FOCUS UCRAINA / La nuova configurazione nell’Ucraina orientale

di Aleksey Makarkin, da Politcom.ru, 7 luglio 2014

Un’analisi chiara e approfondita degli sviluppi degli ultimi giorni nell’Ucraina Orientale e dei loro retroscena: le lotte intestine che dilaniano i separatisti, la possibile creazione di una “dittatura di Strelkov” e le difficoltà che la politica del Cremlino sta incontrando sul terreno.

La caduta di Slavyansk ha creato una nuova situazione nell’Ucraina Orientale. Le forze armate ucraine hanno preso il controllo dell’area nord-occidentale della Regione di Donetsk che veniva ritenuta uno dei punti di sostegno fondamentali della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) e della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL). Igor Strelkov è riuscito con la maggior parte dei suoi reparti ad aprirsi un varco da Slavyansk verso Donetsk, dove ha cominciato a rivendicare il ruolo di leader militare della RPD (e, forse, anche della RPL). Il presidente Petro Poroshenko ha dichiarato che non ci sarà più una tregua unilaterale da parte dell’Ucraina.

doneck difesa

L’offensiva ucraina
Per l’Ucraina la conquista di Slavyansk, che era un simbolo della resistenza a Kiev, riveste una particolare importanza. Poroshenko ha ottenuto il successo che la società ucraina si attendeva da lui. Sotto la sua presidenza vi è stata prima la riconquista di Mariupol (la seconda città in ordine di grandezza della regione di Donetsk, centro dell’industria metalmeccanica e feudo dell’oligarca Rinat Akhmetov), alla quale ha fatto seguito una possente offensiva lungo alcune direzioni, le principali delle quali sono state quella dei confini (con l’obiettivo di riprendere il controllo su tutti i punti del confine russo-ucraino), quella di Slavyansk e quella di Lugansk. Allo stesso tempo reparti ucraini hanno cominciato a marciare verso Donetsk da ovest, cercando di aprirsi un varco fino all’aeroporto della città, controllato dalle forze armate dell’Ucraina che assediano i “repubblicani”.
Per ora le forze ucraine non sono riuscite a raggiungere per intero i loro obiettivi sul confine: dei tre punti di confine nella regione di Lugansk che erano controllati dalla RPL, e cioè Izvarino, Krasny Partizan e Dolzhanskoe, solo l’ultimo ha visto l’abbandono da parte dei “repubblicani”. Le aree di Izvarino e Krasny Partizan si trovano tuttavia sotto il fuoco dei militari ucraini e questo rende più difficile l’afflusso di volontari e di rifornimenti militari a Lugansk (ma non lo interrompe del tutto). Per ora la presa di Lugansk non è riuscita, anche se i combattimenti sono già giunti alla sua periferia. Gli ucraini sono riusciti ad aprirsi un varco verso la città da nord, dopo i sanguinosi combattimenti per il centro abitato di Metallist. Allo stesso tempo la via da nord-est – che passa attraverso il centro abitato di Stanitsa Luganskaya – attualmente è chiusa dai combattenti della RPL provenienti dalle fila dei cosacchi che abitano compattamente l’area. I cosacchi locali sono una delle basi di sostegno principali e più combattive delle “repubbliche” e si identificano storicamente con la Russia. L’efficacia dei cosacchi provenienti dalla Russia che si trovano sul territorio delle regioni di Donetsk e Lugansk è invece più che discutibile: si tratta in parte di cosacchi del Don guidati dall’ataman Nikolay Kozitsyn, accusati di tradimento da parte della dirigenza della RPL.
La parte ucraina ha conseguito i propri maggiori successi a nord-ovest, dove dopo la ritirata di Strelkov da Slavyansk i “repubblicani”, tra il 5 e il 6 luglio, hanno abbandonato anche Kramatorsk, Druzhkovka, Konstantinovka e Artemovsk. Kramatorsk faceva parte di un unico agglomerato con Slavyansk e non aveva un ruolo militare autonomo, mentre nelle tre altre città si trovavano solo piccole guarnigioni di separatisti, il cui compito era unicamente quello di fare sentire una propria presenza (ma anche entro questi limiti erano in grado di controllare il comportamento delle autorità locali, che sono state costrette a dichiarare la loro fedeltà alla RPD).
