EUROPA / Bulgaria: scendono in campo gli studenti

Al caso delle mobilitazioni popolari in Bulgaria abbiamo già dedicato un’ampia analisi, accompagnata da un panorama delle lotte degli ultimi anni nei Balcani. Si tratta di realtà importanti e geograficamente vicine all’Italia, ma sulle quali l’informazione da noi è praticamente nulla. In Bulgaria nelle ultime settimane, dopo le manifestazioni invernali che hanno causato la caduta del governo di destra e quelle estive scivolate sempre più nell’anticomunismo e nella scarsa partecipazione, sono scesi in campo gli studenti. E’ stata occupata l’Università di Sofia, seguita da occupazioni e agitazioni in altre università del paese. Il 10 novembre si è tenuta una grande manifestazione organizzata dagli studenti occupanti e che ha rimescolato le carte con i suoi slogan sociali, aprendo una nuova fase.

Riportiamo qui di seguito nell’ordine l’appello con cui gli studenti hanno invitato a scendere in piazza e l’articolo di alcuni attivisti di sinistra che prendono parte all’occupazione a Sofia. La sinistra, che nel paese è costituita da svariati piccoli gruppi, si è divisa riguardo alle occupazioni: alcuni gruppi vi si oppongono per intero, condannandole come manipolate dalla destra, altri le guardano con interesse ma con distacco, considerandole non sufficientemente mature a livello politico, mentre altri ancora prendono parte in modo dialogante alla mobilitazione – e il testo che pubblichiamo è un reportage da dentro l’occupazione di alcuni attivisti di questi ultimi gruppi. L’interesse della loro analisi va secondo noi al di là del caso specifico bulgaro e coglie molto bene le dinamiche contraddittorie dello sviluppo delle mobilitazioni in un paese della periferia capitalista in cui non vi sono tradizioni recenti di lotte sociali e non esiste una sinistra dalle basi ampie – caratteristiche che lo rendono forse interessante anche come chiave di lettura per altre mobilitazioni dell’ondata mondiale degli ultimi tre anni. Per agevolare la lettura ricordiamo che il BSP è il Partito Socialista al governo (socialista di nome, ma di destra e neoliberale di fatto), il GERB è il partito di destra dell’ex premier Boyko Borisov, maggiore forza di opposizione, e il RB è una coalizione tra piccoli partiti di destra, nati perlopiù all’inizio degli anni novanta, che non sono riusciti a entrare in parlamento nelle ultime elezioni (a.f.)

APPELLO DEGLI STUDENTI A SCENDERE IN PIAZZA IL 10 NOVEMBRE

Scendiamo in strada per occupare una Bulgaria usurpata

Scendiamo in strada perché è ingiusto che gli stipendi e le pensioni siano inferiori a quanto l’elite politica ed economica spende per una sola cena

Scendiamo in strada per opporci alla povertà e alla disoccupazione

Scendiamo in strada perché il posto della mafia non è al governo

Scendiamo in strada per opporci a che l’interesse pubblico venga calpestato a favore di quello degli oligarchi

Scendiamo in strada per rifiutare un’istruzione che ci rende schiavi, e non liberi

Scendiamo in strada perché non possiamo più sopportare la distruzione della natura

Scendiamo in strada adesso, prima che arrivi la fame e ci taglino l’elettricità

Scendiamo in strada prima di diventare mendicanti con un alto grado di istruzione

Scendiamo in strada per dire “stop” all’inesorabile trasformazione del sistema sanitario in un privilegio

Scendiamo in strada per dimostrare che c’è un’alternativa al di là dei partiti: i cittadini sono il potere – noi siamo la sovranità

Se non volete continuare a vivere come oggi: PROTESTATE! OCCUPATE! SCIOPERATE!

 

