FOCUS UCRAINA / Per un movimento sociale indipendente! Per un’Ucraina libera!

dal sito ucraino gaslo.info, 7 maggio 2014

Il primo di una serie di materiali della sinistra radicale ucraina che cominciamo a pubblicare da oggi: un articolo dal sito del gruppo ucraino “Opposizione di Sinistra” che parte dalla tragedia di Odessa per denunciare la logica della violenza che sta dilagando nel paese e analizzare infine il ruolo della classe operaia, la cui mobilitazione, secondo il gruppo, è l’unico possibile argine alla degenerazione in una guerra civile.

[ PREMESSA DI “CRISI GLOBALE” – La tremenda strage di Odessa del 2 maggio ha segnato sicuramente un punto di svolta per la situazione in Ucraina e torneremo non appena possibile sui fatti di quel giorno, cercando in particolare di metterli in contesto. Nel frattempo segnaliamo che è possibile leggere due testi in inglese sull’argomento pubblicati da gruppi della sinistra radicale ucraina: uno è di gaslo.info, sito di “Opposizione di Sinistra”, e viene ripreso in traduzione con un commento dall’ottimo blog “People and Nature” di Gabriel Levy, sul quale potrete trovare molti altri materiali in inglese dalla/sull’Ucraina (http://peopleandnature.wordpress.com/2014/05/05/darkness-in-may-a-socialist-eye-witness-in-odessa/) [NOTA: l’articolo è ora disponibile anche in italiano nel sito Communianet], l’altro è dal sito dell’anarchica “Unione Autonoma dei Lavoratori”: http://avtonomia.net/2014/05/05/awu-kiev-statement-odessa-tragedy/ (allo stesso link si trova anche la versione in spagnolo).
Con il testo che segue cominciamo la pubblicazione in traduzione di una serie di materiali della sinistra radicale ucraina, dei quali non sempre condividiamo le valutazioni, ma che riteniamo utile presentare per avere un’idea delle problematiche che i compagni ucraini si trovano ad affrontare e del modo in cui lo fanno. La sinistra radicale ucraina, che è composta da alcune piccole formazioni, può essere divisa in via approssimativa, in relazione in particolare agli eventi più recenti, in quattro gruppi. Il primo è quello neostalinista incentrato su “Borotba” (“Lotta”), schieratosi attivamente con l’Antimaidan egemonizzato da elementi neofascisti, spesso in collaborazione con il Partito Comunista locale (il nome non deve ingannare: si tratta di una formazione burocratico-mafiosa per lunghi anni stampella degli oligarchi di Yanukovich, che di comunista ha da molto tempo solo il nome) e con gli ultranazionalisti filoputiniani. Il secondo può essere definito quello della “sinistra marxista postmoderna” che ruota intorno ai siti Spilne e Liva e che ha sostenuto Maidan in inverno (ma senza prendervi parte, se non a livello personale nel caso di alcuni militanti) mentre ora sta apertamente pendendo verso l’Antimaidan, nel quale vede un movimento “di massa, di base e plebeo” – per quanto riguarda le prime due definizioni, si tratta di un’evidente e del tutto infondata forzatura, visto che i fatti sotto gli occhi di tutti dicono esattamente il contrario, mentre riguardo al carattere “plebeo” può forse essere vero che vi sia una tale partecipazione (comunque minoritaria), ma ciò non comporta una valutazione positiva, soprattutto quando nel caso in questione, come già è accaduto nella storia, i “plebei” vanno a braccetto con i fascisti. Il “manifesto” di questa corrente è l’articolo in inglese del suo esponente più colto, l’accademico Volodymyr Ishchenko (gli altri testi di questo gruppo usciti in russo o in ucraino sono decisamente più “hard” e schierati con Antimaidan). Gli aderenti a queste posizioni evitano di entrare nei particolari riguardo alla partecipazione “di massa” ecc. perché altrimenti le loro tesi verrebbero smentite e chiudono pericolosamente gli occhi sul ruolo egemone dei neofascisti filorussi. La posizione alla fine “agnostica” di Ishchenko è la replica, a venti anni di distanza, delle comode ma fallimentari posizioni a priori “equidistanti” di molta sinistra di fronte alle guerre nella ex Jugoslavia. Il terzo gruppo è quello che ruota intorno a “Opposizione di Sinistra” (“Liva Opozicia”), un gruppo di origini trockiste che fino a un anno o due fa collaborava strettamente, seppure con molte difficoltà, sia con i neostalinisti di “Borotba” sia con formazioni anarchiche. “Opposizione di Sinistra” ha sostenuto Maidan e continua a sostenere il processo rivoluzionario avviato allora, denuncia il carattere reazionario di Antimaidan, ma è duramente critica con il governo di Kiev, l’ultranazionalismo ucraino e gli oligarchi di ogni tendenza. Pubblica materiali interessanti (come quello che riportiamo qui sotto), ma a nostra opinione ha il limite di sottovalutare la questione nazionale trincerandosi dietro un discorso di classe, giusto nella sua essenza, ma che in alcuni contesti rischia di essere un comodo paravento per non affrontare una realtà particolarmente complessa come quella ucraina. Il quarto e ultimo gruppo è quello degli anarchici (che pubblicano siti come avtonomia.net, nihilist.li, avtonom.org), la cui forza più organizzata è la già citata “Unione Autonoma dei Lavoratori” (“Avtonomna Spilka Trudyashchikh”). Gli anarchici hanno partecipato attivamente e in modo organizzato alle proteste invernali di Maidan e molti di loro (ma non tutti, e comunque con posizioni diverse) continuano a prendere parte a quel che rimane del movimento. Denunciano con forza il carattere fascista e autoritario dell’Antimaidan, nonché la deriva violenta del conflitto in Ucraina e il sistema capitalista che la ispira. Così come “Liva”, anche se da posizioni assolutamente diverse, pubblicano spesso materiali in presa diretta relativi alle dinamiche locali, uno dei quali, relativo a Doneck, sarà la nostra prossima pubblicazione. Tempo permettendo, dovremmo presto pubblicare in traduzione anche un interessante resoconto del convegno “La sinistra e Maidan” tenutosi il mese scorso a Kiev e al quale hanno preso parte svariati gruppi della sinistra radicale ucraina di ogni tendenza – a.f.]

