scacciata” non sarebbe corretto. Gli anarco-sindacalisti dell’Unione Autonoma dei Lavoratori di Kiev hanno assunto una posizione neutrale all’inizio di Maidan, poiché non vedevano la possibilità di incidere con efficacia sulla protesta nelle condizioni di un’egemonia della destra, ma hanno dato il loro sostegno alla lotta contro Yanukovich dopo l’adozione delle leggi che limitavano la libertà di manifestare e di riunirsi, approvate il 16 gennaio. La cellula di Kharkov di questa organizzazione ha invece preso parte fin dall’inizio alle attività di Maidan nella sua città, dato che in quest’ultima l’influenza dell’estrema destra era di gran lunga minore e potevano senza ostacoli prendervi parte con i loro simboli proponendo un discorso sociale.

Dopo l’inizio degli scontri sulla via Grushevskiy molti militanti di sinistra e anarchici hanno preso parte alle attività umanitarie ed è stato proprio un gruppo di anarchici e liberali di sinistra che ha inventato la “Guardia ospedaliera”, l’iniziativa per impedire il rapimento dagli ospedali dei manifestanti feriti a Maidan. Gli attivisti di Azione Diretta si sono fatti notare per la prima volta già il 1 dicembre sulla Bankovaya, quando hanno contribuito al lavoro delle brigata di “pronto soccorso”. Alcuni di loro si sono fatti vedere anche in prima fila, sia come medici e infermieri, sia durante gli scontri. Uno dei blindati che sono bruciati durante gli scontri di piazza è stato incendiato da anarchici. A causa delle minacce delle formazioni armate dell’estrema destra non si è invece riusciti ad arrivare alla formazione di una “centuria anarchica”, alla quale avrebbero dovuto prendere parte anche gli ultras della squadra di calcio Arsenal, che a differenza della maggioranza degli altri tifosi si posizionano come “antirazzisti”. Gli anarchici, insieme ai militanti del movimento studentesco, sono riusciti a prendersi una piccola rivincita durante la presa del ministero dell’educazione. Ai militanti di Svoboda e Pravy Sektor è stato impedito l’accesso al territorio dell’edificio occupato, è stata avanzata una serie di richieste al nuovo ministro dell’educazione e gli è stato impedito di recarsi al lavoro fino a quando non le ha firmate. Una parte dei partecipanti a questi eventi ha avuto un atteggiamento critico nei confronti di questo successo, perché secondo loro era la stessa figura del ministro dell’educazione Sergey Kvit, con un passato nell’estrema destra, che non era accettabile. Nonostante l’influenza esercitata dagli anarchici, i “leader studenteschi” professionisti sono riusciti a trascinare la massa dalla propria parte e a un’escalation del conflitto hanno preferito la collaborazione con il ministero.

Meritano di essere ricordati anche i nazionalisti di sinistra di Resistenza Autonoma. Fino a poco tempo fa questa organizzazione era strettamente collegata a Svoboda e più in particolare a uno dei suoi leader, Yuriy Mikhalchishin. Ma successivamente tra gli allievi e il maestro si è aperto un conflitto e attualmente Resistenza Autonoma è una forza che si contrappone all’influenza che Svoboda esercita nell’Ucraina Occidentale. Una parte della sinistra ritiene Resistenza Autonoma un potenziale alleato, un’altra invece prende le distanze da essa poiché continua a usare una retorica nazionalista e conservatrice. Non va tuttavia sottovalutato il suo ruolo nel Maidan di Lviv, che si opponeva non solo al Partito delle Regioni al potere a livello nazionale, ma anche alle autorità locali di Svoboda. Resistenza Autonoma ha preso parte attivamente alla “notte della rabbia”, una serie di attacchi contro edifici del Ministero degli interni, dei Servizi di sicurezza (SBU) e della procura.

