FOCUS UCRAINA / Prove di pace nella sinistra post-sovietica – 1

Alcuni gruppi della sinistra radicale di Ucraina, Russia e Bielorussia hanno pubblicato un appello per la pace in Ucraina. Le molte contraddizioni nel testo, così come la presenza tra i firmatari dei neostalinisti di Borotba, hanno portato a un ampio dibattito. Pubblichiamo un dossier sull’argomento, cominciando con questa prima puntata dal testo integrale dell’appello e da alcuni commenti del sito anarchico “Nihilist”, preceduti da una nostra introduzione.

Una quindicina di attivisti di alcuni gruppi della sinistra radicale ucraina, russa e bielorussa si sono riuniti recentemente a Minsk, pubblicando alla fine del loro incontro un appello per fermare la guerra in Ucraina intitolato, forse con enfasi un po’ eccessiva, “Zimmerwald 2014” (ne pubblichiamo sotto la traduzione integrale, seguita da altri materiali della sinistra ucraina e russa). A una prima lettura avulsa dal contesto l’appello può apparire efficace. In realtà, se letto attentamente e alla luce delle dinamiche interne alla sinistra radicale ucraina risulta alquanto problematico. Proviamo a spiegarne il perché.

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Gli attivisti che hanno pubblicato l’appello rappresentano solo una piccola parte della sinistra ucraina, russa e bielorussa. Si tratta sostanzialmente degli intellettuali marxisti delle riviste “Spilne” e “Skepsis”, di attivisti del Movimento Socialista Russo, di esponenti del gruppo ucraino Borotba. Il problema essenziale è rappresentato da quest’ultimo, una formazione ultradogmatica e post-stalinista. Se si trattasse solo di queste sue caratteristiche, si potrebbe anche dire che di fronte alla necessità di fermare la guerra si può discutere anche con formazioni del genere (cosa sulla quale comunque non siamo d’accordo). Borotba però è molto di più e molto peggio. Questa formazione ha dietro di sé un pesante curriculum di aggressioni verbali e fisiche contro chi dissente dalle sue posizioni, anche da sinistra (per es. a Kharkov), suoi esponenti hanno preso parte all’aggressione violenta e armata che ha aperto gli scontri sfociati poi nella strage di Odessa (nella quale alla fine è morto anche un suo militante). Borotba collabora strettamente con il Partito Comunista, un partito che nonostante il nome è reazionario, omofobo e legato a doppio filo con il sistema oligarchico. Infine, e soprattutto, Borotba sostiene attivamente, anche in piazza, le Repubbliche di Donetsk e Lugansk, ponendosi così sotto l’egemonia delle forze neofasciste e guerrafondaie che ne detengono il completo controllo e che tre mesi fa hanno aperto senza motivo la fase della militarizzazione. Nessuna seria iniziativa di pace, anche aperta a larghe alleanze, può avere tra le proprie fila questa formazione, che giustamente è screditata presso ampissimi settori della sinistra e della popolazione generale.

Un’altra critica, anche se di natura diversa, va rivolta agli intellettuali di “Spilne” e in particolare al loro esponente più noto, Volodymyr Ishchenko, una delle voci ucraine più ascoltate nella sinistra occidentale, visto che pubblica anche in inglese sul sito LeftEast nonché su testate come il Guardian o la Tageszeitung. In questi mesi Ishchenko ha costantemente legittimato l’Antimaidan come un “movimento di massa, di base e plebeo”, tacendo accuratamente sia sul fatto che è completamente egemonizzato da fascisti ed estremisti di destra e senza mai argomentare le sue affermazioni riguardo al suo inesistente carattere “di massa”. Per esempio, fa finta di non vedere che le “Repubbliche Popolari” non hanno mai portato in piazza più che un pugno di persone, che non coinvolgono in alcun modo la popolazione nelle loro decisioni, adottate in modo quindi del tutto autoritario, e anche che fin da subito si sono imposte con la violenza e per via militare, senza esservi state costrette da repressioni. L’incontro tra Borotba e gli intellettuali marxisti ucraini di questa corrente alla fine non meraviglia e non è di buon auspicio per le iniziative della sinistra mirate a fermare la guerra. Il Movimento Socialista Russo è invece una formazione antistalinista che ha fatto in questi mesi un buon lavoro di analisi politica sulla crisi ucraina. Non disponiamo purtroppo di informazioni sui soggetti della sinistra bielorussa che hanno preso parte all’incontro.