L’OCCUPAZIONE CONTRO L’USURPAZIONE

dal blog bulgaro Istericheska Pareziya, 10 novembre 2013

L’occupazione dell’Università di Sofia prosegue da più di due settimane. E’ stata seguita da una serie di occupazioni in altre università e ha dato una piccola spinta alle proteste estive, che oramai si stavano riducendo al lumicino. Ma il presupposto di un legame diretto tra le proteste cominciate con la nomina di Deljan Peevski [il magnate mediatico legato al settore bancario, la cui nomina a capo dei servizi segreti e della lotta contro la criminalità a giugno ha scatenato le proteste di massa estive] e l’occupazione degli studenti non è sufficiente a spiegare quanto sta accadendo. Dal di fuori sembra che si stia replicando il modello di due campi opposti che vedono da una parte chi si oppone al governo socialista e gravita principalmente intorno ai due partiti di opposizione di destra GERB e RB (e di conseguenza intorno al presidente della repubblica Plevneliev), e dall’altra i sostenitori del governo che protestano contro il presidente della repubblica. All’inizio anche a noi è erroneamente sembrato che l’occupazione sarebbe facilmente degenerata in una contrapposizione di questo tipo. Ma l’attacco fisico subito il 27 ottobre dagli occupanti, al quale ha preso parte anche un deputato del Partito Socialista, ci ha spinto a simpatizzare per intero con gli studenti occupanti e da allora abbiamo passato molto tempo nell’università. Ci ha profondamente colpito la lotta che gli studenti conducono per difendere una propria posizione nell’ambito di quanto sta accadendo. E ci ha fatto orrore l’arroganza di molti agitatori della destra, ma anche le critiche non all’altezza della situazione di alcuni settori della sinistra.

L’occupazione è l’evento più significativo dopo l’inizio delle proteste estive. Queste ultime non sono riuscite a dotarsi di senso e non hanno fatto altro che frugare tra gli ormai vetusti scheletri anticomunisti degli anni novanta. Ciò non solo le ha marginalizzate, ma ha anche dato una nuova legittimità al governo del BSP [Partito Socialista al governo, ex comunista, da tempo su posizioni neoliberiste]. Perché mentre si continua ad accusare il BSP di essere una banda di comunisti, gli stessi mettono in atto le riforme più neoliberiste senza in alcun modo preoccuparsi della mancanza di un ampio sostegno nella società. Ne è un esempio il rifiuto di tale partito, contrariamente a quanto promesso (almeno a livello simbolico) di rivedere il sistema di tassazione ad aliquota unica [in Bulgaria le imprese pagano un’aliquota unica del 10% sui propri utili, la più bassa d’Europa].

Le proteste estive non sono riuscite a dire nulla di diverso o più interessante di “rossi immondizia”, non sono riuscite a generare un senso. Ciò ha alienato la maggior parte della gente e le proteste sono andate esaurendosi. Le azioni degli attivisti di destra, naturalmente, non sono generate da una scarsa intelligenza. Il loro compito però è molto difficile: devono cercare di presentare l’attuale ultracapitalismo come se fosse comunismo. E ciò proprio nel momento in cui in tutti i paesi occidentali capitalisti ci sono mobilitazioni dall’aspetto simile, ma contro l’ineguaglianza e la sottomissione del potere politico a quello economico. In altre parole: non solo il capitalismo deve essere presentato come socialismo, ma si deve anche cercare di spiegare perché ovunque si esprime un’insoddisfazione analoga.

L’occupazione però non ha fatto suoi gli slogan anticomunisti e ne ha cercati altri, che fossero suoi. Durante il corteo del 1° novembre, quando una parte dei manifestanti si occupava di litigare con i contromanifestanti mobilitati dai socialisti e di scacciare insultandoli alcuni rom che passavano nei dintorni, gli studenti hanno formato un proprio spezzone e hanno cominciato a scandire “chi salta è uno studente”, alterando coscientemente il “chi non salta è un comunista” delle manifestazioni estive. Nelle aule occupate bisogna cercare molto a lungo prima di trovare uno slogan anticomunista, mentre invece ve ne è una moltitudine di altri inventati dagli studenti. Per esempio, “una vita divisa tra il televisore e il centro commerciale mi fa vomitare”, gli striscioni contro la TIM [holding che controlla una parte rilevante dell’economia bulgara], e in posti ben visibili ci sono cartelli con i nomi di tutti i partiti, compresi quelli di destra come GERB e RB, coperti dal segno di “vietato l’accesso”.

