FOCUS UCRAINA / L’ ”antifascismo” neofascista della Novorossiya

Un testo programmatico del braccio destro del comandante Igor Strelkov documenta come dietro ai superficiali slogan antifascisti che i separatisti della Novorossiya utilizzano per puro opportunismo non ci sia altro che un’ideologia neofascista panrussa. I capisaldi di quest’ultima sono il fondamentalismo religioso, l’anticomunismo viscerale, l’antisemitismo, l’omofobia, la reazione antirivoluzionaria, l’imperialismo.

[A complemento del nostro articolo di ieri, “Donbass: quando fascismo e ‘antifascismo’ si danno la mano”, pubblichiamo, a titolo ovviamente solo documentativo, ampi brani di un testo di Igor Druz. Come abbiamo già ricordato, Druz è un esponente di primo piano della “Novorossiya” separatista, poiché è stato fino a poco tempo fa braccio destro del comandante in capo Igor Strelkov e oggi prende parte attivamente alle riunioni dell’Izbosky club di Donetsk, il think-tank dei separatisti presieduto dal “governatore popolare” Gubarev. Il testo è una dimostrazione di come dietro ai superficiali slogan antifascisti dei separatisti, ribaditi qui sotto anche da Druz, ci sia una linea politica in tutto e per tutto neofascista. Il valore dell’articolo di Druz è quello di sistematizzare in un unico testo i concetti alla base dell’agire politico dei separatisti. Nel testo che presentiamo ci sono tutti gli elementi tipici dell’odierno neofascismo russo e, in particolare, di quello che ha dato vita alla “Novorossiya”: dal fondamentalismo religioso, all’anticomunismo viscerale, all’antisemitismo, all’omofobia, alla reazione antirivoluzionaria, al ruolo imperiale della Russia. Elementi che, tra l’altro, sono confermati dalla costituzione ultrareazionaria approvata già mesi fa dai separatisti della “Repubblica di Donetsk”. Nel leggere il testo va tenuto presente che l’autore è un esponente della metà più moderata (si fa per dire) dei separatisti, l’altra metà è costituita da neonazisti come Matyushin, Purgin e Khryakov, che però per motivi di opportunismo politico recentemente evitano di scrivere testi programmatici ispirati alla loro ideologia. Il trait d’union tra queste due metà è rappresentato dal già citato Pavel Gubarev. Nel testo di Druz emerge chiaramente l’obiettivo politico di coinvolgere forze di sinistra nel progetto di estrema destra dei separatisti, relegando però tale sinistra in una posizione di “subalterni pentiti”. La posizione controrivoluzionaria, non solo rispetto a Maidan, ma anche rispetto alla rivoluzione bolscevica, viene apertamente rivendicata, così come l’Antimaidan aveva già fin dal suo principio rivendicato una posizione controrivoluzionaria liberticida nella sua reazione contro Maidan. In quest’ottica, per esempio, l’abbattimento dei monumenti a Lenin fatti erigere da Stalin e Brezhnev viene condannato solo perché sono simboli dell’”impero russo”, non certo perché sono simboli di sinistra. E’ interessante infine notare che, come avevano già fatto a suo tempo altri leader separatisti, anche Druz riconosce che i separatisti non riescono a reclutare un numero consistente di combattenti nel Donbass. Vista l’ideologia che professano, non vi è da meravigliarsene – Andrea Ferrario]

“Noi siamo la controrivoluzione russa”
di Igor Druz, da Russkaya Narodnaya Liniya, 6 settembre 2014

La mostruosa canaglia banderista che oggi ricopre di sangue l’Ucraina ha origini antiche. Queste origini non risalgono solo all’ideologia fascista, così popolare in Europa nella prima metà del XX secolo. Sono stati tutti i russofobi radicali degli ultimi secoli a preparare il terreno per le vittorie di queste dottrine inumane e ingannevoli sul territorio del Mondo Russo. Tra di loro ci sono anche gli adepti delle sette totalitarie massoniche condannate dalla Chiesa Ortodossa Russa: i decabristi, un emigrato a Londra come Herzen, il sacrilego ubriacone Taras Shevchenko, i membri dell’organizzazione segreta “Volontà del Popolo” [i “populisti russi” – N.d.T.], i bolscevichi che hanno disegnato i confini dell’Ucraina contemporanea e che hanno dato alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina (RSSU) il diritto di uscire da quella che è la nostra comune Patria. Alla fine degli anni venti del secolo scorso ogni funzionario della RSSU poteva essere incarcerato perché non conosceva la lingua ucraina. Un nuovo salto di qualità nella russofobia è cominciato in Ucraina a opera dei liberali della perestrojka e del dopo-perestrojka, i quali hanno fatto della canaglia banderista un fenomeno di massa che fino ad allora non si era visto nemmeno nelle sue regioni occidentali. Pertanto la canaglia banderista non è altro che il coronamento di una serie di rivoluzioni. Ma ecco che dopo questi lunghi anni la controrivoluzione russa ha infine erto una barriera contro il sabba della russofobia rivoluzionaria.