Кривой Рог

La strage di Odessa del 2 maggio non può essere in alcun modo giustificata. “Indipendentemente da chi fossero le vittime da entrambe le parti, la violenza nei confronti della maggior parte di esse ha evidentemente superato ogni possibile limite di autodifesa. E’ necessario che venga svolta un’indagine completa su questi eventi e individuare personalmente i provocatori e gli assassini, che con ogni probabilità erano presenti su tutti i fronti degli scontri”, ritiene l’unione socialista “Opposizione di Sinistra”.

Attualmente non possiamo indicare con esattezza i nomi dei colpevoli, delle organizzazioni e dei gruppi che hanno preso parte alle uccisioni, ma possiamo vedere le conseguenze politiche della carneficina e non possiamo non vedere che la responsabilità politica è anche di alcune organizzazioni orientate a sinistra.

Non vi è dubbio che la violenza sia stata guidata e organizzata in primo luogo da gruppi ultranazionalisti e sciovinisti, che uccidono la gente del tutto coscientemente e cercano di utilizzare il sangue delle vittime per scatenare nella società una brutale isteria nazionalista, che secondo loro dovrebbe “mobilitare la nazione” contro i suoi “nemici”. In realtà si tratta dell’unico modo che può portare alla dittatura nazista da loro desiderata e che può essere costruita solo sul sangue e terrorizzando la gente. Questo obiettivo potrà essere da loro raggiunto solo se in Ucraina i russi vedranno in ogni ucraino un assassino “banderista” e gli ucraini vedranno in ogni russo un potenziale “sabotatore della GRU [i servizi segreti militari russi – N.d.T.]”. Purtroppo ci siamo avvicinati molto al confine oltre al quale tutto ciò può accadere.

