FOCUS UCRAINA / Pravy Sektor: le torbide acque del neofascismo ucraino

di Andrea Ferrario

Nei giorni scorsi, con un’operazione che ha tutto il sapore di un’esecuzione, la polizia ucraina ha ucciso Oleksandr Muzichko, uno dei leader del movimento neofascista Pravy Sektor. Qualche giorno dopo, attivisti del movimento hanno tentato un assalto del parlamento. Il tutto è avvenuto subito dopo che il Pravy Sektor con un congresso si è trasformato in partito. Oltre a ricostruire questi eventi, tracciamo un profilo di questa inquietante forza di estrema destra e dei suoi “legami pericolosi”, analizzando perché costituisce un pericolo reale per l’Ucraina.

L’uccisione di Muzichko

Nella notte tra il 24 e il 25 marzo, a Rovno, nell’Ucraina settentrionale, è stato ucciso dalla polizia Oleksandr Muzichko, una delle figure maggiormente note dell’ala più radicale del movimento neofascista Pravy Sektor (Settore di Destra), del quale era da poco entrato a fare parte della direzione. Muzichko era appena tornato nella sua città dal congresso con il quale, il 22 e il 23 marzo, il movimento si è trasformato in partito e ha deciso di candidare il suo leader Dmitro Yarosh alle presidenziali del 25 maggio prossimo. L’uccisione di Muzichko assume subito contorni inquietanti per svariati motivi. Innanzitutto, le dinamiche appaiono molto confuse. La prima versione, diffusa dalla procura locale, è che la polizia ha ricevuto la segnalazione di una rissa in un ristorante di Rovno e quando è arrivata sul posto i testimoni hanno raccontato che Muzichko, mentre stava trascorrendo la serata nel locale con alcuni amici e degli esponenti di Pravy Sektor, era stato ammanettato e portato via da uomini mascherati – successivamente erano stati sentiti colpi d’arma da fuoco. La polizia ha dichiarato di avere trovato poi il corpo di Muzichko poco distante dal ristorante. La mattina successiva il Ministero degli interni ha dichiarato che l’unità speciale “Sokol” aveva condotto un’operazione per arrestare Muzichko in seguito a un mandato emesso nei suoi confronti l’8 marzo, per avere molestato e picchiato un funzionario della locale Procura (https://www.youtube.com/watch?v=q8JC-ZjqFb4&). Muzichko avrebbe reagito sparando e, durante lo scontro a fuoco con le forze speciali sarebbe rimasto ucciso. Nel corso della stessa giornata il Ministero degli interni è uscito con una nuova versione: Muzichko sarebbe rimasto ucciso dalla sua stessa pistola mentre i poliziotti gli mettevano le manette. Successivamente in Internet è stato pubblicato il video registrato da una telecamera del ristorante (https://www.youtube.com/watch?v=ArdLaeEZSZ4). La qualità è molto scarsa, ma è evidente che l’azione si è svolta in una manciata di secondi e in modo chiaramente molto organizzato – il punto in cui Muzichko muore è però nascosto da un albero. C’è un altro particolare che alimenta dubbi sulla natura dell’operazione: i poliziotti dell’unità speciale “Sokol” hanno subito abbandonato il luogo dei fatti, portando via cinque persone che erano con Muzichko (tra cui tre attivisti di Pravy Sektor) e abbandonando sul posto il cadavere di quest’ultimo, senza lasciare nessuno a sorvegliarlo, un comportamento molto strano. Questi particolari portano a pensare che l’operazione sia stata organizzata per liquidare Muzichko, e non per arrestarlo.

Pravy Sektor

Tra Muzichko e il Ministro degli interni Arsen Avakov correva già pessimo sangue. Avakov è un esponente del partito Batkivshtina, guidato da Yulia Tymoshenko. Tra le altre cose ha vissuto due anni in Italia, tra il 2010 e il 2012, dove è stato incarcerato per breve tempo in seguito al mandato internazionale spiccato contro di lui dal regime di Yanukovich per affari immobiliari poco puliti. Dopo breve tempo è però stato liberato perché le accuse contro di lui sono state ritenute politicamente motivate. E’ diventato ministro degli interni in seguito ai rivolgimenti di fine febbraio. Muzichko nelle scorse settimane aveva minacciato senza mezzi termini di “appendere Arsenov a un albero, come un cane”. L’elemento forse più strano e inquietante dell’intera faccenda è però il messaggio video che Muzichko aveva pubblicato il 13 marzo scorso, a soli unidici giorni dalla sua uccisione, nella sua pagina YouTube. Nel messaggio Muzichko afferma tra le altre cose che “la direzione della Procura Generale [guidata da Oleg Makhnitski, esponente del partito governativo di estrema destra Svoboda – N.d.A.] e il Ministero degli interni hanno preso la decisione di annientarmi fisicamente oppure di catturarmi e consegnarmi alla Russia, per poi attribuire la responsabilità di tutto ai servizi speciali della Federazione Russa. Per condurre questa operazione è già stata messa a punto una squadra speciale. Abbiamo informazioni al 100% sicure a riguardo. Con questo mio messaggio mi rivolgo ufficialmente alla SBU (Servizi segreti ucraini). Mi rivolgo anche ai miei fratelli, a tutti gli ucraini e ai nazionalisti-patrioti: non ho paura della morte e non mi consegnerò vivo”.

