FOCUS UCRAINA / Unione Eurasiatica: divisi alla meta

Con un intervento particolarmente aggressivo nei toni, il presidente russo Putin mette in dubbio la legittimità storica del Kazakistan e il presidente kazako Nazarbaev gli risponde che il suo paese può sempre rivedere l’adesione all’Unione eurasiatica. Intanto in Bielorussia il presidente Lukashenko ripristina la “zona di confine” protetta alla frontiera con la Russia, equiparando così quest’ultima a quella con l’Ue.

Per una messa in contesto del conflitto in Ucraina è necessario seguire anche quanto avviene nell’ambito dell’Unione Eurasiatica tra Russia, Kazakistan e Bielorussia che, dopo la recente firma di un accordo tra i tre paesi, prenderà vita a partire dal 1 gennaio 2015. L’Unione avrà in un primo momento una forma molto leggera e l’intenzione è quella di definirne meglio nel tempo l’effettiva portata. Avevamo già affrontato qualche mese fa le forti crepe che esistono nelle relazioni dei tre paesi nell’articolo “Crepe eurasiatiche”, al quale rimandiamo per un background. Le differenze tra i tre paesi eurasiatici sono andate approfondendosi nel corso della crisi ucraina, che ha visto il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko e quello kazako Nursultan Nazarbaev sforzarsi in maniera crescente di tenere una linea di equidistanza tra Mosca e Kiev. Alcuni sviluppi degli ultimi giorni indicano un ulteriore approfondimento delle divergenze tra la Russia e i due partner.

nursultan-nazarbayev

La spaccatura più profonda è quella che si è aperta in seguito ad alcune dichiarazioni pronunciate da Vladimir Putin durante il forum giovanile di Seliger. Una giovane ragazza, scelta dallo stesso presidente russo tra il pubblico, ha posto a Putin una domanda con ogni probabilità concordata in anticipo e formulata in modo non casuale. Nella sua domanda la ragazza, dopo avere espresso il timore di un aumento del nazionalismo in Kazakistan e avere rimproverato i kazaki di non comprendere correttamente le posizioni della Russia, ha chiesto se vi è motivo di “attendersi uno scenario ucraino dopo l’abbandono di Nazarbaev”. Si tratta di una domanda nella quale sono implicite pesanti allusioni, non solo perché il presidente kazako è ormai anziano (74 anni) e il suo paese non ha mai visto un avvicendamento ai vertici, ma anche perché vi è un esplicito riferimento a uno scenario ucraino per il Kazakistan, paese dove il 23% della popolazione è di nazionalità russa (3,8 milioni). Putin, dopo un’introduzione di prammatica, nella quale ha affermato che il paese centroasiatico è “il più stretto alleato e partner strategico” della Russia, ha pronunciato parole che lette attentamente suonano estremamente minacciose. Ha alluso al fatto che il Kazakistan è un paese con ampie aree disabitate, un accenno alla sua popolazione limitata rispetto alla Russia, aggiungendo che deve rimanere all’interno del “mondo russo” (ed è in nome del “mondo russo”, espressione coniata dall’estrema destra e fatta propria dal regime di Putin, che i separatisti in Ucraina hanno avviato la loro azione). Ma, soprattutto, Putin ha affermato che “i kazaki non hanno mai avuto una loro statualità”, parole che implicano una mancanza di legittimità storica per il paese vicino della Russia. Messi insieme, gli elementi della domanda della ragazza e della risposta di Putin si traducono in un chiaro messaggio: “il Kazakistan è parte della sfera imperiale russa, non ha legittimità storica come stato, Nazarbaev è ormai anziano e presto uscirà di scena aprendo la possibilità di una piena inglobazione del paese nel ‘mondo russo’, come sta avvenendo in Ucraina orientale”. La reazione non si è fatta attendere: Nazarbaev ha dichiarato in modo estremamente secco che il suo paese può sempre rivedere la propria decisione di aderire all’Unione Eurasiatica.

lukashenko

Uno sviluppo di portata minore, ma comunque indicativo lo si è avuto anche in Bielorussia. Dal 1995 i confini tra Bielorussia e Russia sono completamente aperti e non vi vengono effettuati verifiche dei documenti delle persone in transito o controlli doganali. Diversa è la situazione al confine tra la Bielorussia, l’Ucraina e i tre paesi Ue con i quali confina il paese: Polonia, Lituania e Lettonia. Lì non solo i controlli vengono effettuati, ma in più esiste ancora la vecchia “zona di confine” di alcuni chilometri di profondità ereditata dal periodo sovietico, alla quale gli stessi bielorussi possono accedere solo con permessi speciali. In modo del tutto inatteso, Lukashenko ha deciso di ripristinare la “zona di confine” anche in corrispondenza della frontiera con la Russia. Il motivo ufficiale è quello di ostacolare i traffici illegali in aumento, e in particolare il narcotraffico. Ma alcuni osservatori hanno rilevato che proprio qualche giorni prima della decisione di Lukashenko le autorità avevano comunicato che era stato registrato un aumento del narcotraffico “da quando la Bielorussia è entrata a fare parte dell’Unione doganale” – il riferimento all’Unione doganale (anticamera all’Unione Eurasiatica) ha una chiara valenza politica. La decisione del presidente bielorusso inoltre tende a porre il confine con la Russia su un livello analogo a quello con i paesi Ue confinanti: sembra cioè un’affermazione di equidistanza tra Unione europea e Unione eurasiatica. Quest’ultima, quindi, ancora prima di avere avuto il suo avvio ufficiale, mostra crepe sempre più profonde dovute a un forte disagio dei due suoi membri minori, sempre più irritati per le politiche imperiali del Cremlino.

Sorge la domanda del perché il Cremlino abbia scelto una linea così dura con le pesanti affermazioni relative al Kazakistan. Non sembra esservi alcun motivo valido, visto che sia Astana che Minsk, nonostante i ripetuti segni di nervosismo, sono fin qui sempre stati fedeli alla partnership con la Russia e il loro atteggiamento nei confronti di Mosca è sempre stato diplomatico. La decisione di Putin di scegliere un’ingiustificata linea dura è quindi un ulteriore segno del fatto che il potere russo ha deciso di perseguire una politica aggressiva nei confronti dei principali paesi ai suoi confini, a prescindere da quali sono le loro posizioni. I suoi obiettivi con ogni probabilità sono quelli di dare sostegno ai propri interessi imperialisti e di compattare i vertici politici ed economici del paese, alimentando allo stesso tempo lo sciovinismo come strumento di unità nazionale nel momento in cui il paese va verso una crisi economica dagli effetti potenzialmente disgreganti.

(a cura di Andrea Ferrario, sulla base dei due seguenti articoli, dei link in essi contenuti e di varie notizie di agenzia: http://thediplomat.com/2014/09/putins-chilling-kazakhstan-comments/; http://www.gazeta.ru/politics/2014/09/06_a_6205081.shtml)

Annunci

I commenti sono chiusi.