FOCUS UCRAINA / L’amputazione delle illusioni

di Tatyana Silina (da Zerkalo Nedeli, Ucraina, 21 marzo 2014)

L’Ue ha deciso di firmare con Kiev solo le sezioni più generiche della parte politica dell’accordo di associazione, rimandando a tempi da definirsi i ben più importanti aspetti economici e istituzionali. In Ucraina comincia l’era della disillusione riguardo all’Occidente, dopo che la Crimea è stata tranquillamente annessa dalla Russia di Putin. E tra i principali responsabili dell’emarginazione di Kiev nell’ambito europeo viene citata a chiare lettere l’Italia.

[L’Unione Europea, dopo avere trattato per mesi con l’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich la firma di un Accordo di associazione completo, comprendente cioè sia una parte economica che una parte politica, ora che a Kiev c’è un nuovo governo ha firmato solo un accordo monco, che non copre per intero nemmeno la sola, e meno importante, parte politica. In Ucraina è cominciata la fase della disillusione rispetto all’Occidente, che si farà sicuramente ancora più profonda con il passare del tempo, dopo che le cancellerie occidentali hanno dimostrato con i fatti che il loro obiettivo primario è salvaguardare i rapporti con la Russia di Putin, mentre agli ucraini verranno con ogni probabilità proposte solo riforme durissime che rischiano di mettere definitivamente in ginocchio un paese già allo stremo. L’articolo che proponiamo qui sotto a titolo documentativo, tratto dal settimanale ucraino Zerkalo Nedeli, è un chiaro segno di questa disillusione e attacca in modo molto duro l’Ue, fornendo al contempo molte informazioni utili sull’Accordo firmato e sulla sua reale portata. Tra le altre cose, il settimanale accenna nell’articolo anche a un ruolo dell’Italia. Il testo viene proposto con alcuni tagli per renderlo più sintetico – il testo integrale può essere letto qui: http://gazeta.zn.ua/internal/amputaciya-illyuziy-_.html – Crisi Globale]

Siamo stati di nuovo ingannati. Con leggerezza e cinismo, e sia dai nostri politici che da quelli stranieri. Splendono i sorrisi, vola l’entusiasmo: urrà! “L’Ucraina ha firmato il tanto atteso Accordo di associazione con l’UE. Sì, è vero, solo la parte politica, ma vale comunque la pena di gridare ‘Urrà’…”

Non credeteci. Non c’è nulla di cui rallegrarsi. Con l’Accordo è successa la stessa cosa che è successa all’Ucraina: ne hanno tagliato via una parte sostanziale. Il 21 marzo a Bruxelles non è stata firmata la “parte politica” del documento, bensì solo un suo pietoso mozzicone. Per il popolo ucraino la firma dell’Accordo di associazione avrebbe potuto essere almeno un atto di sostegno e di solidarietà da parte dell’Ue, ma si è trasformata invece in un atto di cinismo e di tradimento. […] L’Europa ci ha rifilato qualcosa di assolutamente diverso da quello che a novembre aveva quasi pregato Yanukovich di firmare. Se qualcuno lo ha dimenticato, lo ricordiamo: l’Ue a Vilnius aveva convinto Yanukovich a firmare l’Accordo di associazione PER INTERO, dal preambolo alla Sezione VII inclusa.

E cosa è stato invece firmato venerdì 21 marzo a Bruxelles? Il preambolo dell’Accordo, insieme all’Articolo 1 e a tre sezioni: la I, la II e la VII.Queste parti, nel loro insieme, sono state definite la “parte politica” dell’Accordo. L’inganno consiste nel fatto che si tratta di molto di meno di quella che durante tutti gli anni della preparazione dell’Accordo era stata considerata la “parte politica”. Perché la “parte politica” comprendeva tutte le parti del documento con l’esclusione della Sezione IV (“Commercio e aspetti relativi al commercio”) che regola la creazione di una zona di libero commercio tra l’Ucraina e  l’Ue. […] In realtà, quello che l’Ue “magnanimamente” ci concede è solo quanto segue: il Preambolo (che non citando alcuna prospettiva di adesione dell’Ucraina all’Ue non ha particolare valore); l’Articolo 1, che descrive gli scopi del documento; la Sezione I, “Principi generali”; la Sezione II, “Dialogo e riforme politiche, associazione politica, collaborazione e convergenza nella sfera della politica estera e della politica di sicurezza”; Sezione VII, “Clausole istituzionali, generali e conclusive”. E’ tutto. […] Dalla parte politica è rimasto escluso tutto ciò che aveva un peso concreto e non era solo un “bla-bla”. Sono rimaste escluse la Sezione III, “Giustizia, libertà e sicurezza” e la Sezione VI – “Collaborazione finanziaria e lotta contro le frodi”. […] E’ una presa in giro, e un altro motivo in più per il Cremlino di godere malignamente. […] Kiev ha insistito presso l’Unione Europea per una rapida firma dell’Accordo di associazione. L’Europa ha risposto parlando di “tempi rapidi”, ma chiedendo una firma dopo le elezioni presidenziali del 25 maggio in Ucraina. Kiev però ha insistito ancora. E allora l’Ue il 6 marzo in occasione del suo summit ha detto al premier Yatseniuk, invitato a Bruxelles: “Va bene, firmiamo, ma solo la parte politica”. Yatseniuk si è dichiarato d’accordo, senza entrare nei particolari di che cosa avrebbe dovuto essere questa “parte politica”. Perché? Perché per lui la cosa più importante era firmare qualcosa, farsi bello di fronte alla TV, dichiarare a gran voce il successo ottenuto e confermare a livello internazionale la propria legittimità. Chi mai si prenderà briga di andare ad analizzare i particolari dell’Accordo? Quante persone in Ucraina capiranno cosa è stato firmato e cosa no?