Dopo l’uccisione di Muzichko, come era naturale aspettarsi, sono volate parole pesantissime. Il leader di Pravy Sektor, Dmitro Yarosh, ha detto senza mezzi termini che il suo partito si “vendicherà contro Arsenov” per l’esecuzione di Muzichko. Arsenov ha detto di non avere paura e che continuerà a combattere contro i “banditi”. La sera del 27 marzo, durante una manifestazione per chiedere le dimissioni di Arsenov, attivisti di Pravy Sektor hanno tentato un assalto al parlamento (si veda sotto).

Ma chi era Muzichko? Senz’altro era il personaggio dagli atteggiamenti più folcloristici di tutta l’estrema destra ucraina. Amava organizzare azioni eclatanti che venivano filmate dai suoi stessi compari, come quando è entrato nella procura locale accompagnato da un uomo armato di mitra e ha aggredito un funzionario locale, oppure quando si è presentato al locale consiglio regionale armato di mitra. Nel complesso, e a differenza del leader del suo partito, Dmitro Yarosh, impersonava perfettamente l’immagine eclatante del neofascista ucraino diffusa dall’assillante propaganda russa, di cui non a caso a suo modo era un beniamino. Un profilo di Muzichko è stato tracciato dal sito ucraino Espreso.tv e da quello russo Slon. Riportiamo un sunto di quanto da loro pubblicato, sottolineando però che non è possibile garantire l’esattezza delle informazioni riportate, data la scarsità di altre fonti. Oleksandr Muzichko, che in Ucraina era noto con il soprannome di Sashko Bily (Sasha il Bianco), era nato nel 1962 a Perm, in Russia, da genitori ucraini che poi si sono ritrasferiti nel loro paese di origine. Negli anni ottanta ha servito come soldato in Afghanistan e, alla dissoluzione dell’Urss nel 1991, ha scelto la cittadinanza ucraina. Nella regione di Rovno è stato tra i fondatori della Organizzazione solidale nazionale ucraina – UNSO, che successivamente si è unita con la UNA (Assemblea nazionale ucraina), dando vita alla prima organizzazione radical-nazionalista ucraina UNA-UNSO, registrata nel 1997. La UNA-UNSO, di cui parleremo ancora più sotto, è stata una delle organizzazioni che a fine 2013 hanno dato vita al Pravy Sektor, di cui Muzichko è diventato il coordinatore per l’Ucraina Occidentale. Nel 1994 Muzichko ha preso parte alla prima guerra cecena al comando di un reparto della UNA-UNSO che combatteva a fianco delle forze di Shamil Basaev e, secondo alcuni, è stato guardia del corpo di Dzhohar Dudaev. E’ sulla base di questa sua esperienza di combattente che il 14 marzo scorso la Russia ha emesso contro di lui (a venti anni di distanza!) un mandato di cattura per crimini di guerra. A differenza di altri estremisti di destra incriminati da Mosca dopo la rivolta ucraina, come Yarosh e Tyahnibok, Muzichko ha confermato di avere preso parte alla guerra cecena. Tornato in patria, alla fine degli anni novanta è stato accusato a più riprese di aggressione ed estorsione, e nel 2003, a quanto pare, è stato condannato a 3 anni e mezzo di carcere. Secondo il sito Slon, con l’uccisione di Muzichko scompare una figura che avrebbe potuto raccontare molte cose scomode e per questo nessuno lo rimpiangerà, se non gli artefici della propaganda antiucraina di Mosca, ai quali faceva comodo la presenza di un personaggio dai gesti così eclatanti. Sempre secondo Slon, saranno contenti della sua morte i servizi segreti russi, visto che Muzichko avrebbe potuto raccontare particolari interessanti sui loro contatti con gli ultranazionalisti ucraini. Anche ai servizi segreti ucraini, con ogni probabilità, fa comodo l’uscita di scena di una persona che conosce di sicuro particolari riguardo ai loro rapporti con l’estrema destra locale nel periodo che ha preceduto la fuga di Yanukovich. Il governo ucraino ad interim, da parte sua, è contento di essere riuscito con la sua uccisione a farsi bello agli occhi degli occidentali, mostrando la mano dura contro i più violenti dell’estrema destra.

