FOCUS UCRAINA / I battaglioni “di marca” e il nuovo Medioevo

I battaglioni privati dell’oligarca Kolomoyskiy fanno proprio un brand di succeso, quello del Pravy Sektor, ma i loro uomini male addestrati non fanno altro che aumentare il prezzo pagato in termini di vite umane. Intanto a Donetsk, occupata dalle milizie separatiste, è arrivato un nuovo Medioevo. Due punti di vista diversi sugli ultimi sviluppi nell’Ucraina orientale.

NOTA: Pubblichiamo a titolo documentativo la traduzione di alcuni brani di due materiali di fonte rispettivamente russa e ucraina. Li riteniamo testi che forniscono informazioni o punti di vista interessanti, ma precisiamo che il fatto di pubblicarli non comporta un’approvazione da parte nostra dell’interezza dei loro contenuti – c.g.

La centuria non povera
articolo non firmato pubblicato da “Kermlinrussia” , 23 maggio 2014

[Nella prima parte dell’articolo, qui non tradotta, il giornalista di Kermlin racconta di come a marzo, quando la Russia si è annessa la Crimea, l’esercito ucraino si è rivelato essere in condizioni pietose, sia dal punto di vista tecnico che da quello delle risorse umane. Igor Kolomoyskiy, oligarca e governatore della regione di Dnepropetrovsk, è venuto in soccorso del governo di Kiev stanziando 2 milioni di dollari per gli interventi più urgenti]

Kolomoyskiy, dopo avere scoperto che l’esercito ucraino di fatto non esiste, ha cominciato a creare nella regione di Dnepropetrovsk qualcosa di simile a un esercito privato. […] Per il suo esercito ha attinto in un primo momento alle forze del servizio di autodifesa di Maidan e poi anche a quelle del Pravy Sektor. E’ importante sottolineare che l’amministrazione di Kolomoyskiy ha sempre avuto un atteggiamento estremamente scettico nei confronti del Pravy Sektor. Ecco per esempio come i suoi membri mi hanno parlato di Dmitro Yarosh, il suo leader: “Non hanno più di 150 combattenti”, “Maidan aveva in tutto 2 centurie, e solo una era del Pravy Sektor”, “Nella ‘centuria celeste’ [gli oltre cento dimostranti rimasti uccisi a Maidan – N.d.T.] non c’è nemmeno un uomo del Pravy Sektor. Tutti quelli che hanno preso parte agli scontri e sono morti a Maidan sono persone comuni: impiegati d’ufficio, studenti”. Perché allora alla fine si è creata un’alleanza tra Kolomoyskiy e il Pravy Sektor? “Perché, sa, Pravy Sektor ormai è diventato un brand”. Dnepropetrovsk è una città prevalentemente russofona, nella quale i canali televisivi russi vengono seguiti non meno che a Doneck. La propaganda radicale è un’arma a doppio taglio. Come ha già scritto  il giornalista Oleg Kashin, ad aprile il Pravy Sektor è diventato la seconda forza politica citata più spesso dai media russi, superata di pochissimi punti percentuali solo da Russia Unita. E se per coloro che sono contro le nuove autorità ucraine il Pravy Sektor è diventato l’incarnazione del male, per chi invece ha esultato per la deposizione di Yanukovich è un simbolo della resistenza.

Probabilmente con il brand del Pravy Sektor il nuovo esercito privato è diventato molto più attraente perché si è ammantato dell’aura romantica della resistenza popolare, nascondendo in tale modo quella di un sonder-kommando messo insieme in qualche modo dall’oligarca Kolomoyskiy. Così l’amministrazione di Kolomoyskiy, convinta in un primo momento (ed evidentemente a ragione) che Yarosh fosse solo un coglione, ha cominciato a collaborare con lui.

