FOCUS UCRAINA / Prove di pace nella sinistra post-sovietica – 3

In questa terza puntata della nostra rassegna sul dibattito nella sinistra radicale ucraina e russa riguardo all’appello “Fermare la guerra in Ucraina” riportiamo una dettagliata dichiarazione del gruppo Opposizione di Sinistra. La posizione di OS , tra le altre cose, richiama l’attenzione sulla presenza di neofascisti dall’una e dall’altra parte della barricata, sul ruolo fondamentale svolto dagli oligarchi e sul fatto che le organizzazioni dei lavoratori hanno i requisiti per essere garanti di una vera pace. Segnaliamo che nel frattempo è uscita anche la posizione degli anarchici dell’Unione Autonoma dei Lavoratori in varie lingue, tra cui l’italiano.

 

PROTEZIONE DELLE VITE UMANE, DENAZIFICAZIONE, SCIOPERO GENERALE

del collettivo di Opposizione di Sinistra, da Gaslo, 15 giugno 2014

Innanzitutto le persone che vivono nei centri abitati devono essere protette dalle azioni militari. I passi successivi devono essere l’eliminazione dei neonazisti dalla partecipazione alle azioni militari di entrambe le parti, poiché sono i principali fomentatori della guerra. Le cause del conflitto possono essere superate risolvendo la crisi sociale alla cui origine c’è lo strapotere degli oligarchi.

Si possono avere posizioni diverse riguardo a Maidan e all’evoluzione del suo movimento di massa, così come riguardo al diritto democratico delle persone all’autodeterminazione e all’autonomia. Non si può invece non condannare il fatto che vengano causate vittime tra la popolazione civile e non si può non vedere che l’uso di armi pesanti in aree densamente abitate delle regioni di Donetsk e Lugansk causa ogni notte nuove vittime. L’impiego dell’artiglieria e di lanciamine viene riconosciuto da tutte le parti del conflitto. Per chi muore non fa alcuna differenza se i colpi sparati erano diretti o meno contro una casa abitata e quale parte del conflitto spara più spesso contro i quartieri residenziali.

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1) Prima ancora di risolvere qualsiasi aspetto dell’ordinamento e della costituzione dell’Ucraina è necessario cessare il fuoco. Chiediamo un cessate il fuoco immediato e il ritiro delle armi pesanti dai centri abitati. E’ necessario condurre direttamente con i comandanti sul campo trattative per il cessate il fuoco, per la liberazione degli ostaggi (e come ostaggi oggi ci sono intere città) e per la creazione di corridoi umanitari. Tali trattative possono essere condotte anche con i peggiori terroristi, con tutti coloro con i quali può essere utile dialogare, perfino con Strelkov, Abver e Bes, se possono davvero garantire un cessate il fuoco. Allo stesso tempo siamo categoricamente contrari a qualsiasi discussione con i terroristi riguardo a questioni politiche. Il futuro ordinamento statale e la formazione di nuovi organi di potere rappresentativi potranno essere oggetto di discussioni solo con i rappresentanti delle municipalità locali e non con combattenti fanatici.

2) E’ possibile fare recedere il conflitto solo alla condizione di cessare i rifornimenti di armi che in grande quantità cadono nelle mani di gruppi semiautonomi non sottoposti ad alcun controllo, e di impedire l’afflusso di nuovi mercenari provenienti da altri paesi e regioni che si uniscono a tali gruppi. Questi mercenari non tengono in alcun conto gli interessi della popolazione locale e sono interessati più a un proseguimento della guerra fino alla “fine vittoriosa” che alla ricerca di compromessi e a una soluzione pacifica del conflitto. Chiediamo quindi ai governi della Federazione Russa e dell’Ucraina di garantire una protezione affidabile dei confini statali e di impedire che nel territorio delle regioni di Lugansk e Donetsk entrino armi e persone armate di qualsivoglia tipo.

Contemporaneamente è necessario cessare di giocare con l’Ucraina come una carta nell’ambito delle contrapposizioni tra Usa, Ue e Federazione Russa, che stanno lottando per spartirsi zone di influenza nei continenti, contrapposizioni delle quali diventano vittime anche abitanti pacifici dell’Ucraina. Per questo insieme alla condanna delle azioni della Russia richiediamo anche la cessazione di ogni coinvolgimento nel conflitto, e di ogni tentativo di alimentarlo, da parte degli stati occidentali.

