FOCUS UCRAINA / I cecchini a Maidan: cosa ne sappiamo?

di Ivan Snyak, dal sito Colta.ru, 14 marzo 2014

Sui cecchini che avrebbero sparato dai tetti intorno a piazza Maidan il 20 febbraio, giorno in cui è culminata la rivolta ucraina, sono circolate svariate ipotesi cospirazioniste che hanno trovato ampia eco a livello internazionale. In realtà l’essenza degli scontri di Maidan, che hanno visto prima le forze dell’ordine sparare ad altezza d’uomo uccidendo molti manifestanti, e solo dopo l’intervento di cecchini, è già ricostruibile. Rimangono però molti punti oscuri, che questo articolo del sito indipendente russo Colta.ru ricostruisce con dovizia di particolari e molti video. In parallelo a questo articolo pubblichiamo un commento sul caso della telefonata tra Paet e Ashton – Crisi Globale

Cecchini Maidan

Piazza Maidan si è rivelata un posto molto difficile per uno scontro con il potere. Si tratta di una depressione che 200 anni fa si chiamava “Palude delle capre”, nella quale, passando per il fossato Kreshchatik, si raccoglievano le acque che scendevano dai colli di Kiev. Oggi tali colli sono edificati e sulla piazza incombono da ogni lato edifici sui cui tetti durante le feste ufficiali e le manifestazioni di massa salgono persone munite di binocoli e valigette.

Ogni sortita dei manifestanti fuori da Maidan è stata in un certo senso un’ascesa. E sono pochi i pendii altrettanto pericolosi di quanto non si sia rivelata il 20 febbraio la via Instituskaya, che salendo porta al quartiere degli edifici governativi.

La mattina di quel giorno i dimostranti la hanno percorsa in salita per riconquistare le barricate perse dopo un attacco [delle forze governative] due giorni prima. Sulla gente sono stati sparati colpi mortali e in pochi istanti sono morti i primi 40 dei “cento celesti”, come vengono chiamati i dimostranti uccisi a Euromaidan. Con ogni probabilità, si tratta dell’eccidio più documentato della storia in forma di video. La morte dei manifestanti di Maidan lungo la via Institutskaya è stata ripresa come minimo da 10 videocamere. Molti operatori agivano autonomamente – l’hotel “Ukraina” domina infatti il campo di lotta (si veda lo schema qui sotto). Il progetto “I cento celesti: sul luogo del delitto” ha tracciato una mappatura di questi videodocumenti. La maggior parte dei video pubblicati vengono messi in collegamento con il probabile punto da cui è stata effettuata la ripresa. Alcune riprese sono già state cancellate o bloccate. Ma gli utenti del sito d3.ru le hanno già raccolte, preservandole per chi le vuole vedere.

Da queste riprese si vede bene che le pallottole hanno ucciso persone armate solo di scudi e di mazze, senza alcuna arma. Una parte di loro stava avanzando per incendiare degli pneumatici e coprire Maidan con il loro fumo. Altri cercavano di portare le persone ferite e i cadaveri di quelli uccisi.


La questione di chi abbia sparato sui manifestanti è stata al centro di alcune tra le più aspre polemiche politiche. Finora non esiste una risposta univoca e completa, ma solo informazioni isolate. Abbiamo cercato di raccogliere in un unico articolo i principali elementi fino a oggi noti. Inoltre, è necessario porre in un contesto più ampio la questione dei cecchini. Chi ha sparato alla gente sia dai tetti delle case, sia ad altezza d’uomo, frontalmente, sia dalle barricate e da nascondigli?

La topografia degli spari

Le forze di sicurezza si sono scontrate con la resistenza dei militanti già a 150 metri da piazza Maidan. Verso le nove del mattino del 20 febbraio sull’area di fronte al Palazzo d’Ottobre, sul lato sinistro della via Institutskaya si è riversata una ventina di membri delle forze dell’ordine in uniforme nera con fasce gialle sulle braccia. Hanno sparato con i loro kalashnikov sui manifestanti che stavano giungendo. Maidan ha risposto con armi rudimentali e il gruppo è arretrato, portando con sé un corpo. La ritirata veniva coperta da un combattente con un fucile di precisione.