Va poi ricordato che quando la propaganda russa grida in modo isterico della “giunta golpista sanguinaria” che “spara cinicamente sul suo popolo” si tratta di evidenti idiozie mirate a travisare i fatti. Non è possibile costruire un esercito normale in un mese. E gli spari contro gente pacifica avvenuti a Mariupol e a Krasnoarmeysk sono il prezzo pagato per il modo in cui sono stati formati i battaglioni di volontari come il battaglione “Dnepr” del ministero degli interni. Sono composti da civili che fino a ieri facevano parte dell’autodifesa di Maidan, male addestrati e che, banalmente, non sanno come tenere lontana una folla aggressiva evitando di causare vittime.

батальон

Così come l’Antimaidan a suo modo copia Maidan, con i copertoni bruciati, i manifesti appesi alle barricate e le fotografie dei colleghi morti negli edifici amministrativi occupati, anche il nuovo potere ucraino negli scontri con i propri nemici ha cominciato a copiare Yanukovich.

Prima per lungo tempo non ha usato la forza. Poi ha cominciato in qualche modo ad applicarla, ma all’improvviso lo ha fatto con armi pesanti. E così come le principali vittime dei Berkut sono stati i semplici studenti, e non i combattenti del Pravy Sektor, le vittime delle nuove formazioni di combattimento non sono stati i combattenti addestrati che si annidano nell’edificio ben difeso della SBU (servizi di sicurezza ucraini) di Slavyansk, ma cittadini comuni (alcuni un po’ ubriachi) che si sono scagliati contro i soldati innervositi e impreparati e contro i mezzi corazzati a Mariupol e Krasnoarmeysk.

Le nuove autorità hanno commesso anche un altro errore di Yanukovich. Quest’ultimo per reprimere gli abitanti di Kiev che manifestavano a Maidan hanno utilizzato uomini delle forze speciali dei Berkut che provenivano dal sud-est. Le nuove autorità hanno a loro volta inviato nella regione di Donetsk formazioni composte da persone estranee alla regione, cosa che ha suscitato una dose di odio non minore tra gli abitanti locali. […]

C’è un altro aspetto importante. Le formazioni che conducono la repressione nel Donbass sono costituite più che altro dall’esercito della regione di Dnepropetrovsk*, perché in realtà non esiste un esercito dell’intero paese. E in generale il sistema che domina l’Est dell’Ucraina è nella sua essenza un feudalesimo oligarchico. Nella regione di Dnepropetrovsk il già citato Kolomoyskiy è un vero e proprio signore feudale. E’ evidente che non fa affidamento sull’aiuto del potere centrale e che allo stesso tempo non ne segue più di tanto le direttive. Per esempio, Kiev voleva che cessassero le forniture alla Russia dei prodotti della Yuzhmash, lo stabilimento che fabbrica missili balistici nucleari per l’esercito russo. Kolomoyskiy ha ignorato questa decisione e ha garantito in prima persona che le forniture sarebbero continuate. E questo nonostante il fatto che recentemente abbia definito Putin un “piccolo schizofrenico” e quest’ultimo gli abbia risposto definendolo un “farabutto senza pari”. […]

[E un’ultima osservazione:] la mia intenzione originale era quella di scrivere in questo articolo che il Pravy Sektor è di fatto inesistente e che ci hanno presi tutti in giro con le storie su questa formazione. In realtà però adesso esiste. In questa forza politica sono stati investiti centinaia di milioni di dollari dei contribuenti russi, nella forma di migliaia di reportage e articoli dei media fedeli alle autorità di Mosca. E’ una brand-awareness che non può essere buttata leggermente al vento. Quando tutto finirà, Yarosh potrà tenere una lezione alla TED sul tema “Come fare carriera con il denaro degli altri”.

* NOTA: Nei battaglioni Dnepr e Azov combattono persone di ogni provenienza ed è difficile stabilire da loro precisa appartenenza. Per esempio, nel battaglione Azov che ha preso parte agli scontri a Mariupol, ci sono persone che negli ultimi 10 anni hanno vissuto a Kiev e hanno sostenuto Maidan, ma sono nate a Mariupol. Il ruolo di coordinazione viene svolto principalmente dall’amministrazione di Kolomoyskiy, che non opera in conflitto con le autorità di Kiev o i comandi della “operazione antiterroristica”, quanto piuttosto in una situazione in cui “la mano destra non sa cosa fa la sinistra”.