Attualmente le forze ucraine, liberatesi dal peso dell’assedio di Slavyansk, possono proseguire l’avanzata in due direzioni. La prima è quella che passa attraverso Seversk per giungere fino a Lisichansk e a Severodonetsk, dove si trovano i reparti di Aleksey Mozgovoy (ex solista di un coro maschile e collaboratore del commissariato di leva locale), che è in conflitto con la dirigenza della RPL. Mozgovoy è stato l’unico comandante che ha cercato di recarsi in aiuto di Strelkov assediato a Slavyansk – i suoi reparti agivano dalle retrovie e sono riusciti a sottrarre agli ucraini il controllo della città di Seversk e del villaggio di Zakotnoe, che avevano appena conquistato. Solo che non sono riusciti a proseguire la loro marcia e Mozgovoy, dopo la conquista di Slavyansk, ha cominciato a “ritirare” le proprie formazioni di nuovo a Lisichansk. Il 6 luglio gli ucraini hanno riconquistato Zakotnoe e si sono diretti verso Seversk dove, secondo fonti internet, è rimasta solo la retroguardia di Mozgovoy.
La seconda direzione è quella che da Artemovsk e Konstantinovka va fino a Gorlovka, l’ultima città di grandi dimensioni prima di Donetsk giugendo da nord. Gorlovka è controllata dal comandante Igor Bezler detto Bes (il Demonio), ex tenente colonnello dell’esercito russo che all’inizio degli anni duemila si è trasferito in Ucraina. A Gorlovka dirigeva una ditta di pompe funebri (è stato licenziato dopo essere stato accusato di appropriazione indebita) e poi si è occupato di servizi di guardia del corpo. Bezler non si sottopone alla dirigenza della RPD ed è noto per le proprie posizioni autonome – ha la sua base nei minatori locali e si può permettere una linea “autonomista”. Ora però non è più possibile.
Le autorità ucraine, insieme all’elemento militare esibiscono anche quello pacifico. Un precedente di questo atteggiamento è stato quello di Mariupol, dove non ci sono state retate di massa, solo che a differenza di questa città per le autorità [a Slavyansk e nelle altre città riconquistate] è più difficile trovare sostegno negli organi di potere locali. Se a Mariupol questi ultimi avevano condotto un doppio gioco, cercando di non entrare in conflitto con i “repubblicani” ma allo stesso tempo di non rompere con Kiev (nella città sia il referendum dei “repubblicani” sia le elezioni presidenziali si sono svolti senza una particolare partecipazione), nelle città dell’area nord-occidentale sono completamente allo sbando. Per questo motivo in queste ultime vengono applicati altri metodi – per esempio, a Slavyansk l’organizzazione degli aiuti militari è stata curata sia dal governatore della regione di Donetsk, Sergey Taruta, sia dal suo collega di Kharkov, Igor Baluta, un protetto del ministro degli interni Arsen Avakov. E a Druzhkovka insieme ai militari è entrato in città anche il deputato della Rada del partito UDAR Egor Firsov, il quale ha innalzato sull’edificio del consiglio comunale la bandiera ucraina, dando ordini alla dirigenza locale con la minaccia di punirla se non li avesse eseguiti. Poroshenko ha disposto di trasformare Slavyansk conquistata in un modello di attenzione per la popolazione locale – il 6 luglio nella città si sono formate file per i prodotti alimentari trasportati da altre regioni. I soldati ucraini si compiacciono di farsi fotografare con gli abitanti locali (lo stesso avevano fatti gli “omini verdi” russi, con la differenza che i militari ucraini non sono mascherati). A Slavyansk e a Kramatorsk hanno ricominciato a pagare le pensioni, che in precedenza erano state bloccate dalle autorità ucraine (affinché non cadessero nelle mani di Strelkov). Allo stesso tempo questa esibita benevolenza è accompagnata da altre misure di “filtrazione” non altrettanto pubblicizzate. Per esempio, sono stati arrestati tutti i poliziotti di Slavyansk, il cui comportamento durante l’occupazione della città è ora oggetto di esame – l’ordine nella città verrà mantenuto da uomini del ministero dell’interno giunti da altre regioni. Nelle altre città conquistate dagli ucraini la polizia per ora non è oggetto di alcuna misura, ma vengono promesse indagini. Inoltre è in corso l’individuazione dei sostenitori della RPD tra la popolazione locale – domenica 6 luglio nella piazza centrale di Slavyansk, durante la distribuzione del cibo, sono stati arrestati tre uomini consegnati da loro concittadini. Evidentemente questo processo è ancora in corso, come è avvenuto a Mariupol.

