FOCUS UCRAINA / Perché gli anarchici non prendono parte all’Antimaidan di Donetsk

dal sito avtonom.org, 8 maggio 2014

Secondo gli anarchici di “Avtonom” non ha senso per i libertari prendere parte all’Antimaidan di Donetsk, perché si tratta essenzialmente di un putsch organizzato “da banditi e sbirri mascherati da forza popolare” e collegato agli interessi economici dell’oligarcato locale.

[Pubblichiamo il secondo articolo della nostra serie di materiali della sinistra radicale ucraina, questa volta da sito anarchico Avtonom. Con l’occasione segnaliamo altri interessanti materiali usciti recentemente in italiano: dal sito Communianet, “Ucraina, due interventi da sinistra” e “Il pericolo del capitalismo in Ucraina”, dal sito Movimento Operaio pubblicato da Antonio Moscato, “Marx e l’Ucraina” – Crisi Globale]

A differenza di quanto è avvenuto per le proteste di Maidan a Kiev, di cui le fonti anarchiche hanno riferito in abbondanza, manca praticamente un’informazione libertaria sugli eventi nel Donbass. “Avtonom” ha parlato di quanto sta accadendo nella regione con V.T., un anarchico di Donetsk.

Ci sono gruppi anarchici nel Donbass?

Le attività degli anarchici sono limitate, numericamente sono pochi. Per questo motivo la loro influenza sulla situazione politica è estremamente ridotta. Nel Donbass ci sono gruppi di anarchici “non organizzati” in alcune città della regione – Donetsk, Avdeevka, Kramatorsk, Gorlovka, Mariupol, Yasinuvata. Nessuno di loro supera la decina di persone. C’è anche la Confederazione Rivoluzionaria degli Anarco-Sindacalisti (RKAS), ma la loro ultima attività è stata la marcia del 1 maggio 2013. Le attività di questi gruppi sono le più svariate e vanno dall’organizzazione di un campionato di calcetto, ai concerti, alla propaganda (adesivi, graffiti) e alla partecipazione all’occupazione dell’Amministrazione Regionale di Donetsk. Ma si tratta di attività che non sono sistematiche, poiché questi gruppi sono più che altro compagnie di amici.

Doneck aprile 2014

Cosa sta accadendo nella vostra regione?

Gli avvenimenti in corso nella nostra regione possono essere descritti come un putsch organizzato da banditi e sbirri mascherati da forza “popolare”. Gli apparati paramilitari sono interamente composti da membri presenti e passati del Ministero degli interni, da ex militari, membri delle forze di assalto e collaboratori dei servizi segreti, con il sostegno della piccola e grande criminalità, nonché di disoccupati che si trovano ai margini della società. Non è possibile definirla un’insurrezione di nazionalisti russi, perché fino agli ultimi avvenimenti la loro forza e la loro influenza non erano molto maggiori della nostra. Della loro reale consistenza numerica è possibile farsi un’idea sulla base della “Marcia Russa” organizzata a Donetsk nel novembre 2013 [marcia annuale dei neofascisti locali – ne abbiamo riferito nei dettagli nel nostro articolo “L’anima nera della Repubblica del Donetsk” – N.d.T.], in occasione della quale hanno raggiunto il massimo delle loro capacità di mobilitazione [i partecipanti erano stati allora circa 200 – N.d.T.]. Ma si sono trovati nel momento giusto al posto giusto e ora rappresentano la facciata politica di una “Repubblica Popolare di Donetsk” (RPD) che nella sua essenza è organizzata da sbirri. La partecipazione al movimento Antimaidan è una conseguenza dell’ingente sostegno finanziario e paramilitare messo a disposizione da “imprenditori” e membri delle forze di sicurezza. E, infine, anche delle azioni avventate delle autorità ucraine e dei cittadini nazionalisti, della potente guerra informativa scatenata dai media e nei social network, della inattività della polizia, nonché degli interessi esclusivamente mercantili di svariati gruppi.

C’è spazio per influenze libertarie nel movimento Antimaidan?