 
A Doneck è arrivato il Medioevo
da “Donetskie Vesti”, Ucraina, 19 maggio 2014

Parlare di un sistema omogeneo di potere nella regione di Donetsk è impossibile, visto che in questo momento il suo territorio è diviso tra le sfere di influenza di diversi gruppi che collaborano molto poco tra di loro. Nella regione è arrivato il Medioevo. Con tutte le sue conseguenze. Di questi temi “Donetskie Vesti” ha parlato con Stanislav Federchuk, noto attivista di Donetsk che ha preso parte all’Euromaidan.

[…]

Esiste un centro unico di comando dei gruppi che agiscono nella regione? Slavyansk, Krasnoarmeysk, Donetsk e Mariupol sono parte di un solo meccanismo? Oppure ogni area vive di una vita propria?

Non ci sono verticali del potere. Una parte delle regioni sta passando dalla parte di Dnepropetrovsk, a causa del fatto che le aree orientali della regione di Donetsk desiderano avere una garanzia di sicurezza e si rendono conto che a Donetsk il potere formale non controlla la situazione. Krasnoarmeysk e le aree rurali vicine a questa città ne sono un chiaro esempio.

Per quanto riguarda Slavyansk, il potere legale non controlla in alcun modo la situazione, si tratta di un territorio contrassegnato dal terrore e dalla violenza, dove agiscono mercenari e abitanti della regione di Donetsk che si sono fatti ingenuamente ingannare. Purtroppo la cancrena si sta diffondendo anche nel territorio settentrionale della regione. Mariupol invece è un caso del tutto a parte. All’inizio all’assalto dell’edificio della polizia locale hanno preso parte non solo gruppi locali filorussi dal ruolo marginale, come hanno riferito i media locali, ma anche il servizio di sicurezza dello stabilimento metallurgico “Ilich”, che appartiene all’oligarca Rinat Akhmetov. Quando quest’ultimo ha compreso di non avere la possibilità di mantenere il controllo dei diversi gruppi di terroristi, hanno cominciato a girare alcune dichiarazioni ipocrite che invitavano alla pace, e addirittura tentativi di dare vita a una polizia municipale formata da pattuglie composte da operai del gruppo “Metinvest”.

La situazione a Donetsk è completamente diversa da quelle citate qui sopra, qui si tratta di una vera e propria lotta per il potere tra diversi gruppi di separatisti, alla quale prendono parte attivamente sia il Partito delle Regioni locale, sia funzionari del locale consiglio municipale, nonché un gruppo criminale che viene controllato direttamente dai servizi segreti russi. E’ impossibile parlare di un sistema di potere omogeneo a Donetsk, attualmente il suo territorio è diviso in sfere di influenza di diversi gruppi, che collaborano poco gli uni con gli altri. Nella regione è arrivato il Medioevo, con tutte le relative conseguenze.

E in questa situazione come convivono le autorità ufficiali e gli autoproclamati sindaci “popolari”?

Per quanto ne so, non esiste alcun collegamento formale tra l’amministrazione municipale e i “sindaci popolari”. Ma ho il sospetto che singoli dirigenti del Partito delle Regioni interagiscano del tutto liberamente con gruppi dei terroristi e con gli organi da loro nominati, a partire dal governo della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) fino ai cosiddetti “sindaci popolari”.

Donetsk 140515

E quali sono gli umori degli abitanti di Donetsk? Di cosa parlano in questi giorni i comuni abitanti della regione, fino a che punto accettano l’idea di una separazione della regione dall’Ucraina?