Sarebbe molto ingenuo non vedere l’influenza che l’anticomunismo estremo ha in Bulgaria e sull’occupazione. Ma in quest’ultima l’anticomunismo non è un fattore che unisce e a livello di conversazioni quotidiane, discussioni, simboli e testi non ha una presenza significativa. Ci si occupa unicamente di questioni attuali e reali, e la lotta conto i fantasmi del passato, i monumenti o gli stati che non esistono più, come l’Urss, tipica della destra, agli studenti semplicemente non interessa. Oltre a ciò è importante anche il modo in cui gli studenti interpretano le iniziative anticomuniste che vengono loro organizzate dagli attivisti della destra. Il compito che si prefigge la vecchia destra è quello di interpretare l’attuale ultracapitalismo come comunismo. A tale fine i capitalisti devono essere definiti comunisti, mentre l’enorme influenza politica delle grandi imprese deve essere dichiarata una forma di socialismo. […]

L’occupazione si dimostra capace di sfruttare la propaganda della vecchia destra capovolgendola e trasformandola in una critica che colpisce l’intera élite politica ed economica, e non solo uno o più partiti. Qui l’”anticomunismo” non impedisce di chiedere una revisione delle privatizzazioni e la “lustratsia” [la proposta di proibire a tutti i membri dell’ex partito comunista e degli agenti dei servizi segreti del suo regime di rivestire cariche pubbliche] viene interpretata come la confisca del grande capitale per il bene pubblico. Naturalmente questo anticomunismo non è affatto progressivo, e ancora meno di sinistra. E’ molto problematico, perché oltre a prendere di mira le élite spesso prende di mira anche le minoranze etniche, per esempio. Ma non gli interessano i crimini del passato, mentre invece critica le enormi diseguaglianze del presente e la trasformazione del potere economico in potere politico. Qui quando si parla di “servizi segreti” non ci si riferisce alle repressioni del passato, ma nei fatti a tutti i grandi capitalisti [per la massima parte ex membri dei servizi segreti del passato regime] […]. Questo è un lato della situazione. Dall’altro c’è la grande opposizione, nell’ambito dell’occupazione, ai tentativi dei vecchi partiti di destra di imporre il proprio ordine del giorno. Molti degli studenti definiscono l’idea della “lustratsia” come “vecchia”, “non attuale”, oppure tale da “portarci lontano dai problemi reali”. Inoltre, in nessuna delle dichiarazioni ufficiali dell’occupazione si parla di “lustratsia” o di lotte che prendono di mira il passato. Sono tutte interpretazioni forzate provenienti dall’esterno.

Lo si vede molto chiaramente nei preparativi per la grande protesta del 10 novembre. Per esempio, nell’appello a partecipare non vi è alcuna nostalgia per gli anni novanta, non vi è nulla sul totalitarismo, il comunismo, la “lustratsia” o i servizi segreti del regime comunista ecc., ma solo e unicamente problemi attuali: le diseguaglianze sociali, la disoccupazione, la critica di tutti i partiti politici, la distruzione della natura. Poiché è stata pianificata per domenica 10 novembre [data in cui nel 1989 in Bulgaria è caduto il regime comunista], può venire spontaneo assimilare la protesta alla celebrazione anticomunista dell’inizio della transizione e alle nostalgie della destra per il suo passato “eroico”, ma se si leggono attentamente i temi indicati per la manifestazione si vede che la protesta è meno una festa per la restaurazione del capitalismo e molto di più una rivolta che sta maturando contro le conseguenze di quel 10 novembre. […] Durante la manifestazione si sono visti striscioni che rifiutano questa eredità, come per esempio quello enorme che recitava “Non riconosciamo la vostra transizione, non riconosciamo il vostro potere, non riconosciamo la vostra proprietà” (e che gli attivisti di destra difficilmente riusciranno a digerire, nonostante sia comparso già in una protesta promossa da molti studenti prima dell’occupazione), oppure un altro che recitava “lustratsia sì, ma lustratsia della transizione”.

Dall’occupazione sono assenti cartelli o striscioni razzisti e/o omofobi. Gli studenti hanno votato durante la loro assemblea generale di destinare parte del proprio cibo ai profughi siriani. A differenza degli studenti, alcuni leader dell’opposizione di destra non hanno mai smesso di tenere discorsi razzisti contro i profughi siriani. Nei documenti votati dagli occupanti e approvati da tutti, non c’è traccia di xenofobia, ma allo stesso tempo ci sono molti elementi nazionalisti che si ispirano al risorgimento: per esempio si recitano poesie patriottiche, molti studenti vogliono cantare l’inno nazionale, ci si ispira agli eroi del risorgimento e si torna continuamento alla storia della formazione del moderno stato bulgaro. Non c’è nemmeno una bandiera dell’Unione Europea (a differenza delle proteste estive). Per quanto riguarda i messaggi che vengono inviati, le dichiarazioni degli studenti hanno ben poco in comune con i testi delle proteste, come per esempio l’elenco di “comunisti” pubblicato dal sito Noresharski, o la Charta 2013, che conteneva appelli a difendere la grande proprietà e teorie cospirative.