L’assalto al parlamento del 26 marzo e la sparatoria del 31 marzo

L’uccisione di Muzichko è stata il motivo alla base di un tentato assalto al parlamento ucraino da parte di militanti di Pravy Sektor, avvenuto la sera del 26 marzo. I fatti si sono svolti in un momento molto teso per l’Ucraina, che si sta preparando alle elezioni presidenziali del 25 maggio. Il giorno prima aveva dato le dimissioni il ministro della difesa Ihor Tenyukh, in quota al partito ultranazionalista Svoboda, accusato di essersi dimostrato un incapace, o addirittura volutamente inattivo, nella gestione dell’occupazione militare della Crimea da parte delle truppe russe e della successiva annessione della penisola. Nelle stesse ore in cui è avvenuto il tentato assalto al parlamento, in Ucraina la tensione era salita alle stelle per le voci sempre più insistenti di un grande ammasso di truppe russe alla frontiera orientale del paese. Inoltre, immediatamente prima dell’azione del Pravy Sektor il parlamento era riuscito con difficoltà, e solo alla seconda votazione, ad approvare un piano di riforme economiche in vista del prestito di 15-18 miliardi di dollari da parte del Fondo Monetario Internazionale. A tarda notte di fronte al parlamento si erano riunite alcune centinaia di militanti della formazione neofascista, chiedendo le dimissioni del ministro degli interni Arsenov e la formazione di una commissione di inchiesta sull’uccisione di Muzichko. A un certo punto alcuni militanti hanno cominciato a spintonare la porta di entrata del parlamento e altri hanno cercato di arrampicarsi sulla facciata per raggiungere le finestre del primo piano. Il tutto è durato una manciata di minuti e l’attacco è stato facilmente respinto. La manifestazione poi si è sciolta con la ripromessa di ripeterla il giorno dopo. La mattina successiva però il parlamento era protetto da un folto cordone di membri dell’”Autodifesa” di Maidan dall’aria estremamente ostile nei confronti del Pravy Sektor, i cui pochi militanti riunitosi per manifestare di nuovo si sono immediatamente dileguati. Alcune ore più tardi il governo ha deciso la formazione di una commissione di inchiesta sull’uccisione di Muzichko della quale faranno parte anche membri di Pravy Sektor, mentre le richieste di dimissioni di Arsenov sono state categoricamente respinte.

Dopo una manciata di giorni il Pravy Sektor è tornato di nuovo sotto i riflettori dei media per un evento violento. Il 31 marzo sera, a due passi da Piazza dell’Indipendenza (Maidan), di fronte a un ristorante che, ironia del caso, si chiama “Mafia”, un militante di Pravy Sektor ha aperto il fuoco contro alcuni esponenti della Autodifesa di Maidan. Due di loro sono stati feriti gravemente, mentre ha riportato lievi ferite anche Bogdan Dubas, sindaco ad interim di Kiev, che passava di lì per caso, come confermano tutti i testimoni. I motivi della lite tra i membri dell’Autodifesa (in gran parte controllata da Batkivshchina, il partito di Tymoshenko) e quelli di Pravy Sektor riguarderebbero la gestione dell’accampamento di tende ancora presente ai Maidan. Il militante neofascista che ha sparato è stato portato da membri armati di Pravy Sektor nell’hotel Dnipr, dove l’organizzazione ha la sua sede fin dai tempi delle manifestazioni di Maidan. Successivamente il colpevole si è consegnato alla polizia e, nel momento in cui scriviamo, le ultime notizie sono che il Pravy Sektor ha abbandonato completamente l’hotel, che è stato immediatamente oggetto di una perquisizione, e i suoi militanti sono stati portati in un campo della SBU, i servizi segreti.