Gran parte degli abitanti della regione fa finta che non stia succedendo niente, si tratta di una reazione di difesa sui generis allo stress causato dalle notizie che giungono ogni giorno. La gente cerca di vivere la sua vita normale, nella misura in cui ciò è possibile. Una parte degli abitanti della regione ha accettato la propaganda dei media russi e locali e prende in considerazione la possibilità di un’esistenza autonoma della regione all’interno della Federazione Russa o di un’entità indipendente. Purtroppo in queste discussioni manca anche la più elementare comprensione dell’economia delle regioni e delle conseguenze politiche di un tale passo. La situazione viene resa ancora più peculiare dal fatto che la retorica dei terroristi viene diffusa anche dai portavoce locali del Partito delle Regioni, che a loro volta hanno dato libero corso anche alla propria retorica. Un terzo gruppo è composto dalle persone che hanno capito cosa sta succedendo nella regione e che sono già fuggite al di fuori dei suoi confini, oppure si stanno preparando a farlo. C’è anche un quarto gruppo, di fronte al quale sono pronto a inginocchiarmi, composto da persone che fanno tutto il possibile per opporsi ai terroristi con la forza e con l’informazione.

Le fotografie delle code di fronte ai seggi del cosiddetto referendum… la partecipazione è stata davvero così alta? E quale ne è il motivo?

Il vero motivo delle code di fronte ai seggi nelle regioni di Donetsk e Lugansk è che i seggi aperti erano pochissimi. Inoltre i terroristi hanno fatto tutto il possibile per mobilitare i propri sostenitori. Allo stesso tempo non si è notata alcuna controinformazione riguardo al referendum illegale da parte dei media locali e di quelli nazionali. Inoltre, le autorità locali hanno direttamente aiutato i terroristi, mettendo a loro disposizione i locali per il voto. In terzo luogo, i sostenitori del referendum hanno votato senza problemi più di una volta, un fatto che la dice lunga sul modo in cui è stata data l’immagine di una partecipazione massiccia. Il motivo principale della partecipazione al referendum è la completa ignoranza dei fatti da parte di cittadini ai quali non è nemmeno venuto in mente di interessarsi in quale modo tale plebiscito potrebbe essere legalizzato. Sarebbe stato possibile svolgere con un pari successo anche un referendum per l’unione alla Federazione Unitaria dei Pianeti del telefilm Star Trek.

[…]

In quale misura l’élite tradizionale del Donbass attualmente controlla la situazione e in quali città invece è ormai impotente?

L’élite tradizionale del Donbass ha perso il controllo delle città più grandi della regione, mentre la situazione è invece relativamente tranquilla nelle città in cui la maggior parte delle imprese industriali sono nelle mani di Rinat Akhmetov, fatta eccezione per Mariupol. Le città che sono tradizionalmente sotto l’influenza della famiglia Bliznyuk (Kramatorsk, Slavyansk, Druzhkovka) sono le più incontrollabili. Anche se in una serie di casi risulta evidente che i terroristi utilizzano alcune fazioni interne del Partito delle Regioni per collocare propri uomini. La destituzione del sindaco di Gorlovka ne è un chiaro esempio.

Uno degli slogan più popolari oggi è “le autorità centrali devono ascoltare la voce del Donbass”. Cosa significa?

Nella neolingua del Partito delle Regioni significa che Kiev deve concedere un’amnistia a tutti i complici di Viktor Yanukovich, nonché fare sì che il gruppo di Akhmetov e altri pezzi grossi di Donetsk vengano rappresentanti nel potere centrale e conservino i sussidi che consentono al loro business di andare avanti. Non hanno nessun altro obiettivo. E non possono averlo. I discorsi sulla decentralizzazione, sulla federalizzazione e sulla lingua russa sono solo mezzi per coprire gli interessi economici e politici del “gruppo criminale Donbass”. Il Partito delle Regioni è sempre stato un gruppo formato da collaboratori di Mosca interessati a comandare tutto il paese con il massimo possibile della centralizzazione del potere e dell’economia. Sentirli oggi parlare di decentralizzazione è come sentire dei cannibali parlare a favore del vegetarianismo.

[…]

[traduzione dal russo di Andrea Ferrario]

 

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