MEDIO ORIENTE / Lo stato islamico (IS), stato letale

di Luiza Toscane, da LCR-La gauche, 30 agosto 2014

Un analisi del profilo dell’IS, delle sue origini, delle sue modalità di finanziamento, della sua economia di guerra e del suo carattere ultrareazionario.

[Pubblichiamo la traduzione di questo articolo perché ci sembra molto interessante a livello informativo. Ciò non implica la nostra condivisione di alcune tesi formulate dall’autrice, in particolare quella a nostra opinione poco convincente secondo cui l’IS è effettivamente uno stato – Crisi Globale]

L’IS (Stato Islamico) trova origine nella formazione di un nucleo iracheno di Al Qaida in seguito all’invasione americana. Il califfo Abu Bakr al Baghdadi si è unito ad Al Qaida che allora era guidata dal giordano al-Zarkawi. Nel 2006 il consiglio consultativo dei mujaheddin dell’Iraq ha proclamato lo Stato Islamico in Iraq. E’ con il coinvolgimento nella rivoluzione siriana e combattendo più contro l’Armata Libera che contro il regime di Assad, soprattutto a partire dal 2013, che lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (SIIL) ha potuto svilupparsi, addestrandosi ed entrando in conflitto con Al Qaida e il suo braccio siriano, il Fronte Al Nusra.

is

Sono stati svariati i regimi che, a fasi alternate, hanno chiuso gli occhi sulle attività dell’IS, mossi da considerazioni a breve termine. All’inizio della rivoluzione siriana il regime di Damasco ha liberato intenzionalmente dei jihadisti che si trovavano in prigione e si è astenuto fino a poco tempo fa dal combattere l’IS, che da un punto di vista congiunturale considerava un alleato contro la rivoluzione. L’IS ha inoltre beneficiato degli aiuti forniti dalla Turchia allo scopo di indebolire le forze curde. L’esercito dell’IS è stato sicuramente finanziato da donatori privati dei paesi del Golfo dalle mani larghe. Diventato un “signore della guerra”, potrebbe emanciparsi dalle sue tutele internazionali dopo avere messo le mani su pozzi di petrolio, su silos di grano in Siria, su fondi bancari iracheni, su preziosi reperti antichi in Siria e in Iraq, sui diritti di transito attraverso i suoi posti di blocco, nonché mediante il riscatto e la vendita di donne. Preleva inoltre delle tasse sul traffico del petrolio e dei suoi derivati (rivenduti in particolare al regime siriano) o del tabacco (Siria). Ha fatto proprio il prcedente sistema fiscale iracheno e ha addirittura messo a punto delle nuove “imposte” sui cristiani… L’IS si è comunque assicurato fin dall’inizio, grazie alle sue fonti di reddito, una certa indipendenza rispetto alle popolazioni sottomesse.

Oggi l’IS si presenta come uno Stato che si basa su un’economia di guerra, uno Stato centralizzato e che vive di rendita, cercando di perseguire profitti a breve termine, dopo avere “nazionalizzato” i prodotti delle sue rapine e avere proceduto a una ridistribuzione delle ricchezze per non alienarsi le popolazioni povere delle zone occupate che ha deciso di non eliminare: gratuità dell’elettricità e abbassamento del 50% degli affitti a Mosul per gli indigenti, distribuzione di viveri durante il ramadan in Siria. Questa gestione viene agevolata dall’alleanza che ha stretto con ex quadri baathisti. L’IS sta assumendo il controllo di una zona delle dimensioni del Belgio, ricca di risorse e abitata da circa nove milioni di persone. Queste zone sono più un’ampia tela di ragno che un territorio omogeneo. Si è comunque assicurato in agosto il controllo totale delle città: Mosul, Sinjar, Raqqa, Tikrit… Non si avventura nelle zone che non ha conquistato. Per quanto riguarda le minoranze che lo ostacolano, le rende oggetto di persecuzioni (cristiani) o le stermina (yezidi, sciiti turcomanni, sunniti che rifiutano di essergli fedeli ecc.).