In breve, ci sono innumerevoli dettagli piccoli e meno piccoli, che fanno una differenza tra l’occupazione e le altre proteste, che erano state gradualmente monopolizzate dagli attivisti anticomunisti e da un pugno di partiti di destra marginali, con la conseguenza che si sono ridotte al lumicino e hanno di fatto stabilizzato il governo. L’occupazione, invece, cerca di trasformarsi in un soggetto autonomo, che articola una critica contro il governo estranea ai tentativi di GERB e RB di prendere il potere.

Ma non si tratta di una scelta intenzionale o riflettuta. Le differenze sono piuttosto una conseguenza della forma di azione, e cioè dell’occupazione. Invece di suonare fischietti a tutto volume e di scandire sempre gli stessi slogan, l’occupazione crea uno spazio radicalmente democratico, al di fuori della politica partitica, che si apre alla possibilità di espressione delle più molteplici idee fin qui represse. In questo senso, è più simile all’Assemblea di Orlov Most [quella che si teneva sull’omonimo ponte a ogni manifestazione] durante l’inizio delle proteste estive e che è proseguita per circa un mese. L’assemblea cercava di costruire proprio questo: uno spazio autonomo di discussione al di fuori delle urla “rossi immondizie”, “puttane”, mafia” e “dimissioni”, offrendo un ordine del giorno alternativo.

Fin dalla loro dichiarazione iniziale, gli occupanti hanno affermato di essere contro il “caos dei monopoli e dei partiti”, accennando continuamente al fatto che “gli studenti e l’occupazione sono estranei a ogni legame con i partiti”. In un’altra dichiarazione del consiglio di occupazione dell’Università di Sofia si afferma che “l’occupazione è un evento che trasforma non solo noi stessi, ma l’intero paese. Come tale, va molto al di là anche della richiesta di dimissioni del governo con la quale abbiamo cominciato”. Gli studenti di culturologia hanno scritto che “la dichiarazione pone l’accento sulla nostra volontà di cambiare e non ha come unico obiettivo le dimissioni del governo”. Gli studenti che hanno occupato l’Università di Veliko Turnovo hanno chiesto le dimissioni delle dirigenze di tutti i partiti che hanno governato o stanno governando, mentre gli studenti della UASG (Architettura) hanno chiesto le dimissioni del responsabile dell’urbanistica di Sofia. Ieri gli studenti dell’Università di Sofia hanno addirittura chiesto la dimissioni del rettore dell’Università di Economia che ha consigliato agli studenti di emigrare visto che non sono contenti di vivere in Bulgaria. In questo senso lo slogan “dimissioni” non è più un appello a fare cadere solo l’attuale governo. La parola “dimissioni” comincia a includere una molteplicità di posizioni. Lo slogan “dimissioni” si è diffuso a tale punto che perfino la base del partito dei Verdi ha chiesto le dimissioni della propria dirigenza a causa dei suoi tentativi di portare il partito in una coalizione con la vecchia destra e il RB. I vecchi partiti di destra, raggruppatisi nel RB, hanno usurpato la richiesta di dimissioni e hanno gradualmente cercato di soffocare la protesta con il proprio tentativo di riacquistare slancio rilanciando l’anticomunismo. Ora gli studenti hanno occupato anche questa pretesa e la hanno trasformata nell’aprirsi di nuovi spazi, come avviene nell’Assemblea, in cui sono possibili ordini del giorno alternativi. Aspettarsi che lo slogan “dimissioni” possa semplicemente sparire e lasciare il posto alla richiesta di cambiamenti effettivi (e non solo la sostituzione dell’attuale coalizione con una nuova della destra) è troppo irrealistico. Una tale attesa non tiene conto del fatto che la formazione di soggetti politici richiede significati svuotati all’intorno dei quali costituirsi. L’occupazione utilizza il termine “dimissioni” per unirsi, ma radicalizza (o almeno modifica) il suo significato, trasformandosi così in un soggetto politico autonomo, diverso da GERB/RB, creando la possibilità di costruire una politica esterna ai partiti, che si differenzia dai partiti non solo a livello organizzativo, ma anche riuscendo ad articolare un proprio ordine del giorno.