Secondo svariati media, a Kiev stava crescendo già da tempo l’insofferenza per il Pravy Sektor e gli ultimi eventi la hanno ulteriormente aumentata. A livello internazionale hanno espresso la loro preoccupazione per le azioni del Pravy Sektor sia gli Stati Uniti che e la Ue. La Russia, da parte sua, ha posto addirittura la condizione dello scioglimento di Pravy Sektor nell’ambito delle sue trattative con gli Usa. In Ucraina le azioni dell’organizzazione neofascista vengono sempre più interpretate come di fatto favorevoli ai giochi della Russia. I neofascisti vengono sospettati da numerosi osservatori di doppiogiochismo e molti ritengono che siano manovrati dai servizi segreti ucraini o da quelli russi, anche se a oggi non c’è nessuna conferma concreta di queste ipotesi. Alcuni partecipanti alle proteste di Maidan di questo inverno osservano che i militanti di Pravy Sektor erano sempre attivi nelle azioni di provocazione, ma nessuno di loro è mai stato arrestato. Inoltre, rilevano altri, pur essendo in prima linea, Pravy Sektor, a differenza per esempio di Svoboda, non ha contato nemmeno una vittima negli scontri del 20 febbraio. Si tratta di un dato reale, che però potrebbe essere spiegato anche con la scarsa consistenza numerica del movimento. L’episodio che ha più screditato il Pravy Sektor, e che è in effetti inquietante, è stato però quello della rivelazione che il 20 febbraio, mentre le forze di sicurezza sparavano sui manifestanti uccidendo decine di persone, il leader di Pravy Sektor, Dmytro Yarosh, si trovava… in visita da Viktor Yanukovich. Dopo che la notizia si è sparsa Yarosh la ha negata come un falso, ma una volta uscite prove inconfutabili ha dovuto ammettere che era vera, giustificandosi con la motivazione che Yanukovich gli aveva solo offerto un compromesso da lui però categoricamente rifiutato. Se davvero così fosse, viene spontaneo chiedersi che bisogno c’era di recarsi fin da Yanukovich, rischiando tra l’altro la vita o l’arresto in un momento in cui a Kiev era in corso una rivoluzione, solo per opporgli uno scontato netto rifiuto che poteva essere tranquillamente fatto pervenire attraverso canali indiretti, evitando un incontro così compromettente. Evidentemente i motivi erano altri, ma purtroppo non ci è dato sapere quali esattamente. Tra l’altro già in precedenza vi erano stati contatti, confermati, tra il Pravy Sektor e i più alti vertici del regime di Yanukovich. Il 3 febbraio alcuni rappresentanti del movimento di estrema destra si erano incontrati con l’allora capo dei servizi segreti SBU, Aleksandr Yakimenko, e il viceministro degli interni Viktor Dubovik. L’incontro è incredibilmente avvenuto nella sede della SBU – è evidente che in quei giorni di scontri Pravy Sektor si sentiva stranamente a proprio agio e sicuro in tali ambienti. La voce che corre è che agli estremisti di destra siano state corrisposte ingenti somme in cambio di un ammorbidimento delle loro posizioni – il Pravy Sektor conferma sia l’avvenuto incontro sia la proposta del pagamento di somme, ma smentisce categoricamente di avere accettato queste ultime.

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Pravy Sektor: da movimento informale a partito bifronte

Il nome “Pravy Sektor” (che, lo ricordiamo, significa “settore di destra”) è emerso per la prima volta a dicembre, nei primissimi giorni delle proteste di Evromaidan. Il nome deriva dal fatto che gli attivisti di questo gruppo allora piuttosto informe, una specie di coordinamento senza strutture fisse, avevano il loro punto di raccolta sul lato destro di Maidan. Naturalmente il nome è stato scelto anche per la sua connotazione politica. In quell’area della piazza, più precisamente, si riunivano i militanti di formazioni come i nazionalisti di destra (ma non neofascisti) di “Trizub im. Stepana Bandery” (Tridente Stepan Bandera), insieme ai già citati neofascisti dell’UNA-UNSO di Muzichko e altre formazioni minori dell’estrema destra o direttamente neonaziste come “Patrioti dell’Ucraina”, “Maglio Bianco” o “Assemblea Social-Nazionale”, insieme a ultras del calcio. Alcune formazioni erano già ampiamente note dalle cronache: per esempio il “Maglio Bianco”, i cui militanti sono tutti molto giovani, si occupava dichiaratamente anche di rapine alle sale gioco e altre azioni simili.