strelkov chiesaStrelkov a un cerimonia religiosa per la bandiera della “Repubblica di Donetsk”

Per la prima volta dopo tanti anni di tradimenti e menzogne l’eroismo è diventato in un’intera regione della Russia non un’eccezione, bensì la regola. […] Questa regione, la Novorossiya, ora sta distruggendo eroicamente l’esercito enorme e armato fino ai denti, ma miserabile nella sua vigliaccheria, degli ucro-fascisti. Finalmente oggi si conferma quanto siano state splendenti le manifestazioni dell’elevatezza dell’anima russa anche in altre terre della madre Russia, come per esempio in Cecenia, dove i nostri soldati hanno saputo dare prova di grande eroismo. E grande è stata l’energia con la quale hanno lavorato molti nostri contadini e operai, che sono riusciti a conservare una parte notevole del potenziale economico della nostra Patria negli anni della decadenza e della disgregazione. […] Certo, in termini numerici i soldati dell’esercito della Novorossiya non sono molti in proporzione alla popolazione. Ma bisogna meravigliarsi non tanto del fatto che i miliziani siano pochi, quanto piuttosto del fatto che ce ne siano a sufficienza. […] Questi miliziani per la maggior parte sono non solo antifascisti, ma anche cristiani ortodossi, idealisti che combattono per la fede e per la Patria, per i propri cari, contro il fascismo. Per questo il fondatore dell’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) e suo primo ministro della difesa, Igor Strelkov, ha osservato giustamente nel suo decreto sul divieto di pronunciare bestemmie che “noi ci definiamo un esercito cristiano ortodosso e siamo fieri di servire non il vitello d’oro, bensì Nostro Signore Gesù Cristo e il suo popolo. Sulle nostre sacre bandiere è raffigurato il volto del Salvatore”. E ancora Igor Strelkov ha detto quanto segue: “Sì, la mia anima ‘arde’ per le tradizioni dell’Esercito Imperiale Russo che c’era prima della rivoluzione. Ma oltre alla Croce di San Giorgio le nostre milizie hanno ripristinato la medaglia per “I meriti di combattimento”, in tutto e per tutto sovietica ed eliminata nel 1991. Perché la storia della Russia per noi non finisce nel 1917 (né comincia in tale anno, naturalmente)”. […] Ho discusso più volte con Igor Strelkov il tema delle “rivoluzioni colorate”, come l’Euromaidan, la rivoluzione arancione e così via. Noi naturalmente non le accettiamo e combatteremo sempre contro di esse. Ma bisogna capire che sono solo il proseguimento delle vecchie rivoluzioni. Tutte le rivoluzioni hanno molto in comune, indipendentemente dalle differenze nei loro slogan. Per esempio la Rivoluzione Francese, le Rivoluzioni russe di Febbraio e di Ottobre, la perestrojka del 1991, il maidan ucraino del 2004 e del 2014 hanno tutti similitudini che colpiscono. Infatti nelle rivoluzioni la cosa principale, indipendentemente dalle loro differenze, è che sono una rivolta contro Dio, sono un odio bestiale contro la cristianità, sono un asservimento economico e politico della gente sotto gli slogan della “libertà” e della “fratellanza”, sono una distruzione dell’istituto della famiglia, sono russofobia.