Lo stesso vale per la richiesta di un moralità nella politica. Si tratta di uno slogan assolutamente vuoto, ma proprio questo suo vuoto originario e costitutivo gli dà una plasticità grazie alla quale può assumere nuove forme e riempirsi di nuovi significati. Per esempio, nella dichiarazione degli studenti sull’istruzione, la morale viene definita, oltre che come rifiuto della semplice sostituzione di alcuni padroni con altri migliori (a differenza di quanto è avvenuto nelle proteste estive, quando la richiesta di una maggiore moralità significava semplicemente che il RB doveva prendere il posto dei socialisti al governo). La morale in questo caso è una visione dell’istruzione che pone l’accento sul suo potenziale emancipatore, e non solo su quello puramente pragmatico, che sforna quadri obbedienti per il mercato del lavoro. E’ comprensibile che chi critica la protesta da sinistra (nel senso di una sinistra che è l’opposto del BSP) sia insoddisfatto di una richiesta così insipida di una maggiore moralità. Ma invece di fissarsi sul significato della parola, momentaneamente riempito da GERB/RB,  e respingere l’occupazione per l’inadeguatezza di alcuni dei suoi slogan, sarebbe molto più utile se la sinistra partecipasse alla lotta per dare nuovi significati a quello vuoto di una maggiore morale. La lingua dell’occupazione è sicuramente gravata dal bagaglio ideologico della destra del RB, ma si tratta di una lingua impacciata e asciutta che non crea un perimetro chiuso e lascia spazi aperti di manovra. Il suo significato non viene definito anticipatamente, ma risulterà dalla lotta per darle un senso. L’errore più grande della sinistra sarebbe quello di rinunciare a lottare (una sinistra che rifiuta di lottare – ci potrebbe mai essere qualcosa di più assurdo?) e di cominciare invece a confermare e convalidare il senso che RB/GERB assegnano alla parola. Ma che sinistra è mai quella che si limita a ripetere senza cambiamenti quello che dicono i partiti più conservatori?

Le proteste estive, in fondo, avevano cercato di eliminare del tutto la possibilità di ogni dibattito interno e di ogni eterogeneità. Nell’ambito delle proteste estive era impossibile battersi. Il loro repertorio non lasciava nessuno spazio di discussione a causa dell’enorme chiasso degli slogan conservatori. Lo si vede dalla radicale distanza tra gli organizzatori delle proteste e i partecipanti, dai quali ci si attendeva solo che soffiassero forte nelle loro vuvuzele. L’occupazione è il contrario: è interamente concentrata su se stessa, impegnata in una continua, e a volte estenuante, discussione tra i partecipanti, sull’elaborazione di alternative, sulla ricerca di modi per sfuggire al tentativo dei partiti che governano o hanno governato di manipolarla.

E’ un umore che si può vedere molto chiaramente all’interno della stessa occupazione. In quasi tutte le discussioni viene continuamente espresso il timore di una manipolazione da parte dei partiti. Gli studenti cercano e creano continuamente modi per prendere le distanze da tutti i partiti. Anche quando sono simpatizzanti di uno o di un altro partito, evitano ogni associazione diretta, perché stanno dando vita a una loro comunità e una loro identità. Hanno addirittura interrotto il libero accesso dei docenti, cercando un proprio spazio autonomo in cui elaborare le proprie idee. Sono stati creati svariati gruppi di lavoro in cui vengono esaminati temi che vanno al di là dell’occupazione. Puntano a formulare con chiarezza la propria visione riguardo ad aspetti come l’introduzione di più ore di educazione civica, politica e filosofica fin dalle scuole. Si discute la possibilità di una riforma del codice elettorale, di un sistema sanitario più sociale, della possibilità di rivedere le privatizzazioni e altro ancora. Il livello delle discussioni colpisce: un livello di disciplina, impegno, coinvolgimento, interesse e serietà che raramente si vede durante le normali lezioni. Con lo stesso entusiasmo vengono costruite anche le istituzioni dell’occupazione: regole di accesso all’università rigorose, programma culturale, servizio d’ordine notturno, suddivisione delle provviste, coordinazione tra i diversi gruppi di lavoro e tra le diverse università occupate. C’è stato un momento in cui nel medesimo momento si svolgeva un concerto, una lezione di filosofia, una discussione sul tema dell’educazione civica e la proiezione di un film. L’occupazione redige un protocollo di ogni sua assemblea, perfeziona costantemente la propria autorganizzazione, si sforza a fatica di essere unita e di centralizzare ogni propria decisione finale.