Secondo le fonti da noi consultate allora il ruolo più attivo lo giocava il Trizub, di cui era ed è leader Dmitro Yarosh. Ma nell’ambito del gruppo informale svolgeva, e svolge tuttora, un ruolo rilevante anche la UNA-UNSO, che come abbiamo già visto scrivendo di Muzichko ha una storia quasi ventennale. Gli estremisti si sono messi in vista per la prima volta il 1 dicembre, durante gli scontri della via Bankovaya e, a dire del loro leader, le decisioni nel gruppo venivano prese allora da un comitato di 12 membri rappresentativi di tutte le singole formazioni. Il momento in cui però Pravy Sektor ha raggiunto la maggiore visibilità è stato il 19 gennaio scorso, quando nella via Grushevsky, a Kiev, ci sono stati i primi sanguinosi scontri tra manifestanti e polizia di cui il Pravy Sektor è stato il principale protagonista. Ed è stato proprio da questo momento che sui militanti del movimento hanno cominciato a piovere le accuse di essere dei provocatori. Il Pravy Sektor ha continuato a essere in prima fila sulle barricate fino all’ultimo momento, anche se, come abbiamo già detto, il loro leader informale Yarosh nei momenti più drammatici si trovava negli uffici di Yanukovich.

Dopo la cacciata di Yanukovich il Pravy Sektor ha seguito essenzialmente due linee: da una parte ha messo in atto una serie di azioni violente, dall’altra il suo leader si è sforzato di dare un’immagine “ragionevole” del suo movimento.

Della prima categoria fanno parte per esempio le azioni a prima vista “punitive” organizzate principalmente nell’Ucraina occidentale contro funzionari del regime di Yanukovich. In realtà, come spiega in modo particolareggiato il settimanale ucraino Zerkalo Nedeli, si è trattato di azioni che non solo ricordano quelle delle squadracce fasciste, ma che hanno anche evidenti scopi mafiosi. Il settimanale cita tra gli altri l’esempio del direttore della dogana di Chop, sequestrato e legato a un palo da militanti di Pravy Sektor che, in questa situazione umiliante, lo hanno filmato mentre confessava casi di corruzione che lo coinvolgevano e firmava poi le sue dimissioni. In un’altra occasione Pravy Sektor ha avviato una campagna per la rimozione di un dirigente di polizia locale di nuova nomina e suoi militanti hanno poi cercato di applicare gli stessi metodi da squadracce anche contro di lui, per fortuna senza riuscirci. Alla fine però il dirigente è stato comunque sostituito, ma il suo posto è stato preso da un altro funzionario ancora più corrotto: il sospetto è che l’azione sia stata organizzata per insediare nella posizione un personaggio “amico”. Il 14 marzo a Kharkov, nell’Ucraina orientale, c’è stato poi l’episodio finora più grave di cui sono stati protagonisti esponenti di Pravy Sektor e più precisamente del gruppo più estremo al suo interno, quello dei Patrioti dell’Ucraina (su cui torniamo più sotto). Quando una folla di manifestanti “filorussi” si è recata in corteo sotto la loro sede, alcuni militanti hanno sparato e gettato molotov dalla finestra uccidendo due persone.

yarosh

Il leader Dmitro Yarosh da parte sua ha seguito un’altra linea, sforzandosi di indirizzare il movimento verso una forma più strutturata e di dargli un’immagine maggiormente moderata. In particolare Yarosh ha rilasciato dichiarazioni di apertura verso le altre etnie che vivono in ucraina (russi, ebrei), puntando a un nazionalismo più “ragionevole”, prendendo (esclusivamente a parole) le distanze dai più violenti e concentrandosi sui ben più innocui “valori della famiglia”, evitando allo stesso tempo di riprendere il vocabolario razzista e omofobo dei suoi camerati. Si tratta di un processo che ha portato alla trasformazione di Pravy Sektor in un partito con il congresso di fondazione tenutosi a Kiev il 22-23 marzo scorso. Yarosh ne è stato nominato leader e si candiderà alle presidenziali di fine maggio. I sondaggi preelettorali non sono affatto confortanti per lui: tre differenti indagini di opinione condotte nell’ultimo mese lo danno intorno all’1,5%. A tutto questo va aggiunto che dal punto di vista ideologico Pravy Sektor non produce quasi nulla e che si tratta evidentemente di un’organizzazione che punta soprattutto sull’azione. Il suo sito (http://pravyysektor.info/) pubblica solo scarni comunicati di nessuna rilevanza e in generale in Internet non si trovano materiali più approfonditi di sua produzione.