Tuttavia il 2 maggio, a Odessa, su tutti i lati delle barricate si trovavano tra gli altri anche militanti di organizzazioni di sinistra che ancora un anno fa prendevano parte ad azioni comuni di protesta contro le limitazioni alla libertà di riunirsi pacificamente e contro l’introduzione di un Codice del lavoro degno dello schiavismo. Da una parte, sotto il comando degli sciovinisti di destra della “Odesskaya Druzhina” [“Guardia di Odessa”, la formazione dei filorussi della città, egemonizzata dall’estrema destra – N.d.T.] si sono schierati i militanti dell’unione “Borotba” [“Lotta”, gruppo neostalinista – N.d.T.]. Dall’altra, anarchici e antifascisti hanno preso parte a un’azione che di fatto veniva diretta da loro opponenti, tra i quali ultras di destra di tifoserie del calcio. Questi ultimi si sono distinti per una particolare crudeltà nei confronti dei loro oppositori.

Le organizzazioni di sinistra non sono riuscite a proporre un programma indipendente e autonomo della classe lavoratrice, non sono riuscite a mettersi alla testa di un movimento di massa, e nemmeno a prendere le distanze, e ancora meno a trattenere le masse, da una violenza fratricida messa in atto all’insegna di slogan nazionalisti. Questi militanti di sinistra sono caduti nella trappola di un sostegno acritico a un movimento relativamente di massa che ultimamente ha quasi completamente abbandonato ogni discorso sociale ed economico sostituendolo con un discorso nazionalista. Attualmente per chi protesta a Odessa la questione della possibilità o dell’impossibilità, e in ultimo del diritto, dell’esistenza di uno stato ucraino indipendente pesa purtroppo molto di più dei diritti dei lavoratori di tutte le nazionalità. Invece di una strategia di rimozione dal potere in Ucraina e in Russia di un’oligarchia capitalista si discute se la creazione di uno stato ucraino sia stata un “fraintendimento” o un “errore della storia”. Non sorprende che i lavoratori delle grandi imprese dell’est e del centro dell’Ucraina nella loro grande maggioranza non prendano parte alle azioni di protesta. Le azioni dell’Antimaidan, così come quelle pro-Maidan, rimangono poco partecipate e in nessun caso possono essere comparate con la mobilitazione di massa di centinaia di migliaia di persone ai tempi di Maidan nel gennaio e nel febbraio di quest’anno. I radicali armati rimangono un piccolo gruppo di avventuristi perfino a Slavyansk dove sono riusciti a conquistare il potere e a mantenerlo evidentemente solo basandosi sulla paura della popolazione locale, che del tutto logicamente non vuole diventare vittima delle operazioni antiterrorismo del governo di Kiev. E’ ben difficile credere che la maggioranza degli abitanti di Slavyansk sia a favore delle idee monarchiche di una Russia “unita e indivisibile” che professa apertamente il “comandante in capo” della Repubblica Popolare di Doneck, l’ufficiale Strelkov-Girkin. Allo stesso tempo è chiaro che non vogliono vedere a Slavyansk non solo gli “omini verdi” di Strelkov, ma qualsiasi altro militare. Hanno ben chiaro che se la azione antiterroristica del governo di Kiev continuerà, gli scontri prima o poi coinvolgeranno anche i quartieri abitati della città e a soffrirne saranno in primo luogo loro, cioè gli abitanti locali inermi. I lavoratori di Slavyansk e Kramatorsk nella loro essenza non partecipano al conflitto e continuano a recarsi ogni giorno al lavoro superando i posti di blocco. La questione di uno sciopero generale non viene nemmeno presa in considerazione. A sostenere la “giunta golpista di Slavyansk” sono principalmente gruppi criminali locali e persone in preda a una demente nostalgia dell’Urss.