strelkov dopo slavyansk

Il fattore Strelkov: una dittatura militare?
Dopo la ritirata da Slavyansk, Strelkov, arrivato a Donetsk, ha fatto una serie di dichiarazioni. Si è proclamato comandante militare della città e ha annunciato l’intenzione di creare un consiglio dei comandanti che, evidentemente, si assumerà la guida suprema della RPD e, come minimo, di parte della RPL. Del consiglio entreranno a fare parte, con ogni probabilità, Mozgovoy e Bezler (che Strelkov ha incontrato lungo la via da Slavyansk a Donetsk). La decisione di Strelkov di diventare il comandante militare di Donetsk appare a prima vista inattesa, visto che comunque ufficialmente era già il ministro della difesa della RPD. Ma la sua decisione non ha nulla di strano: a maggio questa carica era stata assunta dal comandante della sezione locale dell’organizzazione Oplot, Aleksandr Zakharchenko, che è dislocata a difesa del consiglio comunale di Donetsk (e che secondo alcune fonti è in amichevoli rapporti con la sua dirigenza). Zakharchenko è un alleato dell’ex comandante della sezione di Donetsk delle forze speciali “Alfa”, Aleksandr Khodakovsky, che ufficialmente è il capo dei Servizi di sicurezza della RPD e di fatto comanda il battaglione Vostok (nella Donetsk di oggi la presenza nelle forze armate reali è molto più importante del rivestire una carica effimera). Khodakovsky è impopolare presso molti attivisti della RPD – l’azione più vasta che ha organizzato, cioè il tentativo di conquistare l’aeroporto di Donetsk, è finita disastrosamente e con un grande numero di vittime. Non ha avuto successo nemmeno un’altra sua operazione, il tentativo di conquistare il punto di confine di Marinovka, dopo il quale i “repubblicani” sono stati costretti a salvarsi sul territorio russo. Khodakovsky inoltre viene sospettato di essere un alleato dell’oligarca Rinat Akhmetov: sono stati i suoi uomini, insieme a quelli di Oplot, a impedire ai sostenitori più radicali delle “repubbliche” di entrare nella residenza di Akhmetov abbandonata da quest’ultimo. [Quest’ultima informazione è esatta, ma per completezza va detto che quel giorno, il 25 maggio, a impedire l’accesso alla residenza era stato anche il “premier” della RPD, Boroday, stretto collaboratore di Strelkov, che aveva dichiarato ai presenti che i beni di Akhmetov non andavano toccati perché erano in corso trattative con lui – N.d.T.].
L’1-2 luglio a Donetsk vi era stato uno scontro armato tra i sostenitori di Khodakovsky e Zakharchenko, da una parte, e quelli di Bezler, dall’altra. Gli uomini di Bezler hanno occupato una parte dell’edificio della direzione locale del Ministero degli interni, diretta dal generale Konstantin Pozhidaev, vicino ad Akhmetov. Oplot e il battaglione Vostok sono accorsi a liberare l’edificio riuscendo a scacciare gli uomini di Bezler dalla città. E’ significativo che Aleksandr Boroday, premier della RPD, si sia schierato dalla parte di Oplot e Vostok – un suo rappresentante ufficiale ha dichiarato quanto segue: “Igor Bezler detto Bes ha occupato con un suo reparto l’edificio del Ministero degli interni. Attualmente è in corso un’operazione antiterroristica e se i terroristi opporranno resistenza verranno annientati”. Alla fine nel caso in questione non c’è stato il ricorso a misure estreme.