La dichiarazione paga chiaramente il prezzo della presenza di membri di Borotba nonché della linea reticente, e avulsa dalla realtà, degli intellettuali marxisti presenti. Lo si vede fin da subito, quando si cita la “vittoria dei nazionalisti e neoliberali di Euromaidan”, senza nemmeno un paio di parole sul precedente regime, sull’intervento imperialista russo e così via. Inoltre, tra le altre cose, la richiesta di sciogliere le formazioni armate viene rivolta solo al governo di Kiev e non ai paramilitari di estrema destra che hanno avviato il conflitto. Sono posizioni che ricalcano la sostanza di quelle di Borotba. Quest’ultima ha poi approvato ufficialmente l’appello nel suo sito, aggiungendo alcune critiche e rivendicando in più a chiare lettere “la distruzione” del nemico (il governo di Kiev) e un’invasione militare di Mosca per “liberare” l’Ucraina sud-orientale.

Alla riunione non ha preso parte una fetta importante della sinistra radicale ucraina, forse anche maggioritaria: le formazioni anarchiche, in particolare l’Unione Autonoma dei Lavoratori, e il gruppo Opposizione di Sinistra. Gli anarchici hanno duramente criticato il documento, rifiutando di firmarlo. Va notato però che hanno lanciato negli stessi giorni un’azione di solidarietà con le vittime della guerra e di invio di aiuti. Opposizione di Sinistra ha prima pubblicato un articolo personale di Zakhar Popovich (che riportеremo in traduzione nella prossima puntata) con richieste in massima parte differenti da quelle dell’appello, poi ha pubblicato una lunga posizione analitica nella quale alla fine, dopo avere preso concretamente le distanze dalla maggior parte dei suoi contenuti, afferma in modo non molto chiaro di “condividerne l’orientamento generale” (questa altrimenti interessante posizione di Opposizione di Sinistra è uscita mentre terminavamo la redazione di questo speciale – speriamo di avere il tempo di pubblicarla in traduzione più avanti nel tempo). Nonostante le critiche radicali che gli abbiamo mosso, all’appello “Zimmerwald 2014” va sicuramente riconosciuto un merito, e non da poco: quello di avere suscitato un dibattito su iniziative concrete contro la guerra nel momento in cui il conflitto sta sempre più degenerando in uno scontro bellico a tutto campo – Crisi Globale.

Pubblichiamo qui sotto nell’ordine (in alcuni casi con dei tagli per motivi di sintesi): 1) L’appello “Fermare la guerra in Ucraina”; 2) Brani di un relativo commento del sito anarchico ucraino “Nihilist”; 3) Alcuni commenti di “Nihilist” su Borotba e la sinistra occidentale che le è affine.

Per inquadrare meglio il dibattito in corso nella sinistra ucraina è particolarmente utile leggere un resoconto sul convegno “Maidan e la sinistra” che ad aprile scorso ha coinvolto in un modo o nell’altro molti dei gruppi qui citati – la traduzione in inglese è stata pubblicata dal sito “People and Nature” di Gabriel Levy: http://peopleandnature.wordpress.com/2014/06/16/libertarian-in-spirit-the-left-and-maidan/
ZIMMERWALD 2014: “FERMARE LA GUERRA IN UCRAINA!”

A Minsk, il 7-8 giugno, si è tenuta una riunione di attivisti di sinistra dell’Ucraina, della Russia e della Bielorussia, che hanno pubblicato la seguente dichiarazione:

