ASIA / Cambogia: un salario da svenire

La Cambogia, insieme a Vietnam, Indonesia e Bangladesh, è uno dei paesi asiatici in cui numerose imprese, molte delle quali provenienti dalla Cina, stanno trasferendo la loro produzione per sfruttare una manodopera il cui costo in media è pari a un terzo di quella cinese. Gli investimenti diretti esteri nel paese, che ha 15 milioni di abitanti, sono balzati a quota 1,5 miliardi di dollari nel 2012 dagli 850 milioni di dollari nel 2011. Oltre alle aziende cinesi, nel paese hanno investito anche molte imprese giapponesi, soprattutto nella regione al confine con la Thailandia, nonostante il persistere di problemi come la scarsa specializzazione della manodopera locale e l’inaffidabilità delle linee dell’energia elettrica. Gli investimenti in Cambogia, così come quelli in alcuni dei paesi della regione, riguardano principalmente l’industria tessile, nella quale operano circa 400 aziende con un totale di 400.000 dipendenti, per la maggior parte donne. Nel 2012 il tessile in Cambogia ha registrato esportazioni per 4,3 miliardi di dollari, una cifra molto inferiore a quella di paesi concorrenti come il Bangladesh e il Vietnam (circa 20 miliardi ciascuno) o la Cina (270 miliardi). In Cambogia si stanno tra l’altro replicando alcuni dei gravi problemi già diffusisi in Cina, come quello della requisizione di terreni ai contadini a fronte di cifre irrisorie, e spesso con la violenza e abusi di ogni genere, per consentire la costruzione di fabbriche o per aprire nuove aree alla speculazione edilizia. E anche in Cambogia si stanno intensificando le lotte dei lavoratori, in particolare per spingere il governo ad aumentare il salario minimo fissato dalla legge, similmente a quanto è avvenuto o sta avvenendo in Indonesia e Malaysia. L’Alleanza dei Sindacati della Cambogia ha chiesto al governo di Phnom Penh di aumentare il salario minimo dagli attuali 61 dollari al mese a 150 dollari, minacciando uno sciopero generale a maggio se la richiesta non sarà approvata in questi mesi, mentre proteste sono già in corso queste settimane. Secondo il presidente dell’alleanza sindacale cambogiana la richiesta non è particolarmente alta, se si considera che negli altri paesi dell’area gli stipendi rientrano in una fascia compresa tra 170 e 260 dollari. Il tema della necessità di aumentare il salario minimo si ricollega alla situazione drammatica nelle fabbriche cambogiane, venuta alla luce in particolare nel 2011, quando circa 300 lavoratrici e lavoratori hanno perso i sensi in uno stabilimento di proprietà del marchio di moda H&M, scrive Radio Free Asia. Nel 2012 sono stati più di 2.000 i lavoratori che hanno perso i sensi nelle fabbriche in cui lavoravano, in 31 singoli casi che hanno riguardato 29 fabbriche. Secondo i sindacati gli svenimenti di massa sono dovuti ai materiali chimici tossici utilizzati per la tinteggiatura, all’uso di pesticidi, alle esalazioni di altri materiali, nonché allo stress per il numero eccessivo di ore di straordinario e, non ultimo, alla fame di cui i lavoratori soffrono per gli stipendi miseri che ricevono. Tant’è che uno degli slogan più popolari della nuova campagna sindacale per l’aumento del salario minimo è “61 dollari mi fanno svenire”.

(fonti: Cambodia Herald, 2 gennaio 2013; Radio Free Asia, 3 gennaio 2013; Fibre2Fashion.com, 31 dicembre 2012)

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