In questa situazione gli interessi di Khodakovsky e Zakharchenko, da una parte, e di Strelkov, dall’altra, potrebbero scontrarsi in modo molto forte. Domenica 6 maggio a Donetsk si è svolta una manifestazione alla quale hanno preso parte più di 3.000 persone (una cifra notevole per gli standard della RPD) durante la quale è stata attivamente promossa l’idea della necessità di una leadership di Strelkov ed è stato sottolineato l’eroismo di quest’ultimo. Una posizione di questo tipo è stata assunta, tra gli altri, anche dal “governatore popolare” Pavel Gubarev, che non riveste alcuna carica ufficiale all’interno della RPD, ma è stato all’origine del movimento radicale filorusso e gode di autorità tra le ali più radicali dei sostenitori della “repubblica”. Nella serata dello stesso giorno in internet è stato diffuso un comunicato non confermato secondo il quale Khodakovsky, con le sue guardie del corpo, avrebbe abbandonato Donetsk – si tratta in ogni caso di un segno del fatto che sono in corso lotte intestine.
Per Strelkov gli attivisti “di Donetsk” della RPD sono un gruppo, come minimo, di funzionari inefficaci, che non gli hanno fornito alcun sostegno concreto durante il lungo assedio di Slavyansk. Non è chiaro in quale misura rientri o meno in questo gruppo il premier Boroday, che da una parte ha un’amicizia di lunga data con Strelkov, ma dall’altra collabora strettamente con Khodakovsky e ha preso parte alle consultazioni con Kiev alle quali ha preso parte il politico Viktor Medvedchuk, a sua volta strettamente legato a Vladimir Putin (per Strelkov invece ogni compromesso con la parte ucraina è del tutto inaccettabile). A quanto pare Strelkov non ha critiche da rivolgere a Bezler – la guarnigione di quest’ultimo a Gorlovka non è sufficientemente grande (secondo alcune stime, non più di mille uomini con un diverso grado di capacità di combattimento) per condurre operazioni offensive. La situazione di Bezler non è ottimale nemmeno per quanto riguarda le armi, tanto che ha inviato un uomo a lui vicino, Vladimir Kolosnyuk, ad acquistarne nella città ucraina di Berdyansk (dove il 1° luglio è stato arrestato da uomini delle forze di sicurezza ucraine).
Se Strelkov riuscirà a prendere realmente il potere a Donetsk la RPD potrebbe assumere nei confronti delle autorità ucraine una posizione ancora più radicale e intransigente di quella attuale. Il territorio che si troverà sotto il suo controllo si trasformerà in un accampamento militare dove non verrà rispettata alcuna formalità nei confronti dei funzionari della RPD di qualsivoglia rango (ricordiamo che tempo fa Strelkov aveva rimosso dall’incarico e fatto arrestare il “sindaco popolare” di Slavyansk, Vladimir Ponomarev). Tanto più che gli organi ufficiali della RPD già non godono di una particolare autorità – tra le altre cose, si trova agli arresti lo speaker del suo parlamento, Vladimir Makovich, accusato di avere preso parte all’avventata azione contro una base militare ucraina che ha portato alla morte di un teleoperatore russo.