La responsabilità della penetrazione dei combattenti nel territorio dell’Ucraina è della Russia. Anche la responsabilità della cessazione delle forniture di nuove armi e di mercenari stranieri nella regione spetta in primo luogo alla Federazione Russa. Allo stesso tempo, è al governo ucraino che spetta il dovere di non consentire nella zona in cui viene condotta l’operazione antiterroristica (ATO) la presenza di “battaglioni volontari” semipartigiani con uno status e con poteri non chiariti. I battaglioni volontari “Ucraina”, “Azov” e di altro tipo ricorrono spesso ad azioni di provocazione, non facendo altro che consolidare la popolazione locale intorno ai terroristi, i quali paradossalmente vengono considerati dagli abitanti come se fossero dei loro difensori. Questi battaglioni, così come i mercenari russi, sono politicamente interessati a un continuamento della guerra.

3) Il fattore principale che ostacola una soluzione politica della crisi e mina la fiducia nelle istituzioni statali nelle regioni di Lugansk e Donetsk è la presenza in entrambe le parti del conflitto di nazionalisti dell’estrema destra e spesso anche di soggetti apertamente neonazisti. Della direzione della ATO, e in particolare nel comando e tra gli effettivi dei “battaglioni volontari” ucraini, sono entrati a fare parte membri dei partiti ultranazionalisti e xenofobi “Svoboda” (battaglione “Sich”) e “Pravy Sektor”. Spesso queste persone hanno opinioni apertamente naziste (come è noto, il Partito Radicale di Oleg Lyashko si è unito con la famigerata Assemblea Social-Nazionale SNA [formazione neonazista – N.d.T.]). Chiediamo alla Rada Suprema, al Presidente e al Governo dell’Ucraina di estromettere i membri delle organizzazioni radicali nazionaliste dalla partecipazione all’ATO, di costringerli ad abbandonare le aree dell’ATO, di disarmare e sciogliere i relativi reparti e di condurre una lustrazione dei neonazisti (denazificazione) nelle Forze Armate dell’Ucraina, negli organi del ministero degli interni e della procura. Inoltre, i rappresentanti del partito “Svoboda” devono essere sollevati dagli incarichi che rivestono nel governo dell’Ucraina.

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Invitiamo la comunità mondiale a chiedere ai governi degli Usa e dei paesi dell’Ue di cessare di dare sostegno al Governo dell’Ucraina fino al momento in ci non verranno estromessi i nazionalisti radicali che rivestono incarichi nel governo e nell’esercito, negli organi di pubblica sicurezza e nella procura. Allo stesso tempo si deve constatare che tra i dirigenti delle autoproclamate “Repubblica Popolare di Donetsk” (RPD) e “Repubblica Popolare di Lugansk” (RPL) vi è la presenza di una notevole quantità di nazionalisti radicali russi e di soggetti apertamente nazisti. Tra le altre cose, nella dirigenza di queste autoproclamate nuove formazioni vediamo molti cittadini della Federazione Russa che fino a poco tempo fa erano membri di organizzazioni neonaziste attualmente vietate nella Federazione stessa, come “Unità Nazionale Russa” e altre ancora.

Sono indicativi a tale proposito i seguenti siti degli “insorti”:

http://iks2010.org/ “Unione Imperiale Cosacca”

http://antisionizm.info “Antisionismo”

Va quindi rilevato che per la parte ucraina combattono neonazisti della SNA e per quella russa antisemiti e filo-imperiali.

Invitiamo inoltre gli abitanti delle aree orientali dell’Ucraina, i consigli delle regioni di Lugansk e Donetsk, le organizzazioni della società civile e i sindacati, di cercare con ogni mezzo di estromettere dalla dirigenza delle milizie di autodifesa delle autoproclamate RPD e RPL i neonazisti e i nazionalisti radicali russi. Bisogna esprimere sfiducia nei confronti dei neonazisti russi che attualmente cercano di proclamarsi rappresentanti della popolazione locale dell’Ucraina orientale.