Secondo me più no che sì. Siamo stati più volte sulle barricate, alcuni compagni hanno il lasciapassare per entrare nell’Amministrazione Regionale di Donetsk oggi occupata e hanno anche passato la notte sulle barricate, parlando con la gente e guardando le cose dal dentro. Noi non vogliamo prendere parte a questo movimento come forza politica e fare sentire la nostra voce al suo interno perché, per usare un eufemismo, è estraneo alle nostre convinzioni, è estraneo a ogni idea di lotta per i diritti e la libertà. Per cui tutto avviene a livello di comunicazione interpersonale, che però non porta ad alcun risultato perché chi prende parte a queste azioni come militante ha una cultura politica bassissima, non si preoccupa in alcun modo di riflettere su quanto accade intorno a lui, limitandosi a ripetere slogan imparati a memoria e le notizie chiaramente false che circolano a getto continuo. Oppure gli spauracchi assolutamente folli come quelle sul veleno negli acquedotti, le centinaia di autobus del Pravy Sektor che stanno arrivando in città e così via.

Fino agli eventi recenti nel Donbass tutte le forze politiche erano molto deboli e il fattore fondamentale sulla cui base si formano le opinioni politiche sono i media e i vari show politici che vengono guardati dalla maggior parte della popolazione. I giovani che prendono parte al movimento Antimaidan sono quasi tutti disoccupati e provengono dagli strati sociali più bassi, spesso sono in preda all’alcool o ad altre sostanze più forti. Spiegano la loro presenza con il fatto che si “oppongono ai fascisti”, urlano “Per il Donbass! Per la Russia!” o “contro i banderisti, gli ebrei e gli Usa!”. E non sanno spiegare perché si sono messi agli ordini di ex poliziotti o di poliziotti attuali, con i quali fino a pochi mesi fa erano pronti a battersi “con il coltello”. Arrivano all’assurdo di gridare in coro “Berkut! Berkut!” [le forze speciali di Yanukovich che hanno massacrato i manifestanti a Maidan in inverno – N.d.T.]. E, come ho già detto, molta gente che scende in piazza ha interessi puramente mercantili per chiedere l’unione alla Russia. I pensionati vogliono pensioni più alte, le forze speciali di sicurezza vogliono conservare le loro poltrone e aumentare i loro redditi, i disoccupati vogliono lavorare in Russia e gli imprenditori avere un accesso senza dazi ai paesi della CSI e ottenere gas ai prezzi interni russi per le loro fabbriche. Le idee libertarie sono assolutamente estranee a questo contesto, in cui imperano idee come “forza e ordine” e “dobbiamo diventare come la Russia”.

Ora tutta la città è piena di posti di blocco e l’aria che tira è infernale. E’ l’unica parola che può descrivere la situazione: bande di picchiatori, alcolizzati, avanzi di galera, sbirri mascherati e con le armi spianate. La situazione in città è davvero strana: non ci sono poliziotti, non c’è la polizia stradale, da lungo tempo non si vedono pattuglie in giro per la città. Come raccontano gli stessi poliziotti, l’intero corpo di polizia si è trasferito sulle barricate e ai posti di blocco. La gente però continua a vivere come prima: va al lavoro, fa acquisti nei negozi pagando e gli atti di teppismo sono fenomeni isolati, ma è chiaro che basterà una scintilla per fare scoppiare tutto.

Perché gli sbirri e i criminali sostengono la Repubblica Popolare di Donetsk?

E’ dagli anni novanta che il Donbass ha una relazione più che altro formale con l’Ucraina, tutto il potere nella regione (forze di sicurezza, ministero degli interni, tribunali, procure, amministrazioni regionali e cittadine) è nelle mani di noti gruppi criminali oligarchici, tutti conoscono i nomi di queste persone. Il loro obiettivo, dopo gli eventi di Maidan, è quello di non perdere le proprie posizioni. E’ qui che sono concentrati i loro attivi. Non si possono poi ignorare le pressioni che la Russia esercita su di loro: una grande percentuale della produzione industriale della nostra regione viene spedita attraverso il porto di Mariupol e poiché adesso che la Crimea fa parte della Russia, e il Mar d’Azov è di fatto un mare interno della Russia, questi gruppi non hanno molto spazio di manovra. E’ solo uno dei meccanismi di pressione, ce ne sono di molto più forti. Non bisogna poi dimenticare gli interessi legati alla realizzazione di profitti (come ho già detto prima, l’abolizione dei dazi, il gas a poco prezzo, gli ordinativi dalla Russia). Per quanto riguarda le forze di sicurezza la cosa è molto semplice: chi ha le stellette vuole consolidare la propria poltrona, mentre i membri ordinari sognano uno stipendio russo.