Alla disciplina spartana dobbiamo aggiungere una morale eccezionalmente ascetica. E’ assolutamente vietato fumare marijuana e sigarette, o bere alcolici, all’entrata c’è un misuratore etilico e non vengono fatte entrare le persone che hanno bevuto. Viene considerato molto di cattivo gusto mangiare più del dovuto nella sala mensa e chi lo fa è oggetto di critiche e attacchi. Si è sempre all’erta contro i “provocatori” e ci si prende continuamente cura della pulizia e dell’ordine. Viene messo a punto un rigoroso regime di vita collettiva e di rigida disciplina. Si dorme in stanze comuni. Tutto ciò entra in contraddizione, in un modo molto interessante, con il contesto circostante di cui è il simbolo più eloquente la cultura ipercapitalista dei centri commerciali, con la promessa consumistica di un’autosoddisfazione immediata e con la concorrenza atomizzata del mercato. “Stiamo costruendo il nostro stato”, osservano in molti, e molti altri fanno un raffronto tra l’occupazione e il parlamento, che “nei fatti” sono strutture “simili: si formano dei “partiti” durante le discussioni, ci sono gruppi di lavoro, procedure, presidenti ecc. Ma a differenza del parlamento, quando si vota non ci sono astenuti. Tutti sono costretti a seguire con attenzione le discussioni e a prendere una posizione. Spesso non si può entrare con il cellulare e a differenza del parlamento bulgaro, l’assemblea generale si tiene in cerchio e non si vede nessuno fare le parole crociate durante il dibattito.

La domanda, naturalmente, è perché allora gli studenti lasciano che esponenti del RB, o vicini a esso, gli tengano delle lezioni altamente ideologizzate. Come ha scritto Mariya Ivancheva è davvero uno choc che agli studenti occupanti vengano tenute lezioni da gente come Kalin Yanakiev [uno dei più reazionari intellettuali della destra anticomunista], che ha pronunciato una serie di frasi discriminatrici e antidemocratiche riguardo alle proteste. E’ stata repellente anche la lezione tenuta da Ivo Indzhev [noto giornalista anticomunista, tra l’altro ex agente dei servizi segreti comunisti], autoinvitatosi perché ha sentito che da qualche parte c’era un’occupazione e si è sentito tenuto a spiegare che tutti i problemi vengono dall’occupazione sovietica, e quindi dobbiamo abbattere i vecchi monumenti, battendoci per il passato, non per il presente.

E’ importante capire che l’ormai agonizzante vecchia destra si comporta come un vampiro che cerca disperatamente di nutrirsi della giovane energia della protesta studentesca. Nei primi giorni un gruppo di attivisti della destra si aggirava ininterrottamente di fronte al portone dell’Università, per dare interviste a nome degli occupanti e per cercare di influenzarli. Ma il loro appoggio è un coltello a due lame. Per esempio, è saltato fuori che alcuni docenti che li “appoggiavano” hanno mentito agli studenti durante una delle lezioni tenutesi in un’aula occupata, dicendo che “non hanno il diritto” di formulare richieste diverse dalle dimissioni del governo, perché non sono “competenti”.

La situazione sembra quella di un cartone di Tom e Jerry, quando il topo fugge correndo dal gatto attraverso una finestra e continua a correre nell’aria, ma solo fino a quando non si ferma e non guarda sotto di sé, e allora cade. La vecchia destra si trova in una situazione simile, corre con entusiasmo nell’aria, in un’euforia che prelude alla morte, e l’occupazione degli studenti cerca di farle capire che sotto i suoi piedi non c’è più niente, per consentirle infine di cadere e di smettere di soffrire.

Gli studenti non sono privi di un loro profilo. Si ispirano (a livello estetico, non nei contenuti) ai movimenti di protesta globale come Occupy, nonché ad altre recenti mobilitazioni studentesche, come le occupazioni in Croazia del 2009 per un’istruzione gratuita. Gli attivisti di destra si trovano in una situazione in cui devono adattarsi alla nuova identità che gli studenti si sono dati. Probabilmente per Yanakiev non è stato affatto piacevole dire cose come “il 1968 è un tempio della politica europea”.  […]