Ma indubbiamente in Ucraina esiste un movimento di massa e organizzato dei lavoratori. Si è fatto vedere a Krivoy Rog, quando squadre dell’autodifesa dei minatori non hanno consentito un’escalation della violenza in questa città di fronte ai tentativi di organizzare aggressioni dei “titushki” [le squadracce di picchiatori anti-Maidan ai soldi di Yanukovich – N.d.T.] contro il Maidan locale. I lavoratori si sono fatti vedere anche a Chervonograd, nella regione di Lvov, dove hanno preso attivamente parte al processo politico e alla fine hanno di fatto nazionalizzato la centrale elettrica locale, che prima apparteneva all’oligarca Rinat Akhmetov.

Il movimento dei lavoratori si è fatto sentire con forza ancora maggiore nelle ultime settimane a Krasnodon, nella regione di Lugansk. Qui, durante uno sciopero generale i minatori hanno di fatto preso il controllo della città. E’ significativo che non abbiano voluto unirsi né all’Antimaidan separatista di Lugansk, né dichiarare il loro sostegno ai leader borghesi e oligarchici del Maidan di Kiev. Avevano un loro Maidan, un Maidan dei lavoratori armati di slogan per la giustizia sociale e della seria intenzione, a differenza purtroppo del Maidan di Kiev, di mettere in atto questi slogan. I lavoratori hanno chiesto non solo un aumento dei loro stipendi, ma anche la cessazione dell’assegnazione in outsourcing dei lavori di supporto alle miniere. Si tratta quindi non di uno sciopero limitato ad aspetti economici, ma che affronta anche la questione della solidarietà tra lavoratori con diverse specializzazioni, un movimento sufficientemente forte da prendere sotto il proprio controllo un’intera città, facendolo oltretutto senza alcuna violenza e senza vittime! La città è stata conquistata non solo senza sparare un colpo, ma anche senza che nessuno abbia cercato di imitare qualche forma di resistenza.

Certo, a livello nazionale il movimento organizzato dei lavoratori è ancora molto debole. I sindacati effettivamente attivi e con una coscienza di classe sono concentrati in un numero limitato di centri dell’industria estrattiva. Ma appare evidente che solo dove nel conflitto intervengono i lavoratori si riescano a evitare vittime e a porre un freno all’isteria sciovinista. Ed è proprio l’entrata sull’arena politica di un movimento di classe e autonomo dei lavoratori che rimane forse l’ultima possibilità di sopravvivenza per l’attuale stato ucraino e per impedire la guerra civile che sta rapidamente maturando sotto i nostri occhi. Se lo scenario che vuole un’Ucraina dilaniata si realizzerà davvero non potremo evitare un’esplosione di violenza con la massa di vittime che la accompagnerà. Allo stesso tempo, il conflitto diventerà sempre più un conflitto tra nazionalità ed etnie, perdendo ogni carattere di classe. Anche quando è cominciata la guerra in Jugoslavia gli estremisti di destra erano molto deboli e marginali. Avevano un sostegno nella società non maggiore di quello di cui godono ora Yarosh e Tyagnibok con i loro rating microscopici. Solo che nel giro di meno di un anno di guerra i nazisti serbi e croati hanno cominciato a dominare lo spazio politico jugoslavo e si sono trasformati in organizzazioni di massa.

Se i minatori di Lugansk, del Donbass, della regione di Lvov e di quella di Dnepropetrovsk non riusciranno fin da subito, unendo le forze, a fermare la guerra, verremo trascinati nel suo tritacarne. In un tale caso, il movimento di sinistra in Ucraina verrà annientato per lunghi anni e anche in Russia difficilmente ne sopravvivrà uno.
Lavoratori di Krasnodon e di Krivoy Rog, oggi è indispensabile la vostra solidarietà e il vostro aiuto! Lo sciopero di Krasnodon non è ancora terminato, è stato solo sospeso per il periodo delle trattative. Anche a Krivoy Rog i minatori si preparano a uno sciopero nel caso in cui non vengano soddisfatte le loro richieste.

Nessun sostegno agli sciovinisti, indipendentemente dalle bandiere che sventolano!

Per un’Ucraina dei lavoratori libera, indipendente e unita!

Per un movimento autonomo dei lavoratori e sociale!

[traduzione dalla versione russa dell’originale ucraino a cura di Andrea Ferrario]

 

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