Il numero limitato di militari [1] rispetto all’ampiezza dei territori conquistati lo spinge a giustiziare uomini e a vendere femmine piuttosto che condannarli e imprigionarli, oppure a provocarne la fuga. Nei fatti, l’IS non controlla tutte le infrastrutture delle zone di recente conquista. La gerarchia dell’esercito basata su unità che “si avvicendano” e di cui una minoranza è composta da stranieri privi di esperienza sono fattori che rafforzano l’aspetto gerarchico e diminuiscono il rischio di insubordinazione, per non parlare poi dei bambini-soldato. Le donne vengono incaricate di altri compiti, come il reclutamento delle donne da sposare ai capi militari, la perquisizione e la rapina delle prigioniere prima della loro vendita ecc.

Inoltre l’IS dispone oggi di materiali militari sottratti all’esercito siriano. Ha messo le mani su un quarto delle dotazioni dell’esercito iracheno (humvee, missili e altri armamenti pesanti), spesso di fabbricazione americana e abbandonati dalla pletorica armata irachena a Mosul, e questo lo rende uno Stato forte. In termini di armi e di uomini sembra godere di una superiorità rispetto alle forze della regione del Kurdistan. L’IS garantisce il mantenimento dei suoi combattenti, dei giovani emarginati e dei mercenari venuti dal mondo intero. La porosità del suo reclutamento lascia supporre una forte infiltrazione. L’Emirato è diventato un Califfato, una monarchia di diritto divino. Il califfo autoproclamato è un capo spirituale e terreno. Il discorso del suo portavoce, Abu Mohammad Al Adnani, ne evidenzia il carattere ultrareazionario: “Musulmani, rifiutate la democrazia, la laicità, il nazionalismo e le altre feci dell’Occidente, tornando alla vostra religione”. Ha ambizioni mondiali e si chiama semplicemente Stato Islamico (IS), chiamando tutti i gruppi jihadisti ad aderire al suo progetto.

I fattori materiali non sono sufficienti a spiegare i crimini dell’IS. Se quest’ultimo non ha ancora creato in modo sistematico tribunali, prigioni o cimiteri, e non ha il “tempo” di uccidere i civili prima di seppellirli, in compenso ha il tempo di violentare le donne, di decapitare i morti dopo averli uccisi con proiettili, di esibire le teste, di coinvolgere bambini in queste scene macabre, di filmarli e di diffondere il tutto su Internet. Tutto ciò risponde più che altro a una logica di terrore, piuttosto che a una logica puramente economica, con gli effetti della prima che compensano le carenze della seconda. Lo statuto che governa la vita a Mosul consiste in una serie di divieti, e non in un progetto sociale. Il mancato rispetto degli stessi è passibile di “esecuzione, crocifissione, amputazione delle braccia e delle gambe, o di condanna all’esilio”. A Mosul le banche riaprono unicamente per i privati che non fanno parte del vecchio sistema statale e che non sono membri di alcuna minoranza.

Abbandonato ufficialmente dagli Stati del Golfo, l’IS è riconosciuto da Boko Haram. Costituisce un concorrente per l’Emirato Islamico dell’Afghanistan, per quello del Caucaso, o per l’AQMI e l’ AQPA. L’IS ha una propria base stabile solo in Iraq e in Siria. Delle manifestazioni a suo sostegno si sono svolte a più riprese in Giordania nel corso degli ultimi tre mesi (Maan, Al Zarqa, Yajouz). I sunniti locali sul cui sostegno punta fanno defezione (le tribù degli Chaitat in Siria, o alcune tribù di Al Anbar in Iraq che lo combattono).

Di natura borghese e parassitaria, ultrareazionario nella sua ideologia e controrivoluzionario nella pratica, l’IS è in ultima, ma anche in prima analisi “una banda di uomini armati”, vale a dire la definizione di Stato proposta da Lenin ed Engels [2].

[1] 50.000 a metà agosto secondo l’Osservatorio Siriano dei Diritti dell’Uomo
[2] Formula utilizzata da Engels nell’”Anti-Duhring”, prima di essere ripresa da Lenin in “Stato e rivoluzione”

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