FOCUS UCRAINA / Crepe eurasiatiche

Mentre gli occhi di tutto il mondo sono puntati sulla crisi in Crimea, i rapporti tra la Russia e gli altri paesi dell’Unione doganale della quale avrebbe dovuto entrare a fare parte l’Ucraina si stanno complicando, aprendo così pericolose crepe nelle relazioni estere di Mosca.

Il Kazakistan tra due fuochi

Alcuni giorni fa si è riunita a Mosca la “troika eurasiatica” dei paesi che costituiscono l’Unione doganale, cioè Russia, Bielorussia e Kazakistan. La domanda all’ordine del giorno, secondo il quotidiano “Kommersant” del 10 marzo, è stata “In base a quali regole deve giocare l’Unione eurasiatica nel momento in cui uno dei suoi membri è minacciato di sanzioni internazionali?”. E più in generale, come la situazione in un paese come l’Ucraina, che tra l’altro formalmente fa ancora parte dell’Unione doganale come osservatore, potrebbe riflettersi sulla posizione e sulle prospettive dell’Unione stessa e dei suoi singoli membri? Come si evolveranno le relazioni tra i due partner della Russia e le nuove autorità di Kiev nel contesto del conflitto tra quest’ultima e Mosca? E’ difficile oggi riuscire a immaginarsi, per esempio, come si comporterà in questo contesto il Kazakistan, che ha intensi programmi di partnership e commerciali con gli Usa e l’Ue. Si schiererà a sostegno della Russia, rischiando di avere seri problemi con i partner occidentali? Oppure penderà verso questi ultimi, suscitando la rabbia del potente vicino? Oppure ancora farà finta di niente?

E’ comunque sicuro che se la Russia sarà oggetto di sanzioni le conseguenze per i suoi due partner nell’Unione doganale non saranno lievi, visto che i sistemi economici dei tre paesi sono fortemente intercollegati. Quali saranno le conseguenze interne nel Kazakistan, per esempio, dove gli “eurasiascettici” sono non pochi? Vi è anche il rischio che i due partner della Russia vengano alla fine coinvolti in un’accusa di “colpa collettiva” in seguito alle mosse geopolitiche del loro potente vicino, secondo il quotidiano. Negli ultimi tempi i rapporti tra i tre paesi sono stati ulteriormente complicati dal comportamento di Vladimir Zhirinovsky. Le sparate del folcloristico leader del Partito Liberal-Democratico russo hanno da tempo smesso di preoccupare gli osservatori, nonostante il suo sia un partito “sistemico”, secondo il gergo della cremlinologia. Due sue dichiarazioni recenti hanno però causato alcuni concreti problemi diplomatici tra Russia e Kazakistan. La prima è stata una richiesta di fatto di annullare l’indipendenza dei paesi dell’Asia Centrale, nominati uno per uno per nome – il problema in questo caso è che alle sue dichiarazioni è stato dato rilievo dal principale canale della televisione di stato nel contesto delle sempre più ossessive “trasmissioni patriottiche”. La seconda è stata pronunciata in una sede prestigiosa, un importante forum economico a Mosca. Qui Zhirinovsky ha invitato a dare la cittadinanza russa a tutti i russi che vivono al di fuori dei confini della Federazione, aggiungendo che “così milioni di persone se ne andranno dal Kazakistan”. Il ministero degli esteri del Kazakistan ha chiesto ufficialmente alle autorità di Mosca di prendere esplicitamente le distanze da queste dichiarazioni, cosa che non è avvenuta. Inoltre, ad Astana è stato organizzato un presidio di protesta di fronte all’ambasciata russa e il leader del locale “partito dei patrioti”, scrive Kommersant, ha minacciato l’uscita del Kazakistan dall’Unione doganale.

Bielorussia e Kazakistan sono poi molto preoccupati dalla nuova legislazione approvata in Russia che autorizza a concedere liberamente la cittadinanza russa ai russofoni che vivono in altri stati, a intervenire militarmente all’estero per difendere i russi locali e a unire alla Federazione Russa nuovi soggetti che lo richiedano a scapito del territorio di altri paesi. Oggi sono tutte misure chiaramente mirate alla Crimea, ma la logica dice che un domani potrebbero essere applicate altrove.