Noi, partecipanti alla riunione di attivisti di gruppi e organizzazioni di sinistra e marxisti della Bielorussia, della Russia e dell’Ucraina, riteniamo come nostro obiettivo prioritario la fine della guerra civile in Ucraina. Il conflitto militare che ha fatto seguito alla vittoria dei neoliberali e dei nazionalisti dell’”euromaidan” di Kiev ha reclamato centinaia di vite e contribuito a una crescita senza precedenti dello sciovinismo e della xenofobia nella società ucraina e russa. Questa guerra consente alla classe dominante di consolidare la società ucraina intorno al proprio regime politico, distraendo i lavoratori delle aree occidentali e orientali del paese dalla lotta per i propri diritti sociali e politici, mettendoli gli uni contro gli altri e favorendo così gli interessi della grande borghesia. Il governo russo, l’Unione Europea e gli Stati Uniti utilizzano la guerra civile in Ucraina per lo stesso scopo: la gente che muore nel Donbass attualmente è solo moneta di scambio nella loro lotta per avere la meglio.
Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti i partecipanti dei movimenti di sinistra ucraini che combattono contro la guerra, il nazionalismo e la xenofobia. Riteniamo necessario fornire loro tutto il supporto informativo, politico e materiale possibile. Ci opponiamo alle pressioni e alle repressioni messe in atto da tutte le parti del conflitto, ai massacri, alle torture e ai rapimenti di cui sono stati vittime gli attivisti di sinistra, gli antifascisti e tutti i cittadini ucraini, indipendentemente dalle loro opinioni politiche. Ci opponiamo anche alle persecuzioni politiche in Crimea.
Fermare la guerra è il compito primario di tutti i movimenti di sinistra democratici, indipendentemente dalle loro divergenze riguardo a diversi aspetti dell’agenda politica. Riteniamo quindi necessario coordinare gli sforzi di tutti gli oppositori della guerra in Ucraina dando vita a un momento antiguerra di massa e capace di incidere.
Le nostre richieste sono:
• Chiediamo al governo dell’Ucraina di sospendere immediatamente l’”operazione antiterroristica”, di ritirare le proprie truppe dal territorio delle regioni di Donetsk e Lugansk e di concludere una tregua con le milizie della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) e della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL).
• Chiediamo a tutte le parti del conflitto di siglare un accordo di pace per la completa cessazione delle ostilità, di liberare tutti i prigionieri politici e di guerra, e di sciogliere i gruppi armati.
• Chiediamo al governo ucraino di sciogliere le forze armate regolari composte da soldati mobilitati contro la loro volontà, e le cui famiglie stanno attualmente organizzando proteste in varie regioni dell’Ucraina.
• Chiediamo alla Russia, all’Ue e agli Usa di cessare completamente di interferire nel conflitto ucraino, e di non dare supporto alle parti di tale conflitto.
• Chiediamo la cessazione della campagna sciovinista nei media ucraini e russi che, con il loro linguaggio di odio, sono tra i principali istigatori della guerra.
• Chiediamo l’adozione di una nuova Costituzione dell’Ucraina, la rielezione degli organi di governo delle regioni di Donetsk e Lugansk, un vero diritto all’autodeterminazione e all’autogoverno del Donbass nonché di tutte le regioni dell’Ucraina.
• Siamo convinti che il consolidamento informativo e organizzativo dei gruppi di sinistra dello spazio ex sovietico sia una condizione necessaria per la formazione del movimento antiguerra. A tale fine, stiamo dando vita congiuntamente a una iniziativa di “Croce Rossa” mirata ad aiutare gli attivisti di sinistra e gli obiettori al servizio militare, e stiamo inoltre dando vita a una rete informativa per i gruppi di sinistra e marxisti della Bielorussia, della Russia e dell’Ucraina.

zimmerwald
TRAGEDIA E FARSA DELLA PSEUDO-ZIMMERWALD
di D.G., da Nihilist, 11 giugno 2014

[…] Un gruppo di attivisti della Bielorussia, della Russia e dell’ucraina si sono incontrati qualche giorno fa a Minsk per una conferenza e hanno emesso una “dichiarazione contro la guerra”. […] Lasciamo da parte la composizione dei partecipanti a questa pecie di regata e il profilo dei firmatari della dichiarazione (che comunque è molto eloquente), ignorando anche i racconti indiretti sulla discussione fatti da alcun partecipanti, e concentriamoci sul testo finale:

[…]

“Il conflitto militare che ha fatto seguito alla vittoria dei neoliberali e dei nazionalisti dell’”euromaidan” di Kiev ha reclamato centinaia di vite e contribuito a una crescita senza precedenti dello sciovinismo e della xenofobia nella società ucraina e russa”

Eh sì. Il conflitto, a quanto pare, è stato una conseguenza diretta di Maidan e non c’è nessun altro fattore che merita di essere preso in considerazione. Sembra che gli abitanti delle due regioni orientali, non appena hanno visto che i neoliberali e nazionalisti hanno rovesciato un governo socialista e cosmopolita, si siano buttati ad aprire un conflitto. Si sono diretti verso la Crimea degli “omini verdi” e hanno risvegliato dalle tombe le barbe dei loro nonni. Cos’altro c’è da spiegare?