Fin dall’inizio dell’occupazione svariati attivisti di destra cercano di indottrinare gli studenti in modo del tutto aperto. Per esempio, l’“Istituto per il capitalismo radicale” ha donato loro una serie di libri di orientamento anticomunista e liberista. Ben presto però i libri di Mises e Hayek hanno lasciato il posto a saggi regalati dalla casa editrice “Critica e Umanesimo” e altri ancoram, ivi inclusi svariati di orientamento anticapitalista. La sostituzione dei libri è stata un processo semplice e spontaneo, ma analoghe forme di semplice resistenza ai tentativi di una conquista da parte della destra avvengono a molti livelli. Un gesto politico simile è stato quello di utilizzare l’enorme quantità di numeri regalati dal settimanale Kapital. Il suo gruppo editoriale, Ikonomedia, è diventato negli ultimi mesi praticamente un organo di partito del RB. Il giornale è stato apprezzato non tanto per la lettura, quanto piuttosto per essere dispiegato per terra durante le riunioni per non sporcarsi quando ci si siede, oppure per dormirci sopra. Non si tratta di un gesto politico, ma in una certa misura di un segno di indifferenza verso l’ingerenza ideologica degli attivisti di destra.

C’è ampio spazio per posizioni adeguate, anche se ciò non è la conseguenza di una scelta politica cosciente. Semplicemente, l’ideologia della vecchia destra non riesce a entusiasmare gli studenti, perché non tiene conto della loro esperienza. Per esempio Indzhev ha proposto a più riprese agli studenti di lasciare loro dei materiali propagandisti e di esporre il suo striscione con su scritto “O la libertà, o l’Unione Sovietica”, ma alla fine nessuno si è mostrato interessato a farlo. La mancanza di interesse, invece, era completamente assente dalla lezione del filosofo giapponese di sinistra Yasu Kobayashi. Gli studenti applaudivano ogni sua frase, e alla fine si sono alzati in piedi e si sono alzati per stringergli la mano. Naturalmente Kobayashi, a differenza di Indzhev, ha detto cose che erano in sintonia con l’esperienza dell’occupazione, e non si è messo a parlare di abbattere monumenti o di lottare contro i fantasmi del passato. Dopo Kobayashi, ironia della sorte, doveva parlare la storica anticomunista Evelina Kelbecheva, ma il pubblico spontaneamente si è disperso e alla fine la sua lezione non si è tenuta.

Gli studenti non sono solo pedine nelle mani di GERB/RB. Ci sono troppe crepe e discrepanze in una tale interpretazione. Certo, ci sono studenti che appoggiano GERB/RB. Ci sono quelli secondo cui con la “lustratsia” e l’abbattimento di monumenti si risolverebbe tutto. Ci sono anche quelli che sono attivisti di partito, ci sono non pochi carrieristi che sfruttano i loro colleghi. Ci sono tentativi diretti di alcuni partiti e/o aziende di esercitare un’influenza. Ci sono le stupide teorie sulle cospirazioni dei servizi segreti dell’ex regime comunista. Ci sono anche lotte per il potere, per imporre il proprio controllo, che spesso non sono lotte basate sulle idee, ma lotte personali. Ci sono cose ancora più spiacevoli, come per esempio la gerarchia sessista tra femmine e maschi a livello della suddivisione dei compiti, nonché la mania per i comportamenti astemi. C’è anche una grande paura interiore del processo di creazione di un soggetto e di trasformazione dell’occupazione in qualcosa che va molto al di là delle proteste estive. L’occupazione inoltre incontra difficoltà nel pensare e agire politicamente a ogni passo che compie. Raramente gli studenti riescono a sottrarsi all’egemonia liberale, non riescono a riflettere sui loro problemi al di fuori di categorie come corruzione, mancanza di trasparenza, lotta contro i monopoli e liberalizzazione dell’economia, mancanza di una società civile e altri schemi simili. Ciò si riflette anche sul modo in cui si pensa ad alternative possibili, che rimangono impigliate nei limiti predefiniti di ciò che è permesso pensare e di un ordine del giorno liberale, nel quale la limitazione del potere economico rimane impensabile. Ma in fine dei conti, è stata proprio la trasformazione del potere economico di Peevski in potere politico che ha fatto scendere la gente in strada questa estate. E alla fine gli umori più conservatori (come l’idea di vietare i partiti, quella di avviare repressioni contro i poveri e le minoranze ecc.) vengono a cadere quando passano attraverso le procedure create per un dibattito democratico e per l’approvazione di delibere da parte dell’occupazione. Anche l’ordine autoritario e da caserma è abbastanza autoritario. Gli appelli per una “rivoluzione morale” danno l’impressione che tutto sommato basterebbe avere dei padroni buoni. Che il capitalismo in generale è ok, e che è cattivo solo il nostro capitalismo bulgaro. I capitalisti come categoria sono super, ma poi alla fine, come per caso, salta fuori che ogni capitalista concreto è più che spiacevole. Che ci sono oligarchie immorali, ma anche morali. Da tutto ciò risulta evidente che l’occupazione di sicuro non è di sinistra, ma allo stesso tempo non si riconosce in GERB/RB. Preferisce fermarsi, concentrarsi su se stessa, pronunciando per il momento un “no” a tutto, per riflettere su possibili alternative e costruirle. In questo senso crea un’apertura, una possibilità, che anche se dovesse venire a cadere, avrebbe comunque creato dei tentativi, dei collegamenti e dei simboli e lo avrebbe fatto in modo pubblico, creando un punto di riferimento per future mobilitazioni. Questa apertura e questo orientamento verso il futuro la differenzia fortemente dalle nostalgie retropolitiche per gli anni novanta, che hanno privato alla fine di senso le proteste estive, trasformandole in mobilitazioni molto conservatrici che consolidavano lo status quo.