Pravy Sektor gode anche di agganci nel mondo politico più ampio. Tre membri di uno dei gruppi più estremi dell’organizzazione, successivamente espulso dalla stessa (si tratta del già citato “Maglio Bianco”), sono stati liberati dal carcere nei primissimi giorni di marzo con la legge per l’amnistia dei combattenti di Maidan, firmata dal presidente ad interim Turchinov. La legge è stata proposta da quattro deputati che, oltre a un indipendente e al deputato di un minipartito, comprendevano un membro di Udar (il partito di Vitaly Klichko) e uno del Partito delle Regioni (l’ex partito di Yanukovich). L’aspetto che alimenta sospetti è che i tre non dovevano potere godere dell’amnistia, perché erano stati incarcerati prima delle proteste di Maidan e con accuse di omicidio che nulla avevano a che vedere con i fatti di quest’inverno. Inoltre, secondo voci circolate con insistenza a inizio marzo, a Yarosh sarebbe stato proposto un posto di consigliere per la sicurezza presso la presidenza della repubblica. L’incarico poi non è stato assegnato a Yarosh, non è dato sapere se per un suo rifiuto o se invece la proposta in realtà non è mai stata fatta. Il nuovo ministro dell’educazione ucraino, Sergej Kvit, è vicino al Pravy Sektor: in passato è stato membro di Trizub, il gruppo di Yarosh, e nelle ultime settimane ha espresso pubblicamente parole di apprezzamento per il leader dell’organizzazione di estrema destra. Infine, come abbiamo già notato in un precedente articolo, Olga Bogomolets, popolare “medico di Maidan”, alla quale era stato offerto un posto di ministro nel nuovo governo e che si è candidata come indipendente alle prossime presidenziali, ha preso parte come ospite al congresso di fondazione di Pravy Sektor pronunciando un discorso di fronte ai delegati. Infine, nonostante i rapporti con il partito di estrema destra Svoboda siano chiaramente concorrenziali, va rilevato che in occasione del congresso svoltosi a fine marzo Oleg Tyahnibok, leader di Svoboda, ha dichiarato che il suo partito è disponibile a un’alleanza con il Pravy Sektor. Non abbiamo invece trovato traccia di collegamenti tra quest’ultimo e gruppi neofascisti o dell’estrema destra di altri paesi.

Dmitro Yarosh, a differenza di Muzichko con la sua esibita ribalderia, è un personaggio sfuggente di cui si sa pochissimo. Il sito “Antikorrupcionny Portal” ha provato a tracciarne un profilo di cui riportiamo qui un sunto, sottolineando però ancora una volta, come per Muzichko, che non sempre i particolari riferiti sono verificabili. Yarosh è nato il 30 gennaio 1971 a Dniprodzerzhynsk, nell’Ucraina centro-orientale. Dopo avere terminato gli studi scolastici è entrato a fare parte del “Narodny Rukh”, il movimento nazional-democratico indipendente nato ai tempi della perestroika, e nel 1989 si è messo in evidenza innalzando nella sua città la bandiera nazionale ucraina, a quei tempi un gesto scandaloso. Nel 1994 ha aderito al già nominato movimento nazionalista di destra Trizub. Nel 2001 ha terminato gli studi universitari nella facoltà di filologia dell’Università di Drohobyc. Dal 2007 è a capo di Trizub, dopo la morte del suo precedente leader. Si tratta praticamente delle uniche informazioni disponibili su di lui. Un video risalente con ogni probabilità all’estate del 2012 (https://www.youtube.com/watch?v=v50kntXNol8) lo ritrae in divisa mimetica, durante un campo organizzato dal suo movimento Trizub, insieme al deputato di Udar (il partito di Vitaly Klichko) Vitaly Nalivaychenko, che Yarosh presenta come il migliore e più onesto ex capo dei servizi segreti ucraini, la SBU. Nalivaychenko è l’attuale capo dei servizi segreti ucraini, di cui era già stato presidente dal 2006 al 2010. In una recente intervista a Ukrainska Pravda, Andrey Tarasenko, braccio destro di Yarosh, ha confermato che quest’ultimo è stato consulente di Nalivaychenko per alcuni mesi a partire dalla primavera del 2013. Negli ultimi giorni si è aperto un nuovo caso che riguarda direttamente il leader del Pravy Sektor. Dai documenti presentati all’atto della candidatura risulta che Yarosh nel 2013 non ha avuto redditi. A chi ha chiesto al partito da dove provengano allora i 165.000 euro che ogni candidato deve depositare presso la Commissione elettorale è stato risposto che sono il frutto di non meglio definite “donazioni”.