“Questa guerra consente alla classe dominante di consolidare la società ucraina intorno al proprio regime politico, distraendo i lavoratori delle aree occidentali e orientali del paese dalla lotta per i propri diritti sociali e politici, mettendoli gli uni contro gli altri e favorendo così gli interessi della grande borghesia”

In realtà la classe dominante dell’Ucraina pagherebbe tutto il possibile purché questo casino finisse nel più breve tempo possibile. Ci troviamo qui chiaramente di fronte a una mossa sempre vincente: in ogni situazione difficile da comprendere basta accusare di tutto le trame dei capitalisti e ancora meglio “lo scontro tra clan della borghesia”. E in effetti davvero la classe dominante ucraina, messa di fronte a una tale situazione, cerca di trarre il massimo profitto per sé, tra le altre cose consolidando la società che, nel fuoco del patriottismo, perde la voglia di interessarsi ai discorsi sociali ed economici. Ma formulare le cose così è come dire, per esempio, che Gheddafi grazie ai “bombardamenti unitari” è riuscito a consolidare intorno a sé la società, distraendo i lavoratori libici dalla lotta politica e mettendo gli uni contro gli altri. Vale a dire, è così, ma ci sono anche altre sfumature. […]

“Il governo russo, l’Unione Europea e gli Stati Uniti utilizzano la guerra civile in Ucraina per lo stesso scopo: la gente che muore nel Donbass attualmente è solo moneta di scambio nella loro lotta per avere la meglio”

Ok, siamo arrivati alle ingerenze esterne. E naturalmente bisogna “obiettivamente e in modo equilibrato” mettere gli uni accanto agli altri la Russia, l’Ue e gli Usa. A quanto pare, la dimostrazione definitiva del ruolo dell’imperialismo americano in Ucraina è il fatto che il figlio del vicepresidente americano è entrato a fare parte del consiglio di amministrazione di una delle holding energetiche ucraine. Se è così, perché mai si dovrebbe parlare di un diktat della Gazprom? Si tratta solo di imperialismo tedesco impersonato dal grande e tremendo Schroeder!

“Ci opponiamo alle pressioni e alle repressioni messe in atto da tutte le parti del conflitto, ai massacri, alle torture e ai rapimenti di cui sono stati vittime gli attivisti di sinistra, gli antifascisti e tutti i cittadini ucraini, indipendentemente dalle loro opinioni politiche. Ci opponiamo anche alle persecuzioni politiche in Crimea”

Tutto giusto e vero. Ma perché non sviluppare il tema? Forse che le pressioni e le repressioni messe in atto adesso a Kiev, Lugansk e Simferopoli sono identiche tra di loro? Varrebbe poi forse la pena di nominare queste “parti del conflitto” e concretizzare qualche fatto delle repressioni. […]

“Chiediamo al governo dell’Ucraina di sospendere immediatamente l’”operazione antiterroristica”, di ritirare le proprie truppe dal territorio delle regioni di Donetsk e Lugansk e di concludere una tregua con le milizie della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) e della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL)”

I miei occhi si erano già preparati a vedere la continuazione “chiediamo inoltre alla RPD e alla RPL…”, ma non c’è nulla del genere. Vale a dire che le “milizie” dovrebbero prendere sotto il proprio intero controllo militare e politico tutto il territorio delle due regioni (attualmente ne controllano solo una parte).

“Chiediamo a tutte le parti del conflitto di siglare un accordo di pace per la completa cessazione delle ostilità, di liberare tutti i prigionieri politici e di guerra, e di sciogliere i gruppi armati”

Punto. E che senso mai avrebbe per queste pudicamente non nominate “parti del conflitto” soddisfare questa condizione, se il governo di Kiev ha adempiuto la precedente?

“Chiediamo al governo ucraino di sciogliere le forze armate regolari composte da soldati mobilitati contro la loro volontà, e le cui famiglie stanno attualmente organizzando proteste in varie regioni dell’Ucraina”

Una richiesta giusta. E ancora una volta una richiesta unilaterale.

“Chiediamo alla Russia, all’Ue e agli Usa di cessare completamente di interferire nel conflitto ucraino, e di non dare supporto ai partecipanti a tale conflitto”

E qual è il carattere delle ingerenze di ciascuna delle summenzionate parti? Ancora una volta siamo di fronte a un antimperialismo “da ammucchiata”, tanto per le apparenze.