Nonostante il basso livello di cultura politica, l’occupazione è tuttavia cosciente delle proprie carenze e vi è un chiaro desiderio di creare una tale cultura. Lo si vede dall’emergere dei già citati gruppi di discussione sull’istruzione autogestita e per la formulazione di politiche. Si tratta di un processo difficile, ma di sicuro molto più sensato di quanto fanno gli attivisti di praticamente tutte le organizzazioni politiche. Ciò vale non solo per i già menzionati tentativi disperati della destra di monopolizzare l’occupazione. La sinistra è altrettanto inadeguata. Sono stati avanzati da alcuni soggetti cosiddetti “di sinistra” argomenti folli, come per esempio che gli studenti sono strumenti di un “colpo di stato neoliberale”. Come se il governo socialista avesse avviato una revisione delle privatizzazioni, avesse introdotto un’aliquota progressiva, avesse annullato le concessioni per l’estrazione dell’oro, avesse ritirato le licenze ai monopoli energetici, avesse chiuso le centrali nucleari e avesse eliminato il currency board. In un testo “di sinistra”, e ciò è davvero tragico, si dice che il neoliberalismo “è un proseguimento diretto delle proteste studentesche del 1968”! Gli argomenti dei conservatori contro la forma di protesta dell’occupazione sono stati ripresi per intero da alcuni soggetti di sinistra che difendono un partito di fatto di destra come il BSP: dal fatto che l’occupazione non rappresenterebbe la “maggioranza silenziosa”, a quello che “l’università non è il posto giusto per fare politica”, nonché le teorie cospirative sulle “azioni politiche eseguite su commissione”. In un tale contesto, non solo l’occupazione non è di sinistra, ma sarebbe assurdo che si dichiarasse come tale, di fronte al fatto che sono queste le voci di sinistra che si sentono in Bulgaria. […] Secondo Ivaylo Atanasov [del gruppo Nuove Prospettive di Sinistra], per ottenere le dimissioni del governo gli studenti devono avanzare rivendicazioni più radicali. E se articoleranno delle chiare richieste progressiste (per esempio contro le rette), automaticamente il governo del BSP cadrà, perché non riuscirà a fare fronte a un’opposizione di sinistra e il carattere neoliberale del partito diventerà evidente. Purtroppo però le idee politiche non nascono da decisioni razionali individuali, bensì dalle lotte che si generano in un contesto pratico materiale.

La speranza è quella che l’occupazione riesca a svilupparsi in qualcosa che va al di là dell’imitazione estetica di ciò che si è visto alla televisione e riesca ad arrecare danni alla strategia di contrapposizione puramente formale tra le principali forze politiche. In realtà, si tratta di un processo inevitabile. Perché il giornale Kapital può pubblicare tutti gli articoli che vuole contro il populismo, ma non è chiaro come riuscirà a giustificare una coalizione GERB/RB di fronte agli studenti occupanti dopo eventuali dimissioni del governo. E non è chiaro nemmeno come riuscirà a porre un freno a un’insoddisfazione ormai strabordante, che considera se stessa una cittadinanza morale contro un potere immorale.

(traduzione dal bulgaro di Andrea Ferrario)

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