I pochi comunisti contemporanei che combattono insieme ai cristiani ortodossi nella Novorossiya sono anche loro dei controrivoluzionari, come noi, solo che non sono sufficientemente coerenti. Nel complesso sono persone che aderiscono a valori positivi, ma che purtroppo non sono ancora giunti a una comprensione sufficiente né del passato né del futuro. Lodano per esempio i leader rivoluzionari dell’inizio del XX secolo. Ma Lenin e Trockij oggi manderebbero a fucilare Zyuganov [attuale capo del Partito Comunista Russo – N.d.T.] e Simonenko [attuale capo del Partito Comunista Ucraino – N.d.T.] per le loro simpatie verso la Russia e la Cristianità ortodossa. Erano russofobi che volevano apertamente la sconfitta della Russia in una serie di grandi guerre, che parlavano apertamente della “necessità” di una guerra civile in Russia. Erano accaniti nemici della cristianità, che hanno mandato alla morte migliaia di preti, di monaci e di laici per la loro posizione cristiana ortodossa. Nell’Urss ci sono stati lunghi periodi di deviazione dai principi rivoluzionari, per esempio lo stesso Trockij definiva giustamente Stalin un “controrivoluzionario”, ma va detto purtroppo che il discostamento di Stalin e di Brezhnev dalle idee comuniste è stato incompleto e incoerente – d’altronde, non avrebbe potuto essere altrimenti nell’ambito di un sistema nato dalla rivoluzione. Ci è comunque perfettamente chiaro che non solo i rossi ma, purtroppo, anche la maggior parte delle persone che si definiscono oggi sostenitori della “guardia bianca” hanno commesso l’errore ai tempi della guerra civile di farsi trascinare dallo spirito rivoluzionario, che era sì liberal-borghese, ma comunque di stampo occidentale. […] Per questo non è del tutto esatto definirci dei seguaci assoluti della “guardia bianca”.

[L’autore passa poi a citare alcune osservazioni del pubblicista cristiano ortodosso Dmitriy Kunitskiy:] “[in Occidente inseriscono] Strelkov e i suoi compagni di lotta nel gruppo di coloro che odiano come bestie tutto e più di tutto del periodo sovietico della nostra storia, e che presumono che i “bianchi” e i “rossi” siano irreconciliabili. Quello che più meraviglia è che questo errore sia imperante anche nel Mondo Russo e addirittura, a volte, tra il clero. In realtà, non c’è un vero conflitto tra i “bianchi” e i “rossi”, così come non c’era un vero conflitto tra l’aristocrazia russa e le comunità locali gravate da imposte, si tratta solo di un effetto dell’indebolimento provocato dalla malattia causata da un allontanamento dalla fede e dal fascino per la visione del mondo occidentale materialista e individualista, non a caso i “rossi” sono stati sempre capeggiati da gente di fede e stirpe aliena [in russo: “inorodtsy-inovertsy”, il termine spregiativo usato dagli antisemiti russi per definire gli ebrei – N.d.T.]. Ne consegue che una conciliazione con loro potrà avvenire solo sulla base di un pentimento e di una purificazione dagli errori ideologici di cui sono stati preda”. Non posso che essere d’accordo con queste parole. Una conciliazione con i portatori delle vecchie ideologie rivoluzionarie è possibile, addirittura necessaria, in Russia. Ma questa conciliazione consisterà non nella creazione di “mutanti” ideologici artificiali così alla moda dei quali “tutti entrano a fare parte alla rinfusa”, includendo elementi della Cristianità Ortodossa, del comunismo e del liberalismo, bensì in un pentimento generale, nel ritorno a quello che era lo sviluppo passato della Russia, all’ideale dello stato cristiano ortodosso di prima della rivoluzione. Secondo Mendeleev, alla fine del XX secolo i russi avrebbero dovuto essere 700 milioni. Ma purtroppo la rivoluzione, e tutto ciò che ha provocato, cioè le guerre, le epidemie, la fame, gli aborti di massa imposti dai rivoluzionari, l’uso di droghe, ha portato all’attuale penosa situazione in cui, all’inizio del XXI secolo, nella Federazione Russa vivono centocinquanta milioni di persone e in cui le sono stati sottratti enormi territori. Rafforzare l’istituto della famiglia è, insieme al consolidamento del potenziale militare, un compito strategico per rendere più forte la sicurezza della Russia. E il modo per rafforzare la famiglia e aumentare la natalità è solo quello di portare il popolo sotto il manto della Chiesa. […]

rpd russkiy obrazLa bandiera dei neonazisti di Russkiy Obraz e quella della Repubblica di Donetsk sventolano insieme nel Donbass