Cosa fa la RKAS (Confederazione Rivoluzionaria degli Anarco-Sindacalisti)?

Alcuni membri della RKAS prendono parte alla Repubblica Popolare di Donetsk, conosco un veterano del movimento dei lavoratori, un minatore che da molti anni prende parte praticamente a tutte le azioni dei lavoratori e degli studenti, che ha organizzato scioperi nelle miniere quando ne era dipendente, e che per questo è stato più volte licenziato. Si considera un anarco-comunista. Ritiene che in un periodo così complesso per la regione non può rimanersene da parte e pertanto con alcuni suoi compagni di lavoro ora si trova proprio lì, sulla barricata n. 1 di fronte all’Amministrazione Regionale di Donetsk, ed è lì fin dal primo giorno, con i suoi ha creato anche un gruppo di autodifesa, si chiama “Fronte dei Lavoratori”. Sono a favore della nazionalizzazione della produzione, del controllo da parte dei lavoratori e così via. Si rendono conto che il movimento di protesta è costituito in maniera preponderante da nostalgici dell’Impero russo, ma ritengono un obbligo collaborare con loro, anche se solo nella lotta contro il capitale e l’oligarcato. Ci sono anche dei minatori con la bandiera nera, si chiamano “Lava” e sono contro gli oligarchi, ma a favore della Russia. Quando si parla con loro dicono che ci stanno difendendo dall’aggressione imperialista degli Usa e dell’Europa che hanno invaso Donetsk e che si trovano lì per la fratellanza degli slavi in un unico paese, l’Urss 2! I minatori in genere hanno posizioni completamente contrastanti, tutte basate sulle emozioni. Alcuni amano l’Ucraina, altri vogliono entrare nell’Urss 2, altri ancora sognano di vivere in Russia o nella Repubblica di Donetsk senza nemmeno chiedersi perché la hanno creata, cioè per dare vita a un pretesto per un intervento dei carri armati russi. Gli ultimi eventi nella nostra regione, la maldestra operazione antiterroristica del governo di Kiev, le vittime tra la popolazione civile e soprattutto gli eventi di Odessa del 2 maggio, hanno esasperato una situazione già tesa e le cosiddette “milizie” ottengono sempre più sostegno da parte della popolazione, ma l’essenza e gli obiettivi del progetto della Repubblica Popolare di Donetsk rimangono gli stessi.

In quale misura nelle proteste sono coinvolti agenti russi?

Non sono in grado di dare alcuna informazione attendibile riguardo agli agenti russi, perché nessuno di noi ha il tipo di canali giusti per saperne di più e non ha alcun senso riferire voci che circolano. Se ci sono agenti, di sicuro non esibiscono la loro presenza.

Il “Fronte dei Lavoratori” e “Lava” hanno prospettive?

La mia opinione è che le loro prospettive siano limitatissime. Formalmente la Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) è diretta da un organo collegiale sotto forma di consiglio, dove sono rappresentati i movimenti che hanno preso parte alla creazione della RPD e di cui il Fronte dei Lavoratori fa parte, ma la sua influenza sulle sue attività e sull’adozione di decisioni da parte della RPD è irrilevante. Spesso non sono nemmeno a conoscenza di quanto sta accadendo e delle decisioni che la dirigenza della RPD sta per adottare, oltre tutto con l’escalation armata le forze paramilitari della RPD stanno prendendo il sopravvento e hanno loro obiettivi del tutto specifici. Gli attivisti del “Fronte dei Lavoratori” collaborano con la RPD solo per quanto riguarda la lotta contro gli oligarchi, stando bene attenti a chiudere gli occhi su tutto il resto. Sul “Fronte dei Lavoratori” esercitano una forte influenza alcuni deputati del Partito Comunista dell’Ucraina e, naturalmente, il fronte stesso aderisce sistematicamente alla retorica grande russa.

Le domande sono di Valeriy Listev
L’intervista uscirà sul n. 36 in preparazione della rivista “Avtonom”

[traduzione dal russo di Andrea Ferrario]

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