FOCUS UCRAINA / Come si vive a Lugansk assediata

di Nikolay Semenov, dal sito Slon, 14 luglio 2014

Un reportage da Lugansk, città prossima ai confini tra Ucraina e Russia che è assediata dalle forze ucraine e controllata dai separatisti. Ormai nell’Ucraina orientale si assiste a scene di guerra aperta, mentre emergono sempre più testimonianze riguardo ai rapimenti e alle torture messi sistematicamente in atto dalle forze separatiste.

[In questo reportage da Lugansk viene descritta con efficacia la situazione di guerra a tutto campo che ormai ha coinvolto questa città di quasi 500.000 abitanti e le sue aree circostanti, così come sta avvenendo anche intorno a Donetsk. Nella seconda parte dell’articolo l’autore denuncia i rapimenti e le torture che vengono sistematicamente compiuti dai separatisti. Si tratta di una delle numerose testimonianze riguardanti questi tipi di crimini che stanno giungendo in questi giorni dalla regione, soprattutto dopo la liberazione di Slavyansk. Il tema viene affrontato in modo documentato e particolareggiato da un lungo reportage del quotidiano Le Monde (disponibile solo in francese: http://s1.lemde.fr/mmpub/edt/zip/20140711/113614/) e da un rapporto di Amnesty International (http://www.amnesty.it/ucraina-aumentano-prove-rapimenti-torture), che segnala anche alcuni singoli casi attribuibili alla parte ucraina – Crisi Globale]

Il sei luglio le autorità ucraine hanno annunciato l’assedio della regione controllata dai separatisti. Per quasi una settimana c’è stata calma, ma poi la vita nella città di Lugansk è diventata quasi impossibile. I militari ucraini e i separatisti sparano gli uni contro gli altri mentre in mezzo si trova la popolazione civile e distruggendo la città. Il rischio di morire è alto, e non solo a causa dei combattimenti.

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Spara, uccidi
Non è chiaro chi attualmente comandi i separatisti di Lugansk. Il governatore popolare Valeriy Bolotov si è ritirato a inizio luglio nella sua città di origine, Stakhanov, e forse è stato anche estromesso dalla dirigenza della “Repubblica Popolare di Lugansk” (RPL). Secondo alcune voci si sarebbe dato all’alcool. Nel frattempo l’esercito della “repubblica” ha scelto una strategia di resistenza del tutto folle. Per un’intera settimana hanno sparato contro l’esercito ucraino da postazioni nella città. Per esempio, venerdì mattina un lanciarazzi multiplo Grad si è posizionato direttamente nel territorio dei quartieri Sud, un complesso residenziale densamente abitato. Non si capisce quale sia la logica militare di questo schieramento. A parte il fatto che, evidentemente, i separatisti provocano le forze ucraine nel tentativo di spingerle a rispondere ai colpi sparando sulla città. Domenica a quanto sembra ci sono riusciti: il quartiere Sud è stato oggetto di colpi di artiglieria. I proiettili sono caduti anche sull’edificio di una scuola e le case vicine sono state danneggiate dall’onda dell’esplosione.

Alcun giorni fa nell’area della stazione ferroviaria è successo qualcosa di simile: quando al binario è arrivato il treno per Kharkov e la gente ha cominciato a salirvi, dal parco 1° maggio (a fianco della stazione) ha cominciato a sparare un lanciarazzi Grad: ha sparato due colpi contro le forze ucraine ed è fuggito. I proiettili di risposta per un miracolo non sono caduti sul binario, dove la gente si è gettata sotto il treno per proteggersi. Colpi di mortai mobili pendono di mira case, scuole, ospedali. Ci sono testimonianze perfino di un Grad schierato accanto a un reparto di maternità nel quartiere Yakira. “E’ arrivato un lanciarazzi multiplo Grad e ha sparato colpi, poi si è ritirato”, comunicano dall’ospedale.

La situazione in città è tale che comprendere chi spara, da quale posizione e contro quale obiettivo è difficile. “Qui intorno non fa altro che rimbombare, a casa i vetri vanno in pezzi. Andiamo ogni giorno alla nostra dacia, lì se succede qualcosa ci possiamo nascondere in un cespuglio di lamponi”, dicono sorridendo due anziani coniugi. Solo che non tutti sono del loro umore. Giovedì sera un mortaio ha colpito un autobus che trasportava minatori, quattro di loro sono morti e un numero di tre volte superiore ha riportato ferite. Nel quartiere Shevchenko (quasi in centro città) una donna è morta sul balcone del suo appartamento. A quanto pare è stata colpita da una scheggia.

Il colpi delle armi leggere ormai non fanno più impressione a nessuno. In varie parti della città si possono sentire raffiche di colpi, ma non si capisce chi stia sparando a chi – per ora non ci sono militari ucraini nella città. Un’idea dell’entità di quanto sta accadendo la danno i comunicati dell’amministrazione cittadina. Incendi, finestre distrutte dalle ondate di esplosioni, linee elettriche interrotte, proiettili vaganti – è questa la routine quotidiana di Lugansk.