“Chiediamo l’adozione di una nuova Costituzione dell’Ucraina, la rielezione degli organi di governo delle regioni di Donetsk e Lugansk, un vero diritto all’autodeterminazione e all’autogoverno del Donbass nonché di tutte le regioni dell’Ucraina”

Qui ci troviamo di fronte al vuoto assoluto. Perché una nuova costituzione? E quale costituzione? E poi perché richiedere quello che comunque già intendono fare e reclamizzano a gran voce? Cosa significa la “rielezione degli organi di governo” delle due regioni? Quali organi, perché proprio e solo quelli di queste due regioni, quali compiti devono assolvere queste rielezioni? Una scelta di parole davvero poco comprensibile. Cosa significa “autodeterminazione e autogoverno reali”, di cosa si sta parlando? Se gli autori si prendessero la bega di cercare di decifrare le loro stesse parole forse molte delle domande si chiarirebbero da sole, ma è più facile aggrapparsi a formulazioni incomprensibili, così si rafforza la “unità a sinistra”. […]

Ecco in cosa consiste la risoluzione: un astratto mettersi in posa con un “noi siamo per la pace”. E adesso vediamo cosa non c’è nella dichiarazione: non c’è un’analisi concreta di circostanze concrete, come ha osservato uno degli attivisti di sinistra che è stato presente all’iniziativa di Minsk. Gli autori del documento hanno così paura di infrangere la fragile “unità a sinistra” tra i firmatari della risoluzione, che evitano di nominare anche solo una volta le “repubbliche popolari”, che godono di un ampio consenso tra le masse patriottiche e staliniste in Russia, quasi come se non esistessero. Non c’è nemmeno una parola che possa portare a un’analisi della RPD e della RPL, o che dia una valutazione politica di queste formazioni. In realtà non vi è alcuna analisi nemmeno delle altre parti. Del governo di Kiev vengono dette parole di routine come “nazionalista e neoliberale” (cioè in via indiretta si dovrebbe intendere che gli si oppongono dei nazionalnichilisti e dei comunisti). E tutto questo deve bastare. Non c’è un’analisi degli eventi che hanno portato alla situazione di oggi. Cioè non viene detto assolutamente niente, a parte la frase citata all’inizio. Anche il ruolo della Russia e di altri stati non viene analizzato: e perché mai bisognerebbe farlo, basta appiccicare una frase di routine sull’imperialismo e sul fatto che nessuno deve immischiarsi per considerare adempiuto il proprio dovere internazionalista e andarsene in tutta tranquillità a mangiarsi un panino.

Chi ha detto però che bisogna obbligatoriamente spiegarsi, ponderare a fondo e analizzare lo stato delle cose, se l’obiettivo è del tutto semplice, cioè protestare contro la guerra? Si tratta di un approccio che merita assolutamente rispetto, con il quale senza tante analisi si dice semplicemente e chiaramente: siamo contro la guerra, smettete di combattere, vogliamo la pace e il disarmo. Non sappiamo come lo farete, e non vogliamo saperlo, non ci interessano le vostre divisioni interne, per noi è importante il risultato finale. Vale a dire fare proprio l’approccio “non costruttivo” e “infantile” (ma l’unico autentico) che adottano le organizzazioni sindacali durante i conflitti di lavoro. La stessa posizione “isterica” per la quale Zizek ha lodato il movimento “occupy” (esagerando nelle sue lodi, a dire il vero). Se la dichiarazione di Minsk contenesse un messaggio di questo tipo si sarebbe a mio parere meritata un’approvazione.

Ma i suoi autori non sono certo persone che vogliono scendere al livello degli stupidi sindacalisti! Sono dei marxisti colti, che devono dimostrare di essere profondamente competenti e distribuire ricette. Ma nel caso in questione essere davvero “competenti” sarebbe stato sconveniente per motivi di opportunità politica. Di qui il risultato: un gran tuonare di banalità, di cose non dette, di travisamenti, di cose distorte per giungere a conclusioni finalizzate alla necessità politica del momento. […]
UN DIVERTIMENTO PER IL COMPAGNO BIANCO
di Compagno Sheetman, “Nihilist”, Ucraina, 28 maggio 2014

Mi è capitato di prendere parte a un’iniziativa divertente, un dibattito tra due militanti ucraini, Sergey Kirichuk di “Borotba” e Zakhar Popovich di “Opposizione di Sinistra”. L’incontro si è svolto a Berlino sotto l’egida del partito Die Linke. Le due organizzazioni, che hanno origini comuni (sono entrambe il prodotto della “Organizzazione dei Marxisti” scioltasi nel 2010), hanno assunto posizioni diametralmente opposte riguardo a Maidan. Borotba fin dai primi giorni è stata contro, mentre Opposizione di Sinistra è stata fin dai primi giorni a favore. I primi hanno subito definito quanto stava accadendo un putsch fascista, i secondo sono scesi in strada con una bandiera rossa con le stelle dell’Ue. Entrambe le posizioni sono sufficientemente distanti dalla mia, ma nonostante questo con altri compagni anarchici abbiamo deciso di andare all’iniziativa e abbiamo addirittura preparato dei volantini in cui si spiega la posizione della sinistra ucraina nei confronti di Borotba, per distribuirli prima dei dibattiti.