 

Dopo la ritirata del gruppo con fucili automatici i membri dell’opposizione hanno continuato a muoversi in avanti e in salita. Quando si sono fermati alle spalle dell’hotel Ukraina e si sono avvicinati all’uscita più in alto della stazione della metropolitana Kreshchatik su di loro è stato nuovamente aperto il fuoco.

 

Le riprese mostrano che gli spari più intensi venivano effettuati lungo la via, di fronte alle persone che provenivano da Maidan. Nel video di Ruslan Ganushtak (a partire da 1:30) si vedono i caschi e le pistole delle forze di sicurezza che aprono il fuoco dalle barricate trasversalmente alla via Institutskaya.

 

 

Allo stesso tempo ci sono state persone morte per il fuoco mirato di cecchini. Dove potevano trovarsi questi cecchini?
Arkadij Babchenko, un giornalista esperto in campo militare, ha indicato con sicurezza come posizione occupata da cecchini le finestre sotto il solaio del Club del Gabinetto dei ministri – l’edificio più vicino al punto di provenienza degli spari sul lato sinistro di via Institutskaya. E alcuni giorni fa si è saputo di pallottole ritrovate successivamente nella Banca Nazionale – si tratta dell’edificio immediatamente successivo lungo la via. Alcune ore dopo gli spari su YouTube è stato pubblicato un filmato intitolato “Intercettazione radio dei cecchini sui tetti al di sopra di Maidan”. Dmitri, autore della registrazione, racconta di avere ascoltato l’etere dall’ufficio con l’aiuto di un sintonizzatore TV e un programma radio amatoriale che lo ha trasformato in un ricevitore a banda larga.


Come risulta chiaro dalla decifrazione, il gruppo è comandato da un uomo soprannominato “Miron”. Gran parte del suo gruppo si trova nell’edificio del Gabinetto dei ministri e nell’edificio confinante. Obiettivo: controllo della via Grushevski dall’alto, osservazione dei tetti delle case vicine e delle finestre dell’hotel Ukraina. Nelle conversazioni si parla di un possibile “lavoro” che riguarda persone armate. Non si sentono spari, non ci sono indizi di preparativi per aprire il fuoco né sono stati intercettati resoconti riguardo a esiti di eventuali colpi di fuoco. In compenso si citano “colleghi” con i quali si può comunicare solo con il cellulare.

Ci sono svariate testimonianze su come gli spari sono provenuti anche dalla parte opposta, dall’hotel Ukraina – cioè alle spalle dei manifestanti. Ma per ora non ci sono indicazioni univoche su questa dislocazione.

E allora, chi ha sparato ai manifestanti?

Ci sono alcune versioni.

Centro di Kiev 20 febbraio 2014

(Clicca sulla mappa per ingrandirla)

I principali sospettati – 1. Il Ministero degli interni

Del fatto che al fuoco diretto ad altezza d’uomo abbia preso parte la milizia nessuno a Maidan dubita – centinaia di persone hanno visto con i propri occhi gli spari degli uomini in uniforme delle forze speciali. Ma rimane ancora non chiarito quali concrete unità ne siano colpevoli, visto che nella via Institutskaya ce ne erano molte.

Lo ricordiamo, il 20 febbraio i primi a sparare con i kalashnikov contro la gente che protestava sono stati uomini in uniforme nera con una fascia gialla al braccio.

Secondo la versione più diffusa si tratta di sezioni speciali del Ministero degli interni. Erano comandate dal colonnello Sergey Asavelyuk, dirigente della sezione per la coordinazione dei reparti speciali della Direzione Generale VV del Ministero degli interni. Alcuni giorni prima di quello in cui si è sparato Asavelyuk è stato fotografato con un drappello dall’equipaggiamento simile. Il fuoristrada di Asavelyuk è stato osservato dal canale televisivo TVi sul luogo degli eventi.

 

Uno dei reparti del Ministero degli interni che si trovava sotto il comando di Asavelyuk è stato ripreso in un video. I suoi componenti indossavano le stesse uniformi con fasce gialle al braccio che il 20 febbraio sono state riprese in svariati punti degli scontri nell’area della Banca nazionale. Tre di loro in quel momento sparavano dalle barricate in direzione di Maidan. Il reparto è stato riconosciuto come l’unità speciale Omega delle VV (Truppe Interne) del Ministero degli interni.