Illusioni

[…] Inoltre, rimane non chiarito quando l’Accordo verrà ratificato, quando verranno firmate le altre sezioni, come entrerà in vigore (progressivamente o tutto in una volta?). Nell’atto conclusivo del summit tra l’Ucraina e l’Unione Europea si dice che “i firmatari confermano il proprio impegno a firmare e concludere anche le sezioni III, IV, V e VI dell’Accordo che, insieme alle altre sezioni costituiranno un unico documento”. Quindi, va sottolineato, l’Accordo non è stato affatto suddiviso in due documenti separati, è stato solo firmato in via parziale. […] In linea di principio, a quanto pare, anche in questa strana forma il documento può essere proposto per una ratifica, se mai ha un senso farlo. Ipotizziamo che la Rada Suprema lo ratifichi. Ci sarà bisogno dell’accordo del Parlamento Europeo per la sua applicazione temporanea? (anche se, a essere sinceri, non si capisce bene cosa ci sia di applicare, visto che hanno tagliato via quasi tutto – si pensa forse di applicare l’”Introduzione” e la “Conclusione”?). Gli stati membri dell’Ue saranno disposti a ratificare un Accordo così compatto? Oppure decideranno di attendere la firma anche della rimanente parte del documento, per non avere troppi grattacapi? E se per uno scherzo della storia la rimanente parte dell’Accordo di associazione non verrà firmata, invece di avere un Accordo “ambizioso” e “senza precedenti” rimarremo con un “accordo incompiuto”. Ma i più ottimisti continuano a sperare che le altre sezioni vengano firmate magari in agosto, in occasione del summit in cui dovrebbero firmare un accordo di associazione la Moldova e la Georgia.

Perché l’Ue ha agito così con l’Ucraina? Perché l’Accordo di associazione non è stato firmato nella sua interezza? I motivi sono svariati. Il primo è la Russia. Quest’ultima “interagisce” non solo con l’Ucraina, ma anche con i paesi europei. Secondo nostre informazioni, la proposta di “dividere in varie parti” l’Accordo è stata avanzata dai rappresentanti dei tre paesi con i quali interagisce più a stretto contatto. Alcuni di loro addirittura non volevano firmare nulla in questo momento. Le nostre fonti dicono che l’Italia la settimana scorso ha cercato fino all’ultimo di convincere i propri partner a spostare la firma dopo le elezioni in Ucraina. Anche la Germania si è dimostrata incrollabile – nonostante tutti gli sforzi diplomatici di Kiev la risposta di Berlino è stata dura: “E’ tutto quello che possiamo darvi oggi”. Cercando di usare con il Cremlino non solo il “bastone”, ma anche la “carota”, gli interlocutori più importanti di Putin in ambito europeo hanno deciso che la “carota” poteva essere il rifiuto temporaneo (?) di creare una zona di libero scambio con l’Ucraina. Mosca temeva la zona di libero scambio? E’ rimasta offesa per il fatto che nessuno voleva stare a sentirla? E allora diamole ascolto, si sono detti in alcune capitali. E hanno spiegato a Kiev: “Se firmiamo la Zona di libero scambio il Cremlino si arrabbierà e scatenerà una guerra commerciale ed economica di cui voi pagherete le conseguenze”. Sono ingenui? O fanno solo finta? C’è ancora qualcuno che non ha capito che a Putin, per i suoi colpi di mano e le sue altre schifezze, non ha assolutamente bisogno di un motivo formale?