Ruba, rapisci
Sono all’ordine del giorno anche le rapine e i rapimenti di persone. Per esempio, recentemente è stato rapito il figlio del rettore dell’Università medica di Lugansk, e qualche giorno fa il governo della RPL ha dichiarato che si era privato “con spirito di sacrificio” di mezzo milione di hryvne affinché i separatisti potessero “acquistare pallottole”. Successivamente sono stati rapiti due imprenditori locali (padre e figlio) e la loro casa è stata saccheggiata. Le informazioni sui rapimenti vengono monitorate e raccolte attivamente nei social network. Chi sa mai che nell’elenco degli ostaggi non si trovi un amico o un parente. Non sempre però i rapimenti sono di carattere “commerciale”: nelle “prigioni” dei separatisti si può finire anche per motivi politici. Per esempio, un mio conoscente ha passato due settimane in arresto nel sotterraneo della SBU di Lugansk solo per essere stato troppo loquace. Un giorno pronunci ad alta voce un paio di insulti contro la RPL e il giorno dopo al lavoro vengono a cercarti un paio di persone armate di mitragliatore. A lui è andata bene: lo hanno rilasciato quasi illeso come persona che si è dichiarata pentita. Altri suoi compagni di prigionia se la sono passata molto peggio: ad alcuni hanno spaccato la testa con un martello, altri sono stati mutilati nelle “camere di tortura”. Il suo racconto delle atrocità commesse dai separatisti è stato confermato dalle testimonianze di altre vittime. Aleksandr Mangush, studente di Lugansk, è stato torturato con la corrente elettrica e a sua madre è stato detto che il figlio sarebbe stato fucilato. Alla fine il ragazzo è stato salvato pagando un riscatto di 60.000 dollari.

E’ difficile stabilire il numero degli “arrestati”. I media riferiscono solo dei casi più eclatanti ed è probabile inoltre che molte famiglie preferiscano pagare un riscatto senza parlare. In città la polizia non c’è più dalla primavera e l’unica soluzione per risolvere ogni singolo caso è trattare con i rapitori, vale a dire con i separatisti. Si racconta che gli arrestati vengano mandati a scavare trincee nelle zone di combattimento, ma non ci sono testimonianze affidabili su quale sia il loro destino – con molti di loro non ci sono stati più contatti dal momento del sequestro. Quella dell’”arresto” dopo tutto non è la peggiore delle varianti. Il figlio di un mio conoscente è stato fucilato per avere violato il coprifuoco: a quanto pare il ragazzo ha cercato di fuggire da una pattuglia della RPL. E con gli uomini della RPL è meglio non discutere. Alcun giorni fa gli insorti hanno collocato un mortaio nell’area dello stabilimento “Otkyabrskoy Revolyutsiy” e hanno cominciato a sparare in qualche direzione. Un gruppo di persone che passava accanto ha chiesto loro di spostarsi più lontano dalle case abitate. In risposta i combattenti hanno semplicemente sparato contro il gruppo con i loro fucili automatici: quattro persone sono rimaste ferite. Sequestrano non solo persone, soldi e automobili, ma anche appartamenti. “Il 10 luglio persone armate di mitragliatore e in mimetica hanno preso possesso degli edifici N. 53 e N. 55A della via Karmelyuk”, comunicano le autorità. Non sorprende. Quando i combattenti della RPL hanno arrestato l’insegnate di storia dell’Ucraina Vladimir Semistyagu, anche a lui è stato portato via l’appartamento, che i separatisti hanno intestato a un altra persona. E non è difficile indovinare cosa succederà con le abitazioni abbandonate. A Lugansk ormai non è raro incontrare interi edifici semiabbandonati.

Gli eventi in corso nella città dipingono un quadro angosciante. I separatisti evidentemente non dispongono di forze sufficienti per fare fronte all’esercito ucraino. Ma a quanto pare hanno deciso di rimandare a ogni costo la propria fine. Anche al costo di sacrificare la popolazione e le città che si sono messi a difendere dalla “giunta golpista” e che adesso stanno trasformando nel loro scudo umano. La gente locale non ha alcun desiderio di entrare a fare parte dell’esercito della RPL: le file le si può vedere alla stazione, e non ai punti di reclutamento degli insorti. Uccisioni, rapine, sequestri di persona: sono cose che accadono ormai quotidianamente in una città in via di distruzione. Qui e là si vedono edifici senza vetri che recano tracce di proiettili, si sentono continuamente spari ed esplosioni. E nei social network continua ininterrotto lo scambio di informazioni in tempo reale: “Kambrod, cosa succede da voi?”, “Centro, da dove stanno sparando?”, Quartiere Aviacentr, come vanno le cose da voi?”.

Domenica sono cominciati combattimenti nella periferia della città: le forze ucraine si sono avvicinate ai confini del centro abitato non solo da nord, ma anche da sud. Cosa ne sarà di Lugansk, se cominceranno combattimenti a pieno campo per la città, non lo può dire nessuno, ma ci sono ben pochi motivi per essere ottimisti.

 

 

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