 

Alla fine di febbraio è stata pubblicata la registrazione delle conversazioni di un altro gruppo di cecchini, effettuata il 20 febbraio a Maidan con l’aiuto di una stazione radio amatoriale e un iPhone. In questa breve registrazione si sente un fuoco a salve. Con grande probabilità si tratta degli stessi spari ripresi da un video girato dalla via Institutskaya (a partire da 0:35). Nella registrazione audio si sente il segnale di riconoscimento di chi comanda il fuoco – “Quarantacinquesimo”. Questo segnale lo si sente anche nel video ripreso da un telefono cellulare di notte nella via Institutskaya. Le persone che lo pronunciano sono sempre le forze di sicurezza con l’uniforme nera e la fascia gialla al braccio.

 

 

 

Il 25 febbraio il comandante degli Omega, colonnello Strelchenko, ha negato di fronte ai giornalisti la partecipazione dei suoi sottoposti al fuoco contro la gente che protestava. Secondo le sue parole il reparto è giunto sul posto “dopo il picco degli eventi”. Il 28 febbraio il colonnello Asavelyuk, in un’intervista al programma “Fakty”, ha anch’egli negato la partecipazione del Ministero degli interni agli omicidi. Allo stesso tempo, in un’altra intervista Asavelyuk ha dichiarato che durante gli scontri si trovava in un’altra zona della città e di essere arrivato sul posto all’incirca a mezzogiorno.

E’ curioso che dopo le loro interviste a fine febbraio i colonnelli Strelchenko e Asavelyuk siano completamente usciti di scena. Non sappiamo, per esempio, se continuano a ricoprire i loro incarichi nel Ministero degli interni.

Inoltre, nei fatti non sappiamo se la nuova dirigenza del paese condurrà in modo attivo indagini riguardanti l’operato della milizia il 20 febbraio. L’arresto di sospettati costituirebbe oggi un’ottima notizia. Ma il silenzio è facilmente spiegabile – in questi giorni in cui spirano venti di guerra il governo ha bisogno della fedeltà delle sezioni delle forze speciali. Anche il recente scioglimento delle odiate forze speciali “Berkut” in questo momento potrebbe rivelarsi un errore: molti dei suoi membri sono entrati nelle fila dell’”Autodifesa della Crimea”.

I principali sospettati – 2. La SBU

Il 24 febbraio l’ex generale della milizia, e oggi deputato del partito Batkivshtina, Gennady Moskal, ha pubblicato documenti nei quali vengono rivelati i segnali di riconoscimento di alcuni ufficiali del Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU). “Miron”, a noi noto dalle intercettazioni radio, si è rivelato essere il tenente colonnello Bychkovsky, comandante del gruppo di cecchini “Alfa” della SBU.

Il 26 febbraio, “Miron” ha rilasciato un’intervista di mezz’ora al canale televisivo TVi, nella quale ha negato le accuse mosse contro di lui e i suoi uomini di avere sparato sulla gente. Secondo le sue parole, i cecchini della “Alfa” sono giunti alla posizione del Gabinetto dei ministri alle 10:00, dopo che era terminata la fase attiva degli spari. Bychkovsky conferma che nel corso della giornata il suo gruppo ha udito a più riprese spari, ma non ha mai visto chi sparava.

Della sincerità di “Miron” dubita l’autore che ha intercettato gli “Alfa”. Il suo primo file audio comincia alle 9:35. Inoltre, Dmitri afferma di avere sentito i cecchini sparare sia prima dell’inizio della registrazione che dopo di essa – sulla strada, con l’aiuto di una radio portatile. Quanto ha ascoltato non gli lascia dubbi sul fatto che gli “Alfa” come minimo fossero presenti e, probabilmente, abbiano anche aperto il fuoco sulla Institutskaya.