L’Antimaidan
L’unica formazione di sinistra rilevante che si è dissociata da Maidan dall’inizio fino alla fine è stata Borotba (Lotta), ma anche la sua posizione ha registrato alcune evoluzioni. Nei mesi di novembre e dicembre Borotba criticava Maidan, ma allo stesso tempo prendeva le distanze anche dall’Antimaidan (tra le altre cose ha emesso una risoluzione per smascherare un Krasny Sektor [Settore Rosso] che esisteva solo virtualmente e si era assunto la responsabilità per l’incendio di automobili a Kiev). Con il radicalizzarsi della situazione Borotba ha sempre più spesso preferito dare la propria solidarietà all’Antimaidan, definendolo una “forza antifascista”. Alla fine di febbraio e a marzo Borotba manifestava già fianco a fianco con gli attivisti filorussi delle organizzazioni Oplot e Unità Slava, rispettivamente a Kharkov e a Odessa. Borotba inoltre ha collaborato anche con il Partito Comunista dell’Ucraina, che da lunghi anni i militanti radicali non ritenevano in alcun modo parte della sinistra.

Un confronto grave e violento tra militanti di sinistra (sebbene entrambe le parti neghino agli opponenti il diritto di definirsi tali) sostenitori e oppositori di Maidan si è verificato a marzo, in occasione degli scontri nell’amministrazione regionale occupata a Kharkov. I militanti filorussi, che hanno agito insieme a militanti di Borotba, hanno picchiato duramente gli attivisti dell’Euromaidan locale che si erano barricati all’interno dell’edificio, colpendo anche quelli che non opponevano resistenza. Tra le persone aggredite ci sono stati degli anarchici, tra i quali il noto scrittore Sergiy Zhadan, che ha subito ferite gravi. Successivamente Borotba in più occasioni ha espresso il proprio sostegno all’Antimaidan, ivi incluso ai suoi esponenti esplicitamente di destra. Il regime di Kiev viene definito dall’organizzazione come una “giunta fascista” e Borotba chiede quindi l’opposizione allo stesso da parte di un “ampio fronte antifascista”. Il fronte più ampio è stato quello di Odessa, dove Borotba si è alleata con Rodina e Unità Slava, due organizzazioni che la stessa Borotba solo un paio di anni prima accusava di nazionalismo russo.

Pro-Russian protesters drag a wounded man during clashes with supporters of Ukraine's new government in central Kharkiv

Una grande frattura

Dopo gli eventi di Kharkov svariate organizzazioni di sinistra e anarchiche hanno pubblicato una lettera di presa di distanza da Borotba. La frattura si è fatta più profonda dopo i tragici eventi della Casa dei sindacati di Odessa: alcuni militanti di sinistra hanno solidarizzato con Borotba, altri la hanno accusata di avere dato sostegno ai provocatori armati [della prima fase degli scontri – N.d.T.] e hanno attribuito parte della responsabilità per quanto accaduto al coordinatore della sezione di Odessa di Borotba, Aleksy Albu. Ancora prima dell’inizio di Maidan la sezione di Odessa di Borotba ha condotto azioni in comune con la cellula locale di Resistenza Autonoma, senza preoccuparsi in alcun modo del suo nazionalismo ucraino. Pertanto non è del tutto corretto parlare di simpatie “filorusse” o “filoucraine” tra gli opposti campi della sinistra, visto che la linea di divisione non riguarda l’aspetto nazionale.

La frattura che ha diviso la sinistra radicale è di carattere anche internazionale. In Germania alcuni militanti conducono azioni indossando il “nastro di San Giorgio” e sventolando bandiere russe, altri cercano invece di attaccare e bloccare queste azioni. Non vi è unità nemmeno all’interno di alcuni dei partiti maggiori della sinistra; per esempio all’interno di Die Linke vi sono piattaforme diverse che da una parte appoggiano le “repubbliche popolari” di Donetsk (RPD) e di Lugansk (RPL) e altre che hanno nei loro confronti un atteggiamento estremamente critico. L’organizzazione Rote Hilfe, che si occupa di aiutare i detenuti politici e le vittime delle violenze dell’estrema destra, ha in un primo tempo raccolto fondi a sostegno di Borotba, ma successivamente ha smesso di farlo dopo pressioni esercitate dagli anarchici. Tendenze analoghe possono essere osservate anche tra le forze di sinistra di Polonia, Spagna, Svezia, Francia, Inghilterra e praticamente in tutto il resto del mondo. C’è una divisione simile anche in Russia: alcuni militanti di sinistra appoggiano la RPD e la RPL e i loro alleati, altre invece le condannano categoricamente.