Tre

I timori della Bielorussia

Giovedì 13 marzo è arrivata la notizia che in Bielorussia sono stati stazionati sei aerei da guerra russi, e la spiegazione è stata esplicita: si tratta di una misura di difesa precauzionale concordata tra Mosca e Minsk in considerazione della manovre della Nato nella regione. Lukashenko ha inoltre chiesto la dislocazione di altri nove aerei russi. Nonostante questa mossa, secondo un articolo del sito “Gazeta” del 13 marzo, la posizione di Lukashenko riguardo al conflitto tra Russia e Ucraina appare marcatamente neutrale, o comunque di attesa. Per dare un’idea più precisa dell’atteggiamento complessivo della Bielorussia il sito passa in rassegna le posizioni di diversi gruppi della società. I cittadini comuni sono per la maggior parte indifferenti e preoccupati principalmente di non essere coinvolti in un conflitto armato. C’è poi la “élite imprenditoriale”, che in Bielorussia ha assunto forme diverse da quelle dell’oligarchia russa. Questa élite è composta principalmente da persone vicine alla famiglia di Lukashenko che non amano mostrarsi in pubblico. Si tratta di persone che realizzano profitti soprattutto lucrando sulla posizione della Bielorussia come paese di transito tra la Russia e l’Ue, oppure utilizzando “privatamente” risorse industriali formalmente di proprietà statale. Per questa élite l’indipendenza statale non è un fine a se stesso, ma l’influenza sempre più forte della Russia nella regione le spaventa. Finora Lukashenko ha evitato di dare in pasto a Mosca le fette più appetitose della torta industriale bielorussa, ma un eventuale aumento delle pressioni su Minsk come è avvenuto con l’Ucraina priverebbe questa élite del controllo su ricche risorse a favore degli oligarchi russi. Pertanto quest’ultima auspica una sconfitta della Russia nel conflitto con l’Ucraina. L’élite intellettuale, formata soprattutto da oppositori pubblici o nascosti del presidente bielorusso, ritiene l’indipendenza del paese un valore prioritario e teme che l’Ucraina sia solo il vettore di un’espansione più ampia che prima o poi si indirizzerà contro la Bielorussia.

Va tra l’altro notato che a Minsk si comincia a giocare, molto in sordina, qualche carta antirussa. La televisione statale bielorussa, per esempio, ha trasmesso con grande rilievo una trasmissione sull’insurrezione antirussa del 1863-1864 in occasione del relativo anniversario. Secondo Gazeta, Lukashenko sente che nella società stanno fortemente crescendo gli umori antirussi e cerca di utilizzarli per i propri fini. Ed è anche la stessa dirigenza politica del paese a essere spaventata dall’aggressività di Mosca nella regione. Questa paura è dettata dal fatto che con l’intervento delle truppe russe in Crimea è andato completamente in fumo il memorandum di Budapest del 1994 con il quale l’Ucraina, ma anche la Bielorussia, hanno rinunciato al proprio arsenale nucleare in cambio della garanzia da parte di Russia, Usa e Gran Bretagna che la loro integrità territoriale e la loro indipendenza politica non sarebbero state intaccate. Non a caso nei giorni scorsi il ministro degli esteri bielorusso Vladimir Makej ha sottolineato “l’inviolabilità dei confini dell’Ucraina” accennando alla possibilità di un’adesione della Bielorussia all’Ue e Lukashenko ha espresso il proprio apprezzamento per i leader di Maidan, esprimendo la propria disponibilità ad aiutarli, mentre l’agenzia di stampa presidenziale BelTa ha criticato “i recidivi di pensiero imperiale della dirigenza russa”. Come osserva Andrej Porotnikov, direttore del Belarus Security Blog http://www.bsblog.info/: “Nella nostra regione ci sono tre grandi attori: gli Usa (attraverso la Polonia), l’Ue e la Russia. Anche l’Ucraina ha in teoria il potenziale per diventare un leader regionale. Per questo per la Bielorussia è vitale conservare un’Ucraina unita come uno dei principali partner commerciali, ed è per lei importante trasformare l’Ucraina in un paese forte al fine di conservare gli equilibri nella regione. Minsk invece non è interessata a una Russia forte, bensì solo a una Russia stabile”.

Rimane il fatto che la decisione di accogliere gli aerei militari russi comporta un’importante svolta. Questo sviluppo può essere visto anche da un’altra prospettiva, come per esempio nel numero del 14 marzo del quotidiano “Nezavisimaja Gazeta”, secondo il quale “con la decisione di accogliere gli aerei, la Bielorussia ha dimostrato la disponibilità a schierarsi con la Russia”, anche se “il fatto che [Lukashenko] abbia ceduto così in fretta è una testimonianza di quanto siano state forti le pressioni di Mosca”, che ha ottenuto una facile vittoria a causa della debolezza economica di Minsk e della sua dipendenza finanziaria da Mosca.  “Affinché la Bielorussia non abbia un suo Maidan, cosa che Lukashenko teme moltissimo, è necessario evitare che cada in un abisso finanziario, e ciò è possibile solo con il sostegno russo”.

 

Annunci

I commenti sono chiusi.