I principali sospettati – 3. La direzione della difesa statale

In un’intervista a TVi il comandante del gruppo di cecchini della SBU, “Miron”, ha rivelato che i “colleghi” menzionati nella registrazione delle conversazioni del suo reparto sono membri della Direzione della difesa statale (UGO), anch’essa presente nell’area del Gabinetto dei ministri. Successivamente il deputato di Batkivshtina Vladimir Arev e l’ex ministro della difesa Anatoly Gritsenko hanno accusato la sezione speciale “Bulat” della UGO di avere aperto il fuoco sulla gente. Nessuna fonte nota ha confermato gli spari di cecchini della UGO sulla gente che si trovava in via Institutskaya.

La “terza forza” e i cecchini che sparavano sia sulla polizia che sui manifestanti

Il giorno dopo l’eccidio, la deputata Inna Bogoslovskaya, uscita già a novembre dal Partito delle Regioni, ha dichiarato dalla tribuna parlamentare che esiste un video operativo nel quale un uomo con l’uniforme dei “Berkut” spara con un kalashnikov da un tetto, prima sui manifestanti e poi sulla milizia. Secondo alcune fonti la sera del 20 febbraio tali riprese sarebbero state mostrate a Vitaly Klichko. Il 21 febbraio Viktor Chumak, del partito UDAR, ha riferito che tale cecchino era stato arrestato. Tuttavia non c’è stata alcuna conferma dell’arresto e il video non è mai stato pubblicato.

E’ così che si è cominciato a parlare di cecchini che sparavano su entrambe le parti per destabilizzare la situazione. Anche l’appartenenza di questi cecchini (la cui effettiva esistenza finora non è stata dimostrata) è diventata oggetto di discussioni.

Il 4 marzo il tema è stato affrontato dal nuovo ministro degli interni Arsen Avakov [del partito Batkivshtina – N.d.T.]: “Il fattore chiave di questi scontri che hanno trasformato Kiev in un campo di battaglia su cui è stata versata una tale quantità di sangue da ribaltare dalla testa ai piedi il fronte, e che hanno creato un clima di shock, è stata una terza forza. E questa forza non è ucraina”. In altre parole, Avakov ha affermato indirettamente che dietro agli spari dei cecchini ci potrebbe essere la Russia.

A sua volta la propaganda russa ha cominciato ad avanzare una versione opposta, ottenendo risonanza internazionale grazie a una vera e propria “perla”.

Il 5 marzo è stata pubblicata l’intercettazione di una conversazione telefonica tra l’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Ue, Catherine Ashton, e il ministro degli esteri estone Urmas Paet. Tornato da poco da Kiev, Paet ha raccontato che, secondo alcuni indizi, i manifestanti e i poliziotti erano stati uccisi dagli stessi cecchini, facendo riferimento a quanto raccontatogli da uno dei dirigenti del servizio medico di Maidan, la dottoressa Olga Bogomolets. “Diventa sempre più chiaro che dietro a questi cecchini non c’era Yanukovich, ma qualcuno della nuova coalizione”, ha detto il ministro estone.

Il 6 marzo Bogomolets ha comunicato ai giornalisti che in primo luogo non aveva mai detto a Paet dell’ipotesi che dietro ai cecchini di Maidan ci fossero esponenti dell’opposizione. In secondo luogo, non aveva potuto esaminare i corpi dei membri delle forze dell’ordine uccisi, per cui comunque non asrebbe potuto fare alcuna ipotesi sul fatto che le loro ferite fossero simili a quelle dei manifestanti. Solo che ormai era tardi: la versione della “terza forza” aveva acquisito la forza di una prova e ciò è stato sufficiente per farla circolare con grande intesità, soprattutto a fini propagandistici.

L’idea di una “terza forza”, soprattutto se di provenienza estera, piace a molti. Le forze di sicurezza ucraine sono ben liete di attribuirle la responsabilità di almeno una parte delle vittime del loro fuoco. Per le nuove autorità rappresenta una riposta comoda alla domanda di chi abbia sparato a Maidan a una quindicina di poliziotti. La Russia può scegliere a piacere di accusare del bagno di sangue il Pravy Sektor, l’attuale governo o i servizi segreti esteri.

Ma è possibile che le stesse persone abbiano sparato sia sui poliziotti che sui dimostranti?