Invitiamo inoltre la comunità mondiale e in primo luogo i cittadini della Federazione Russa a esercitare pressioni sugli organi statali della stessa al fine di costringere Mosca a riconoscere nell’Ucraina orientale sono presenti neonazisti russi e a interrompere ogni sostegno morale e materiale agli stessi.

Invitiamo inoltre i media della Federazione Russa e dell’Ucraina a smettere di alimentare l’isteria nazionalista e a rivolgere la loro attenzione al fatto che da entrambe le parti del conflitto ci sono fascisti.

4) Invitiamo i rappresentanti delle comunità locali dell’Ucraina orientale e del governo dell’Ucraina ad avviare un dialogo politico aperto, che deve avere come oggetto in prima istanza nuove elezioni dei consigli locali con modalità trasparenti e democratiche. Deve inoltre essere risolta la questione dell’ammissione di osservatori di organizzazioni ucraine e internazionali. Il controllo del rispetto degli accordi tra le parti del conflitto nel Donbass deve essere a nostro parere assunto da rappresentanti di organizzazioni della società civile e dei sindacati, che da una parte sono indipendenti dagli oligarchi e dall’altra prendono chiaramente le distanze dalle organizzazioni nazionaliste radicali, sia quelle filoucraine sia quelle di orientamento filorusso.

Non è un segreto che i rappresentanti della società civile e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori finora non hanno praticamente preso parte agli eventi in corso in questa regione industrializzata. Allo stesso tempo le organizzazioni dei lavoratori, nei casi in cui hanno assunto il controllo della situazione, non hanno consentito il verificarsi di disordini e l’escalation della violenza. E’ avvenuto per esempio nel caso dello sciopero a Krasnodon, nella regione di Lugansk, che non ha consentito il verificarsi di alcuna violenza durante lo sciopero generale. I sindacati indipendenti di Krivoy Rog hanno dato vita a propri reparti di autodifesa che hanno svolto un importante ruolo nel non consentire provocazioni e violenze durante le proteste a Maidan e nel Krivbass. E’ possibile che proprio le organizzazioni dei lavoratori e l’autodifesa dei minatori possano diventare una forza effettiva, in grado di instaurare l’ordine nel Donbass.

5) Indubbiamente l’Ucraina e i suoi abitanti sono diventati moneta di scambio nel gioco imperialista geopolitico delle potenze mondiali per spartirsi zone di influenza, risorse e mercati di sbocco. Solo che i motivi della nascita dei movimenti di massa di Maidan e dell’Antimaidan, indipendentemente dal loro carattere molto diverso, risiedono non tanto nelle azioni di fattori esterni o nel fatto che nel paese imperi la corruzione, quanto piuttosto nel sistema economico-sociale oligarchico, scrupolosamente alimentato dalle istituzioni politiche e statali che da decenni si trovano sotto il pieno controllo dell’oligarchia affaristica. E’ proprio la politica degli oligarchi, che non hanno pressoché mai pagato tasse in Ucraina e hanno sistematicamente saccheggiato ed esportato all’estero le ricchezze del paese, ad avere portato all’esplosione sociale che, in assenza di un movimento dei lavoratori sufficientemente forte, si è svolta nella sua essenza sotto slogan nazionalistici. Allo stesso tempo, per la maggior parte dei partecipanti alle azioni di massa sia di Maidan che dell’Antimaidan gli slogan di giustizia sociale sono stati di importanza chiave.