Gli europei ci spiegano poi che non è affatto il momento per una Zona di libero scambio. L’Ucraina si trova in una profonda crisi e la creazione di una zona di libero scambio con l’Ue potrebbe mettere in ginocchio la sua economia. E’ qualcosa che abbiamo già sentito recentemente. Allora lo diceva Nikolay Azarov [primo ministro all’epoca di Yanukovich] e l’Ue gli rispondeva che no, l’associazione e la Zona di libero scambio sono la chiave per le riforme e per la ripresa dell’economica. L’uscita [da questo dilemma] la hanno già escogitata: è sufficiente rimandare l’inizio dell’applicazione temporanea dell’Accordo nella parte che riguarda la Zona di libero scambio a tempi migliori, quando saranno state create le basi indispensabili.

[…] C’è un altro elemento che nei corridoi europei viene citato come motivo dello scarso desiderio dell’Ue di firmare per intero l’Accordo in questo momento: il casino che c’è nel nostro paese. Ovvero, se volete usare parole più raffinate, la quasi completa assenza di una capacità istituzionale da parte dello stato. Insomma, gli europei hanno paura che l’Ucraina adesso non sia in grado di mettere in atto l’Accordo. L’impotenza delle autorità ucraine semplicemente li spaventa. E in questa situazione hanno paura che l’Accordo venga discreditato, per cui ritengono che sia meglio rimandarlo a tempi migliori. Hanno tutto il diritto di avere questa opinione. Se i politici ucraini si preoccupano più delle imminenti elezioni presidenziali che di salvare il paese, perché gravarli anche dei problemi che l’Associazione comporta?

Ma viene subito da domandarsi se gli stessi europei sono in grado di adottare e mettere in atto decisioni di estrema importanza per proteggere l’Europa, nonché i sistemi delle relazioni internazionali creati dopo la Seconda guerra mondiale. Sono capaci di guardare più in là del proprio naso, di fare paralleli con la storia passata e di svegliarsi dalla loro sonnolenza per cominciare ad agire con rapidità e decisione? Oppure, impedendoci di metterci le dita nel naso potranno continuare tranquillamente a vivere con i soldi ucraini che ci sono stati rubati e sono stati esportati nei loro paesi da uomini d’affari corrotti ucraini, russi e kazaki di ogni sorta?

Ue

E’ da non credersi, ma molti in Europa continuano a considerare il conflitto in corso come un conflitto esclusivamente tra Ucraina e Russia. Mosca continuerà a fare di tutto per spingere ancora più in là queste “illusioni” e convincere l’Europa che l’Ucraina sta attraversando una crisi statale interna e non un conflitto con la Federazione Russa. E in Europa già ci sono persone pronte a prendere in esame le proposte del Ministero degli esteri russo per una “ristrutturazione dell’Ucraina”. […]

Gli europei non hanno molta voglia di immischiarsi nel conflitto. Hanno paura per la propria sicurezza, per i propri affari e per i propri capitali. Per loro è più comodo sbarazzarsi con l’Ucraina con un po’ di soldi, che per loro non sono certo una grande cifra. Hanno paura di legare il proprio futuro a quello di un’Ucraina contro la quale la Russia ha allungato le mani. E perfino Schulz, presidente del Parlamento Europeo ha dichiarato che per l’Ucraina è molto più importante un immediato aiuto finanziario che discutere della prospettiva di un’adesione. Come se una cosa escludesse l’altra. “Non penso che sia realistico, non credo che l’Ucraina aderirà in tempi brevi all’Ue, non ritengo che dobbiamo formulare promesse in questo senso”, sono state le parole di Schulz.

Nonostante la richiesta ufficiale di Kiev, l’Ue ha perfino rifiutato di inviare in Ucraina una missione di monitoraggio nell’ambito della CSDP (la politica comunitaria di sicurezza e difesa), dando la preferenza all’Osce. Nonostante sappia benissimo che in quest’ultima organizzazione tutte le decisioni verranno bloccate dalla Russia. […] Gli europei non hanno fretta nemmeno di applicare sanzioni economiche e finanziarie contro la Russia: “In questo momento non c’è né il desiderio di passare a una ‘fase tre’ né vi è un accordo in merito”. Stanno cioè ancora riflettendo se un passo come l’annessione della Crimea è sufficiente per introdurre tali sanzioni. […] In occasione del suo summit del 20 marzo l’Ue ha ampliato di altre 12 persone l’elenco delle persone colpite da sanzioni finanziarie e dal divieto di concessione del visto di ingresso. E ha annullato il summit Ue-Russia. Putin si è spaventato moltissimo…

Pazienza. Ce la faremo. Ancora una volta ce la caveremo da soli. Il primo popolo che nella storia europea è salito sulle barricate per i valori europei alla fine può tranquillamente dare l’addio alle sue illusioni non solo riguardo alla Russia, ma anche riguardo all’Europa.

(traduzione dal russo di Andrea Ferrario)

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