Per sparare agli uni e agli altri i cecchini della “terza forza” avrebbero dovuto nascondersi sia dalle decine di migliaia di manifestanti dell’opposizione, sia dalle forze di sicurezza sia da decine di videocamere, una cosa estremamente complessa nell’area limitata del centro di Kiev in cui si è svolto Euromaidan. E se da una parte l’opposizione non aveva né le armi né l’esperienza per contrapporsi ai cecchini, dall’altra le autorità disponevano di alcune divisioni delle forze speciali che, da posizioni ideali per dei cecchini, tenevano contemporaneamente sotto osservazione la situazione.

Vi sono pochi dubbi sul fatto che la milizia e i manifestanti sarebbero facilmente riusciti a distruggersi reciprocamente anche senza influssi esterni. Il deputato Andrey Shevchenko del partito Batkivshtina di Yulia Tymoshenko ha raccontato in una intervista a Lb.ua che intorno alle 7 del mattino il comandante di uno dei reparti del “Berkut” presenti nella zona di Maidan gli ha raccontato per telefono che 11 suoi sottoposti erano stati feriti da spari provenienti dall’edificio del conservatorio, controllato dall’opposizione. Quando l’ufficiale ha telefonato una seconda volta c’erano già due morti. Anche il reparto vicino ha subito vittime e insieme al comandante hanno deciso di abbandonare la posizione. Come ha detto uno dei dirigenti della milizia, i “Berkut” sono stati respinti da fuoco proveniente da armi amatoriali. E solo dopo alcuni minuti i manifestanti falciavano vittime con fucili automatici e fucili di precisione da cecchini.

 

Grazie alla sua elevazione, alla posizione che domina dall’alto la linea del fronte e al suo status neutrale, l’hotel Ukraina viene considerato dai sostenitori della teoria della “terza forza” come il punto migliore in cui avrebbero puto posizionarsi i cecchini ignoti. Un giornalista della BBC ha confermato che da una finestra dell’hotel ha sparato su di lui un uomo che indossava un casco verde, molto diffuso tra gli uomini che difendevano Maidan.

Il fatto che da quel punto provenissero spari è stato denunciato da partecipanti diretti agli scontri, che a più riprese hanno effettuato delle perlustrazioni, ma senza risultati.

Gennady Moskal, l’ex poliziotto più popolare dell’Ucraina, al quale purtroppo le attuali autorità non hanno affidato alcun incarico, ha aggiunto una nota di follia a tutta la questione. La sua opinione è che la teoria della “terza forza” sia stata creata artificialmente per discolpare le forze dell’ordine e che in realtà il fuoco sulla polizia è stato aperto da cecchini della SBU [i servizi segreti ucraini allora controllati da Yanukovich – N.d.T.].

Le indagini

Dopo l’arrivo al potere delle nuove autorità è stato annunciato che esperti militari britannici sono stati invitati a partecipare alle indagini sugli eventi di via Institutskaya. Gli inquirenti hanno fatto rilevamenti sui luoghi delle uccisioni. Poi è venuto il silenzio e l’assenza di dichiarazioni sugli sviluppi delle indagini ha suscitato molta preoccupazione.

Gli sviluppi hanno subito un colpo di acceleratore con la pubblicazione della registrazione della conversazione tra Catherine Ashton e Urmas Paet, nonché con la dichiarazione del ministro degli esteri russo Sergey Lavrov secondo cui la Russia otterrà giustizia riguardo alla questione dei cecchini.

Il nuovo capo del ministero degli interni, Arsen Avakov, ha spiegato i motivi del suo silenzio sulla sua pagina in Facebook, che sostituisce temporaneamente il servizio stampa della milizia, affermando che è dovuto a una precisa richiesta del gruppo di indagine, ma non ha potuto astenersi dal commentare: “Sono state raccolte informazioni, sono stati compiuti progressi e si comincia a capire qualcosa”.

Vanno rilevate poi le parole del procuratore generale Mihnitsky: “Per quanto riguarda le persone coinvolte in eventi che già oggi sono stati chiariti… è stato emesso l’ordine di ricercarli”. Con ogni probabilità vuol dire che i principali sospettati sono già riusciti a nascondersi.

(traduzione dal russo di Andrea Ferrario – link all’articolo originale: http://www.colta.ru/articles/society/2393)

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