La consacrazione di Yarosh al congresso di fondazione significa che nel Pravy Sektor sta vincendo una linea più moderata? La risposta è no. E questo non solo per i fatti violenti degli ultimi giorni. Se infatti all’apparenza vi è una differenza tra alcuni atteggiamenti e alcune parole pronunciate da Yarosh, tra l’altro senza mai entrare troppo nei particolari, e le posizioni più estreme di altre forze che compongono il partito, rimane il fatto che Yarosh e il suo Trizub convivono del tutto pacificamente con i compagni di partito che aderiscono esplicitamente al neofascismo. Di questi ultimi ha scritto recentemente nel suo blog Anton Shekhovtsov, il maggiore esperto ucraino di estrema destra. Shekhovtsov constata che al recente congresso sono entrati a fare parte della direzione del partito Pravy Sektor quattro membri della neofascista UNA-UNSO (uno di loro è Muzichko, ucciso subito dopo) e due membri della neonazista Unione Patriottica / Assemblea Social Nazionale (la cui sigla è PU/SNA). I due esponenti più pericolosi di quest’ultima sarebbero proprio i due eletti nella direzione, Andrey Bilecky e Oleg Odnorozhenko. Quest’ultimo è risultato essere presente sia a Kharkov, quando sono stati uccisi due manifestanti (si veda sopra), sia in piazza a Kiev di fronte al parlamento quando ne è stato tentato l’assalto. Secondo lo studioso, gli organizzatori dei primi scontri violenti con la polizia nella via Bankovaya all’inizio di dicembre sono stati proprio i militanti della PU/SNA (tra i quali l’onnipresente Odnorozhenko, ritratto in una fotografia). A tale azione ha partecipato in prima linea con loro, come confermano anche numerose fotografie, anche un personaggio a dire poco ambiguo come Dmitri Korchinskiy, un estremista di destra diventato poi presentatore televisivo, che tra le altre cose ha partecipato in Russia, in veste di istruttore ufficialmente invitato, a una importante riunione di “Nashi” (“Nostri”), il movimento giovanile ultra-putinista voluto dallo stesso presidente e diretto dal Cremlino. Durante il periodo delle manifestazioni e degli scontri a Maidan i militanti della PU/SNA, sempre secondo Shekhovtsov, si sono fatti vedere sia nel quartiere generale di Pravy Sektor (che si trovava nella Casa dei Sindacati) che in quello dell’altro partito di estrema destra, Svoboda (nell’Amministrazione Cittadina di Kiev), dove sarebbero stati in contatto con il C14, movimento organizzato militarmente vicino a Svoboda. I neonazisti del “Bely Molot” da parte loro sono stati espulsi da Pravy Sektor all’inizio di marzo perché sospettati dell’uccisione di tre poliziotti, ma continuano a esercitare un’influenza nell’organizzazione attraverso i militanti della PU/SNA con cui sono a stretto contatto. Per avere un’idea delle posizioni neofasciste e razziste della UNA-UNSA (l’organizzazione di cui faceva parte Muzichko) è sufficiente invece citare le parole con cui i membri della sua organizzazione di Odessa hanno attaccato per iscritto Yarosh recentemente: “Dmitry Yarosh, insieme al potere ebreo, sta operando una purga all’interno di Pravy Sektor. […] Stanno accettando l’adesione di ebrei, negri e gente del genere [e Pravy Sektor] diventerà un’altra tana di ebrei sul modello del partito Svoboda”.

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Conclusioni

Pravy Sektor costituisce un grande pericolo per l’Ucraina a causa di svariati motivi. Anche se le accuse di doppiogiochismo mosse nei confronti di questa organizzazione (in molti casi comunque basate su fatti) non sono state confermate, è noto a tutti, e in particolare ce lo ha insegnato purtroppo abbondantemente la storia italiana degli ultimi cinquant’anni, che i gruppi neofascisti sono strumenti ideali delle manipolazioni e delle trame di servizi segreti e altre forze dietro le quinte. Questo però non deve portare alla conclusione che Pravy Sektor sia stata costruita a tavolino da forze occulte: accanto alla figura in parte misteriosa e sfuggente di Yarosh del partito fanno parte forze che hanno anni di storia alle spalle. Alcuni osservatori hanno sminuito la pericolosità di Pravy Sektor basandosi sul fatto che, secondo le indagini di opinione (condotte tra l’altro subito dopo la caduta di Yanukovich e prima dei fatti più recenti, cioè in quello che si può presumere sia stato il momento di massima “popolarità” dell’organizzazione neofascista) l’appoggio di cui gode il Pravy Sektor nella società è bassissimo. Questo è sicuramente vero ed è motivo di sollievo. La storia tuttavia, ancora una volta, ci insegna che la limitata consistenza di una forza fascista non ne intacca più di tanto la pericolosità, sia perché come abbiamo già detto si tratta di organizzazioni facilmente manipolabili e utilizzabili per strategie più grandi di loro, sia perché predicano una politica di violenza e sopraffazione che in determinate condizioni di crisi, dalle quali l’Ucraina non è lontana, può esplodere e trovare terreno fertile. A questo proposito va notato che in Ucraina fa parte dell’esecutivo un’altra forza di estrema destra, anche se non neofascista, come Svoboda e che è folta la presenza di neofascisti ed estremisti di destra anche tra le fila dei “filorussi” che organizzano le manifestazioni nell’Ucraina orientale, in particolare a Donetsk, Odessa e Kharkov (è il caso per esempio di Pavel Gubarev, autoproclamato “governatore” della regione di Donetsk).