I rischi di un eventuale “regime di Strelkov”
Ma la realizzazione di questi piani può dare luogo ad alcuni rischi. In primo luogo, un’offensiva dell’esercito ucraino. L’indice della misura in cui Strelkov è in grado di essere comandante in capo di Donetsk dipenderà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane da alcuni fattori, come la sua capacità di aiutare Bezler nella difesa di Gorlovka, di fermare le forze di Kiev che stanno avanzando verso Donetsk e di conquistare l’aeroporto della città, l’unica testa di ponte delle forze ucraine nella città. Solo che adempiere contemporaneamente questi tre compiti è eccezionalmente difficile e le forze disponibili potrebbero semplicemente rivelarsi insufficienti.
Il secondo rischio riguarda gli umori della popolazione, che stanno prendendo una piega sfavorevole alle “repubbliche” a causa del trascinarsi della guerra e dell’aumento del numero delle vittime, ivi compreso nelle città. Il 21 giugno è giunta la notizia che abitanti del villaggio di Shabelkovka, nei pressi di Kramatorsk, hanno smantellato un posto di blocco della RPD scacciandone gli uomini che lo presidiavano (il posto di blocco però in breve tempo è stato ripristinato e gli organizzatori dell’azione sono stati arrestati dai separatisti). A fine giugno gli abitanti del villaggio di Piskunovka, vicino a Slavyansk, sono scesi in strada impedendo agli uomini di Strelkov di insediarvi proprie posizioni (successivamente Strelkov ha affermato che le forze ucraine hanno ugualmente aperto il fuoco su questo centro abitato). Negli ultimi giorni dei combattimenti per la conquista di Slavyansk le forze di Strelkov sono state abbandonate da tre reparti guidate dai comandanti Berkut, Filin e Miner (a giudicare dagli pseudonimi almeno uno di loro, Berkut, è un cittadino ucraino e, probabilmente, era un collaboratore del noto reparto delle forze speciali). Strelkov ha inoltre bollato come “traditore” e “disertore” il comandante Motorola, del quale si sa che è un cittadino russo.
E’ indicativo anche il fatto che Bezler si stia attivando per correggere la propria immagine di comandante spietato e disposto a tutto, capace di spaventare la popolazione. Orkhan Dzhemal, reporter di Forbes [edizione russa], ha visitato Gorlovka e sostiene che Bezler, pur riconoscendo l’autorità di Strelkov, ha un atteggiamento critico nei confronti delle sue modalità di conduzione della guerra: la sua opinione è che i combattimenti non si debbano svolgere nelle città, ma ai loro margini per non esporre a rischi gli abitanti locali. Dzhemal ha inoltre descritto il modo umano in cui questo comandante si comporterebbe con gli ufficiali ucraini prigionieri (ma non con i membri della Guardia Nazionale, che vengono fucilati dai suoi uomini).
Il terzo rischio è rappresentato dalla posizione della Russia che, come è facile immaginarsi, punta sui più moderati e cerca di prendere le distanze dai più radicali, che non solo sono ingovernabili, ma hanno un atteggiamento sempre più critico nei confronti delle autorità russe e nei confronti dello stesso Putin. “Oggi Putin sta tradendo non solo la RPD e la RPL, ma anche se stesso, la Russia e tutti noi”, ha dichiarato Strelkov in una sua lettera già il 16 giugno, quando non aveva ancora perso le speranze di riuscire a mantenere il controllo di Slavyansk grazie a un aumento del sostegno della Russia. Da allora le sue simpatie nei confronti del presidente russo chiaramente non sono aumentate. In compenso il nome di Strelkov ora viene attivamente sfruttato dai nazionalisti russi che nel 2011-2013 avevano preso parte al movimento di protesta a Mosca e attualmente hanno rotto con i democratici con i quali, per motivi contingenti, avevano allora stretto un’alleanza, senza però per questo diventare dei “putinisti”. Per loro la guerra nell’Ucraina Orientale è l’inizio della formazione di uno stato russo e Strelkov è il potenziale leader di un movimento nazionale (gli viene cioè attribuito lo stesso ruolo che il colonnello Vladimir Kvachkov non è stato in grado di adempiere con successo, trasformandosi in una figura marginale).
La sopravvivenza delle “repubbliche” dipende tuttavia completamente dal sostegno della Russia e questo limita le opportunità di Strelkov. Inoltre è già stata avviata un’attiva campagna di informazione contro Strelkov, nel corso della quale figure vicine al Cremlino accusano lui personalmente e i suoi sottoposti di infedeltà nei confronti delle autorità russe. Sergey Kurginyan [politico e conduttore televisivo], per esempio, ha dichiarato che “Strelkov deve fornire spiegazioni ai suoi uomini, al consiglio dei comandanti militari della Nuova Russia e al popolo, al quale ha fatto un lavaggio di cervello. Perché ha abbandonato Slavyansk lasciandola ai banderisti?”. Lo scrittore Bagirov da parte sua ha usato parole non meno crude: “Io sono una persona fedele a Putin, e non a Strelkov. E non guarderò mai positivamente a una persona che ha cercato di esporre Putin ad aperte provocazioni o a dichiarazioni provocatorie”.
A quanto pare nell’Ucraina Orientale la Russia si trova di fronte a un grave problema – una parte dei suoi sostenitori considera gli eventi in corso come una “guerra santa”, e questo crea degli ostacoli allo spazio di manovra delle autorità russe per cercare di conservare la propria capacità di esercitare un’influenza in Ucraina, sfuggendo allo stesso tempo alle sanzioni occidentali. Queste manovre si scontrano immancabilmente con la logica “militare” nell’ambito della quale gli argomenti socio-economici perdono ogni rilevanza.

Aleksey Makarkin è il primo vicepresidente del Centro per le tecnologie politiche

(traduzione dal russo di Andrea Ferrario)

 

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