(Non è) la nostra guerra

La risoluzione “Fermare la guerra in Ucraina” approvata a inizio giugno nella capitale bielorussa Minsk, con la vaghezza delle sue formulazioni, esprime in un unico documento due posizioni contrapposte, tanto che viene interpretata in modo diverso perfino dai suoi autori. Sul sito di sinistra russo Rabkor si è svolta un’interessante polemica tra Denis Denisov (di Opposizione di Sinistra) e la redazione del sito stesso. Il rappresentante di OS individuava nella risoluzione di Minsk un appello a deporre le armi rivolto sia all’esercito ucraino sia ai suoi nemici. I rappresentanti della redazione di Rabkor, così come il movimento Borotba, interpretavano invece la risoluzione come un appello per la capitolazione del governo di Kiev e il riconoscimento della RPD.

La risoluzione degli anarchici intitolata “Guerra alla guerra” lascia meno spazio libero a diverse interpretazioni e ha ricevuto il sostegno di una serie di organizzazioni di sinistra e libertarie, nonché di molti attivisti di diversi paesi del mondo. Nel suo testo i regimi della RPD e della RPL vengono definiti reazionari e come soggetti che coscientemente minacciano la popolazione delle due regioni, ma allo stesso tempo vengono indicate anche le potenziali minacce provenienti da parte del governo ucraino e dell’estrema destra che riceve armi. La soluzione del conflitto viene individuata nello sviluppo dal basso di un movimento dei lavoratori.

Una visione analoga (condanna dell’estrema destra da entrambe le parti, sostegno al movimento dei lavoratori e sindacale, silvuppo del discorso sociale come strumento di difesa dalla guerra) è stata formulata anche da Opposizione di Sinistra.

Dopo Maidan

Nonostante i numerosi problemi, dopo Maidan l’attività politica della sinistra non si è affatto fermata, anzi è riuscita in qualche misura a intensificarsi. L’Unione Autonoma dei Lavoratori (UAL) di Kiev svolge regolarmente azioni contro l’attuale governo e le autorità della città. Alla manifestazione degli anarchici per il Primo maggio hanno preso parte alcune centinaia di persone, sebbene all’ultimo momento sia stato necessario cambiare il luogo di svolgimento per motivi di sicurezza. Marce analoghe si sono svolte a Kharkov e a Zhitomir.

L’UAL di Kharkov lavora attivamente a sostegno dei profughi. Seguendo la tradizione europea, gli anarchici hanno occupato un edificio municipale abbandonato nel quale hanno dato vita a un centro sociale. Al suo interno, insieme agli anarchici, vivono e si organizzano in autonomia dei profughi che sono stati costretti ad abbandonare Slavyansk. Le autorità locali hanno minacciato di sgombero il centro sociale, ma non sono disposte a trovare un’abitazione ai profughi.

I rappresentanti di Opposizione di Sinistra hanno preso parte alle elezioni municipali svoltesi a Kiev e, pur non avendo ottenuto risultati notevoli, prevedono di continuare a lavorare per una presenza della sinistra nella politica parlamentare, attualmente sempre più deserta. Con questo obiettivo hanno dato vita all’unione “Assemblea della Rivoluzione Sociale” mirata a coinvolgere militanti sindacali e “intellettuali di sinistra” che desiderano trovare punti di contatto con la politica reale.

Borotba ha scelto la via dell’integrazione nelle strutture delle “repubbliche popolari”. Il leader del movimento, Sergey Kirichuk si trova attualmente in Germania dove sta cercando di ottenere lo status di profugo. In quest’ultimo paese collabora attivamente con i locali gruppi di sinistra “antimperialisti” e in particolare con quelli che sostengono le “Dimostrazioni per la pace del lunedì”. Una parte della dirigenza di Borotba si è trasferita in Crimea, mentre i militanti ordinari sono rimasti nelle rispettive regioni e alcuni di loro sono stati fermati dai servizi di sicurezza e dalla polizia.

Si può affermare con piena sicurezza che in Ucraina non ci sarà più una “unità a sinistra”. I soggetti che portano avanti la tradizione politica sovietica e i loro oppositori sono oggi divisi non solo dalla memoria storica e dalle differenze di ordine teorico, ma anche da un sangue ancora fresco, che potrebbe essere versato in quantità ancora maggiore, visto che il conflitto è lontano dall’essere terminato.

(traduzione dal russo di Andrea Ferrario)

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