Non descriverò nei particolari la Discussione. Non vi è stata alcuna discussione sulla sostanza delle cose – Kirichuk ha mescolato verità e menzogne in proporzioni goebbelsiane, ma era proprio quello che il pubblico voleva ascoltare da lui. Il racconto fatto da Popovich sul movimento dei lavoratori a Chervonograd (nella regione di Lvov), a Krivoy Rog e a Krasnodon non ha commosso più di tanto nessuno, secondo me il 90% dei presenti si è subito dimenticato questi nomi di città, strani e addirittura ridicoli agli orecchi tedeschi. Nonostante tutto il mio scetticismo nei confronti di Opposizione di Sinistra, Zakhar Popovich nel complesso ha detto cose giuste. […] [Dopo gli applausi riscossi a Berlino da Kirichuk] sui siti di Borotba in internet Zakhar Popovich è stato dichiarato un mascalzone e diffamatore. Per l’ennesima volta gli stalinisti di sono dimostrati più abili negli intrighi di quanto non lo siano i trockisti.

Kirichuk in questi tipi di dibattiti vincerebbe comunque, e questo non per il suo talento in fatto di retorica, quanto piuttosto per gli umori del pubblico in sala. Il pubblico voleva ascoltare storie colorite su come i cattivi barbari slavi uccidono i buoni barbari slavi e il contrario. […] [Nella sinistra occidentale ci sono persone che] guardano Russia Today, leggono un paio di comunicati stampa di Borotba e del Partito Comunista Ucraino, guardano un po’ di immagini con cadaveri in internet (e non importa di che cadaveri si tratti, vengono sempre comunque definiti “antifascisti torturati dal Pravy Sektor”) e giungono a una Posizione Dura e Senza Compromessi. Qualcosa che sta in mezzo tra la letteratura fantasy e lo snuff porno. Lottare contro la lontana giunta fascista di Kiev è addirittura più interessante che sparare ai mostri nei sotterranei di Warcraft. Il fatto che in una regione nella quale vivono milioni di persone si trovi in stato di assedio, che la sua popolazione sia disoccupata e senza stipendi, che i suoi pensionati siano senza pensioni e che i nazionalisti russi (che i nostri amanti delle visioni sanguinarie hanno deciso di definire “antifascisti”) riscuotano balzelli terrorizzando la popolazione locale, sono tutte inezie noiose, che non si meritano l’attenzione dei rivoluzionari a distanza. Tutto quello che non rientra nel semplice schema binario può essere comodamente cancellato. Gli interessi della classe lavoratrice? Le aggressioni razziste, l’antisemitismo, i pogrom contro i rom nelle regioni orientali? La costituzione fascista della Repubblica Popolare di Donetsk? L’omofobia, il sessismo e il clericalismo innalzati a ideologia ufficiale? Inezie noiose, noi ci interessiamo della Grande Lotta del Bene contro il Male. […]

Comincio finalmente a capire quanto odiosi appaiano i fanatici russi o ucraini di Assad, Gheddafi o Kim Il Sung agli occhi di un siriano, di un libico o di un coreano. Queste persone benevole dal pensiero colonizzatore, che con un impulso di bontà sono pronte a dare sostegno ai fascisti che terrorizzano la mia città natale, suscitano in me emozioni ancora più forti di quelle che suscitano gli stessi fascisti. Gente che fino a ieri faceva fatica a individuare l’Ucraina su una carta geografica oggi all’improvviso si dimostra così preoccupata dei suoi destini che è pronta a sgolarsi fino all’esaurimento per il simbolo di fede che ha appena scoperto. E prima di tutto è pronta a sgolarsi fino all’esaurimento contro gli abitanti dell’Ucraina che non sono d’accordo con lei: come è mai possibile che degli olezzanti barbari di una nazione non storica osino contraddire il padrone bianco? […]

(Leggi la seconda puntata)

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