In Italia e all’estero, soprattutto a sinistra, è stata ridiffusa acriticamente la martellante propaganda russa secondo la quale la rivolta di Maidan sarebbe stata di fatto gestita dall’estrema destra e che descrive l’Ucraina come completamente in preda alle bande neofasciste a partire dal momento in cui Yanukovich è fuggito. L’intento è chiaro: delegittimare la lotta del popolo ucraino e fare tornare indietro le lancette della storia, oppure fare sì che i destini degli ucraini vengano decisi da qualche forza superiore che “rimetta ordine”. Questa visione, del tutto falsa, va combattuta. Per farlo con efficacia è però necessario denunciare senza mezzi termini i neofascisti ucraini e le loro malefatte, che costituiscono un pericolo vero e reale, anch’esso da combattere. Spero con questo articolo di avere dato un piccolo contributo al conseguimento di entrambi gli obiettivi.

Fonti: ho utilizzato come traccia i seguenti materiali dettagliati, in buona parte di fonte russa, integrandoli però con una massiccia verifica incrociata tra i loro contenuti e quelli delle numerosissime notizie brevi riportate nel periodo dal 21 febbraio fino alla data di oggi dai seguenti siti ucraini, dove è possibile recuperarle con facilità utilizzando “Pravy Sektor” come chiave di ricerca: http://lb.ua/ ; http://www.pravda.com.ua/ ; http://censor.net.ua/ ; http://korrespondent.net/ ; http://www.unian.net/

Sulla storia di Pravy Sektor e di Dmitro Yarosh:

http://job-sbu.org/pravyiy-sektor-ukrainyi-99603.html
http://job-sbu.org/dmitriy-yarosh-pravyiy-sektor-biografiya-72142.html
http://nn.by/?c=ar&i=123563&lang=ru
http://argumentua.com/stati/dmitrii-yarosh-pora-snyat-masku
http://argumentua.com/stati/osobennosti-ukrainskogo-natsionalizma-pravyi-sektor
http://lb.ua/tags/13359_praviy_sektor.html
http://comments.ua/life/447595-praviy-uklon-evromaydana.html
http://bilozerska.livejournal.com/824068.html
http://gazeta.zn.ua/internal/sektor-revolyucionnogo-bezzakoniya-_.html
http://anton-shekhovtsov.blogspot.com/2014/03/blog-post_28.html
http://krytyka.com/community/blogs/pravyy-sektor-teryaet-pravyy-sektor
http://www.pravda.com.ua/rus/articles/2014/04/1/7020952/

 

Su Muzichko:

http://www.gazeta.ru/social/2014/03/25/5963237.shtml
http://kommersant.ru/doc/2437462
http://espreso.tv/new/2014/03/25/%E2%80%8Bp%E2%80%99yat_faktiv_z_zhyttya_sashka_biloho
http://www.gazeta.ru/politics/2014/03/25_a_5964449.shtml
http://www.gazeta.ru/social/2014/03/25/5964325.shtml
http://korrespondent.net/ukraine/politics/3328757-avakov-obnarodoval-khronolohyui-spetsoperatsyy-po-zaderzhanyui-sashka-byloho
http://korrespondent.net/ukraine/comunity/3328133-kakym-on-parnem-byl-zhyzn-y-smert-sashka-byloho
http://slon.ru/world/preobrazhenskiy_o_muzychko-1075917.xhtml
http://www.pravda.com.ua/rus/columns/2014/03/26/7020330/
http://www.day.kiev.ua/uk/article/podrobici/dva-aspekti-vbivstva-sashka-bilogo&usg=ALkJrhi_kdqoCY1DdbAyYHJELMUnDVkwQg

 

Sull’assalto al parlamento del 26 marzo e la sparatoria del 31 marzo:

http://www.gazeta.ru/politics/2014/03/28_a_5967173.shtml
http://www.gazeta.ru/politics/2014/03/28_a_5968077.shtml
http://kommersant.ru/doc/2441162
http://www.gazeta.ru/politics/2014/03/31_a_5971553.shtml
http://www.gazeta.ru/politics/2014/04/01_a_5972681.shtml

 

 

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