[Il sociologo] Pitirim Sorokin ha dimostrato chiaramente e in modo statistico l’enorme dipendenza della sanità della nazione dalle norme cristiane. He descritto una “sociologia della rivoluzione” nella quale ha dimostrato la decadenza massiccia dei costumi non a causa del “progresso tecnologico”, come amano raccontare i “materialisti scientifici”, o dello “sviluppo della società”, oppure di altri “fattori obiettivi”, ma a causa del decadere degli ideali, dei costumi, della morale. […]

L’Euromaidan è il pronipote della Krasnaya Presnya [il quartiere delle insurrezioni operaie del 1905 a Mosca. Lenin era stato eletto deputato nella città con il mandato di tale quartiere – N.d.T.], nipote dell’incrociatore Aurora e dei suoi spari, figlio del colpo di stato di Mosca e delle rivolte degli studenti di Kiev nel 1991, fratello minore del Maidan del 2004. Le rivoluzioni tendono sempre a radicalizzarsi con il tempo. Al posto di Robespierre con il tempo arrivano i giacobini, molto più radicali. Dopo i “populisti russi” sono arrivati i bolscevichi. Dopo il debole Yushchenko è arrivato il gelido omicida Poroshenko. Questa follia rivoluzionaria non domata la vediamo, per esempio, nell’abbattimento illegittimo dei monumenti sovietici da parte dei banderisti, al quale guardano erroneamente con favore perfino molti cristiani ortodossi, e la radicalizzazione della rivoluzione sarà la sua fase successiva. Al posto di Lenin fanno svettare le bandiere rivoluzionarie color sangue e nero della OUN-UPA, i monumenti alla “centuria celeste” e così via. Questi culti necrofili sono ancora peggiori e più menzogneri dei culti dei leader comunisti.

I vecchi rivoluzionari modello 1917 erano fautori della “teoria del bicchiere d’acqua”, erano favorevoli alla perversione generalizzata dei rapporti tra uomo e donna. Ed ecco che il rivoluzionario modello 2014, Poroshenko, ha fatto un passo più in là. Ha una tale stima dei froci che ha invitato una loro rappresentanza alla cerimonia di inaugurazione del suo mandato e i suoi colleghi di euromaidan ancora prima di tale inaugurazione hanno approvato delle modifiche di legge che difendono i “diritti” dei pervertiti nell’assunzione al lavoro. I vecchi bolscevichi erano nemici della Chiesa, ma non sempre nemici della morale. I nuovi rivoluzionari ucraini sono nemici dell’una e dell’altra, distruggono la Chiesa ortodossa canonica in Ucraina e diffondono la depravazione in tutta la società. Lenin in alcune occasioni almeno aveva lottato contro la pornografia, condannava la fornicazione. I leader di Euromaidan, come i fratelli Klichko, si sono addirittura fatti ritrarre in un servizio fotografico omosessuale per una rivista pornografica tedesca. Il rosso Lenin cadrebbe nel deliquio se vedesse i suoi eredi arancioni… […]

In confronto a questi [regimi rivoluzionari di oggi] i sogni maligni di Trockij sugli “eserciti degli schiavi bianchi” sono un giochetto da bambini. Ma lo stesso Trockij, in realtà, era legato con i faccendieri di Wall Street. L’unico vero controrivoluzionario può essere solo il cristiano ortodosso fedele alla Chiesa. Per questo i nemici della Russia ci odiano così tanto. […] La grande civiltà russa difende alcuni valori fondamentali, non solo di carattere religioso, ma anche valori che riguardano i rapporti tra le persone. Per esempio la condanna della perversione nei rapporti tra sessi diversi e gli stessi sessi che attualmente si sta diffondendo nel mondo. […] La Russia difende la conservazione di alcune convinzioni fondamentali che hanno sempre caratterizzato la cristianità, ma lo fa dal punto di vista dell’uomo russo. Si tratta quindi di una vera e propria visione del mondo, una visione del mondo ambiziosa, sulla base della quale è possibile affermare che la Russia è uno stato universale. […] La Russia è un pilone della cristianità e un difensore dell’istituto della famiglia a livello globale. E la Novorossiya, dove la Cristianità ortodossa è diventata religione di stato, lo è al quadrato. […]

(traduzione dal russo di Andrea Ferrario)

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