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Il conseguimento della pace civile in Ucraina non sarà possibile fino a quando non verrà in qualche modo risolta la crisi sociale, che si è incredibilmente inasprita dopo la svalutazione della hrivna e del calo della produzione nella maggior parte dei settori dell’economia, causato dall’instabilità. Il governo e l’oligarchia che lo sostiene, invece di cercare vie per la soluzione della crisi, sfruttano la minaccia militare e l’ATO come copertura della propria politica antisociale. Le gare di appalto per le forniture militari, che si svolgono secondo una procedura semplificata, portano ordini per milioni di dollari a società private e offrono ai burocrati la possibilità di intascare tangenti. Ma gli oligarchi aumentano i loro patrimoni non solo arricchendosi direttamente con le forniture militari. Sfruttando la svalutazione della hrivna, la maggior parte delle imprese orientate all’esportazione del complesso minerario-metallurgico ha notevolmente migliorato i propri indicatori finanziari. Per numerose aziende gli utili sono raddoppiati. Si tratta di una cosa che non meraviglia, se si tiene conto del fatto che pagano gli stipendi in hrivne, mentre vendono la loro produzione a fronte di pagamenti in valuta. Allo stesso tempo, anche se si rendono conto che quello che fanno è derubare i lavoratori e provocare un’esplosione sociale, gli oligarchi non riescono ad astenersi dal rubare sempre di più. Nonostante il governatore della regione di Dnepropetrovsk, Igor Kolomoyskiy, abbia riconosciuto ufficialmente la necessità di aumentare gli stipendi nel settore di almeno il 20%, la maggior parte delle imprese non si affretta certo a destinare parte dei propri enormi profitti alla compensazione della perdita del potere di acquisto dei lavoratori. A Krivoy Rog la situazione è tale che la caparbietà degli oligarchi potrebbe facilmente provocare uno sciopero generale in questa città di quasi un milione di abitanti. La probabilità di scioperi di massa continua ad aumentare ed è molto difficile dire quale carattere assumeranno, cioè se i minatori, oltre a richieste economiche e ad autodifendersi, solleveranno anche la questione della soluzione della situazione del paese nel suo complesso.

E’ possibile che proprio lo sciopero generale diventi una leva reale per incidere su tutte le parti del conflitto e garantire una rapida cessazione della guerra non a parole, ma nei fatti. Ciò dipenderà solo se i lavoratori riusciranno a organizzarsi fin da ora e ad avanzare richieste che nella loro essenza siano di carattere politico generale. In questo caso un fattore importante, tra gli altri, sarà la capacità delle formazioni di autodifesa dei minatori di difendere gli scioperanti dalle pressioni delle autorità e degli oligarchi, visto che non è possibile escludere tentativi di sfruttare i “battaglioni volontari” non contro i separatisti, ma contro il movimento indipendente dei lavoratori in tutte le regioni.

Chiediamo agli imprenditori ucraini, russi e occidentali che posseggono aziende in Ucraina di smettere di alimentare la crisi e di aumentare immediatamente gli stipendi dei lavoratori fino a livelli che corrispondano almeno allo stipendio reale degli anni 2007-2008. Sarebbe inoltre opportuno porre al Fondo Monetario Internazionale la questione della cancellazione del debito dell’Ucraina: è proprio l’insostenibile onere finanziario nei confronti dei creditori esteri che non consente di risolvere i problemi interni.

Tenendo conto di tutto questo, diamo il nostro sostegno all’appello “Fermare la guerra in Ucraina” recentemente approvato a Minsk. Comprendiamo molto bene e sosteniamo in pieno il desiderio degli attivisti di sinistra dell’Ucraina e dei paesi vicini di esprimere la propria posizione di classe e internazionalista contro la guerra. Il problema di questa dichiarazione è che da una parte è frutto non di una posizione concordata, quanto piuttosto di un marcio compromesso, perché è stata scritta in modo da nascondere l’assenza di un’intesa con nebbiose frasi generiche che ognuno dei firmatari può interpretare come più gli conviene, spesso in senso opposto. Da ciò deriva la seconda carenza dell’appello, cioè l’ecletticità e l’irrealtà delle richieste avanzate. Nel primo punto infatti la dichiarazione richiede il ritiro delle forze armate ucraine dalle regioni di Donetsk e Lugansk, mentre nel secondo richiede, di fatto, il pieno disarmo delle forze della RPD e della RPL [qui evidentemente si tratta di un’errata formulazione – l’appello “Fermare la guerra in Ucraina” infatti non richiede in alcun modo un disarmo delle forze della RPD e della RPL, bensì solo quello delle forze governative ucraine – N.d.T.]. Non è chiaro se gli abitanti locali sono favorevoli al trasferimento di tutte le funzioni dello stato a bande di piccolissima entità e che non rispondono a nessuno, per non parlare poi del fatto che un tale scenario chiaramente non è realistico.

Invitiamo quindi alla creazione di un energico movimento contro la guerra, la cui richiesta concreta e irrinunciabile deve essere un immediato cessate il fuoco e la cessazione dell’uso di armi pesanti. Speriamo che questo slogan possa essere sostenuto, e venga sostenuto, da ampi settori della popolazione in tutte le regioni dell’Ucraina e all’estero.

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